TV e Cinema
di Diego Cajelli 23 Marzo 2016

Attenzione: Batman v Superman non è un film per nerd

Più che un film di supereroi, un’opera di epica classica che spiazza lo spettatore

Bisogna essere sinceri. Altrimenti non vale la pena di scrivere niente, nemmeno una recensione. Quindi, sarò sincero al costo di rendermi antipatico. Avete invaso il Web di pregiudizi. Una pioggia di critiche preventive durata mesi su Ben Affleck nel ruolo di Batman. Avete giudicato un film basandovi su quattro foto e due trailer. Sapete che c’è? Avete perso tempo. In Batman v Superman: Dawn of Justice, Ben Affleck incarna uno dei Batman migliori di sempre, dimostrando che avere una tastiera e una connessione significa soltanto avere una tastiera e una connessione.

 

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La colpa di Ben Affleck e di Zack Snyder, è quella di arrivare dopo Christopher Nolan e Christian Bale. I paladini del post moderno e della contemporaneità narrativa. Avevano fatto un buon lavoro, ci mancherebbe. Ci avevano dato un Joker eccezionale e un grillino sotto steroidi con l’asma, in uno dei film più spietati sulla politica moderna. Avete gridato al capolavoro, strappandovi le vesti.

Ci sta. Ci sta benissimo, il problema non è mai nell’interpretazione dello spettatore, il problema è in quello che porta a un’interpretazione. Lo dicevo parlando di Deadpool. Ha senso dare allo spettatore esattamente quello che vuole? Creando, quindi, un sostegno immediato?

Sapete che c’è? Zack Snyder se ne fotte della fanbase. Struttura un film radicato nella rappresentazione pura di archetipi classici, con un impianto narrativo dilatato e adulto. Un film in quattro atti non in tre come accade normalmente, spiazzando in questo modo il giovane disilluso che sclera, non riconoscendo più qual è il finale.

 

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Snyder non strizza l’occhio alla platea, non celebra e non esalta quello che lo spettatore/fan sa già. Non coccola nessuno, dandogli del figo perchè conosce Miller, Morrison o Quitely. Zack Snyder non ha paura di voi, nerd del cazzo.

Non chiedetevi se questo film rispetta il Cavaliere Oscuro di Frank Miller, chiedetevi, piuttosto, se il Cavaliere Oscuro di Miller rispetta l’archetipo di Sisifo, il personaggio mitologico che ha sfidato gli dei ed è stato condannato a spingere per l’eternità un masso sul versante di una montagna.

Perché è di questo che stiamo parlando. Di epica classica. Di fronte a narrazioni non post moderne non ci si può fermare all’interpretazione contemporanea, guardando “all’ultima cosetta vista” in ordine di tempo. Bisogna scavare, si deve vedere come si sono formati i metatesti della cultura Pop. Altrimenti, tutto si riduce in una ridicola, superficiale, priva di strumenti culturali adeguati, orgia di nozionismo metatestuale e strenua difesa di un canone affettivo di cui non frega niente a nessuno.

 

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Batman v Superman è il racconto di Batman e Superman che si dichiarano guerra, mentre un umano minaccia di sconvolgere il mondo intero. Ma Batman v Superman: Dawn of Justice è soprattutto la sfida dell’uomo verso il divino,  Una sfida resa (fin troppo) esplicita dal modo in cui Superman viene inquadrato. Un Superman biblico, sorretto da una rappresentazione visuale del divino che trova la sua forma di composizione direttamente dalla storia dell’arte. Spesso nel film ci sono mani, mani umane che si rivolgono con speranza verso Superman, in scene/quadri al rallenty, quasi fossimo in preda alla sindrome di Stendhal. A sfidarlo, la volontà di potenza di Batman, attivo nel suo nichilismo muscolare, spinto dalla sua necessità ontologica di uccidere Dio.

Un Batman a un passo dall’essere stirneriano, solo, autosufficiente e autodistruttivo, che trae il suo potere dalle sue proprietà. Il personaggio che attiva il complesso meccanismo filosofico e morale della sfida al divino non può che essere un uomo. Un essere umano, figlio consapevole del peggio che può esprimere l’umanità in quanto tale: Lex Luthor. Se c’è un uomo tanto folle da sfidare Dio, ci sarà sicuramente un altro uomo pronto a trarne vantaggio.

 

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Alla fine, rispettando a pieno l’archetipo classico, Sisifo viene punito. C’è un masso da spingere su per una montagna negli inferi. Ovvero, ci sono altre sfide da accogliere, altri nemici da combattere in quegli inferi globali del mondo della DC Comics.

La batmobile si vede abbastanza. La CGI di Doomsday a volte è un po’ così così, Wonder Woman è gnocca, il film dura un po’ troppo. Sei e mezzo-sette, tre stelline.

È questo che volevi da me? Non te l’ho dato, pazienza. Te ne farai una ragione.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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