TV e Cinema
di Simone Stefanini 14 Settembre 2016

Il più grande suicidio di massa della storia moderna diventa una serie tv, dal creatore di Breaking Bad

Questa è la storia del massacro di Jonestown, in cui si suicidarono 913 membri della setta religiosa fondata da Jim Jones

jim-jones Wikipedia Commons - Jim Jones

 

Vince Gilligan, il creatore di quel capolavoro che è Breaking Bad, sta lavorando a Raven, una mini serie che avrà come tema il suicidio di massa del People’s Temple, ordinato dal predicatore Jim Jones. Dopo aver tenuto incollati agli schermi milioni di spettatori, per il racconto della parabola di Walter White, racconterà di un’altra storia oscura, questa volta basata su fatti reali, per la regia di Michelle MacLaren, anch’essa già sua collaboratrice per Breaking Bad.

Come nella sua precedente serie, anche in questa storia un uomo all’apparenza buono, diventa uno dei più pericolosi criminali del mondo occidentale, l’artefice di un rito pagano che è costato la vita a quasi mille persone e su cui ancora oggi l’America s’interroga.

 

jim_jones_201 PsichicFiles - Jim Jones

 

Jim Jones era un predicatore, che fondò la sua prima chiesa nel 1954. I suoi sermoni parlavano d’integrazione razziale e di giustizia sociale, in un substrato culturale, quello dell’Indiana degli anni ’50 in cui la segregazione per il diverso colore della pelle era una violenta  realtà quotidiana. La comunità afroamericana  locale pendeva dalle sue labbra e due anni dopo riuscì a fondare il primo People Temple Full Gospel Church, che raccolse un enorme consenso e più di duemila fedeli.

Le sue battaglie per l’integrazione ebbero talmente successo che nel 1961, il sindaco di Indianapolis Charles Boswell lo nominò a capo della Commissione per i Diritti Umani. Le sue cerimonie e i suoi riti però cambiarono ben presto, diventando apocalittici, cupi e visionari. Disse ai suoi fedeli di aver avuto la visione di un fungo atomico sopra Chicago e Indianapolis, pronto a spazzare via tutto. Diventò paranoico nei confronti dell’atomica a tal punto da trasferirsi a Belo Horizonte, in Brasile, uno dei luoghi indicati dalla rivista Esquire in cui nascondersi in caso di attacco nucleare. Lì però non trovò lavoro e la sua congrega, rimasta negli Stati Uniti, stava perdendo pezzi a causa dell’assenza del suo leader carismatico.

Tornato in Indiana, convinse i membri della sua congrega a trasferirsi in un posto sicuro della California, sicuro che l’Unione Sovietica avrebbe sganciato la bomba atomica sugli USA il 16 luglio del 1967. Jones esercitava un’influenza decisamente sinistra tra i suoi fedeli, si autodefiniva il Messia, arrivò a compiere falsi miracoli e a invitare la sua setta a calpestare la Bibbia, che secondo lui era stata scritta dai bianchi per giustificare l’oppressione sui neri.

Jones faceva uso sempre più frequente di anfetamine, proclamando che in quanto Messia, non aveva bisogno di dormire. I suoi più fedeli collaboratori intanto usavano droghe e farmaci per punire i fedeli meno convinti delle capacità soprannaturali di Jones, che millantava di guarire gli ammalati e risuscitare i morti. Definiva la sua dottrina “Socialismo Apostolico” o “Socialismo Divino”.

Trasferì la sua comunità a San Francisco e iniziò a predicare un sedicente piano degli Stati Uniti volto allo sterminio degli afroamericani, legando a sé la comunità nera, il grosso dei suoi fedeli. Come nella peggiore delle sette, questi ultimi iniziarono a donare tutti i loro beni alla sua chiesa, il Tempio dei Popoli. Nel 1973 accennò per la prima volta al suicidio come strumento utile al culto.

 

 

In quel tempo, fu vittima di numerosi falsi attentati, che lui prediceva così da farsi adorare come un dio. Delle messinscene realizzate dai suoi fedelissimi con proiettili a salve e vernice rossa. Spesso veniva accusato di violenze psicologiche e fisiche sui suoi fedeli, persino di abusi sessuali. Per nascondere la sua comunità, i suoi segreti e i suoi soldi dagli sguardi indiscreti, fondò una città in Guyana, Jonestown, nel Sudamerica nord orientale, costruita dai suoi fedeli. Nel 1977 Jonestown fu invasa da centinaia di persone disposte a sacrificare tutto per la realizzazione del Socialismo Divino. Ai fedeli intanto era proibito ogni tipo di contatto con l’esterno, con i parenti e i familiari e venivano imposte loro severe punizioni corporali se trasgredivano a questo dogma.

 

06-04 Jonestown.edu - La costruzione di Jonestown in Guyana

 

Nel settembre del 1977 si moltiplicavano le azioni legali a carico di Jim Jones, spesso intentate dai parenti dei suoi fedeli. Jones, sempre più paranoico, inscenò l’ennesimo finto attentato per radunare tutti i fedeli e armarli in attesa di un nemico che non esisteva. Il deputato Leo Ryan volò a Jonestown con una troupe della NBC e alcuni giornalisti di altre testate, per capire meglio cosa stese accadendo alla setta di Jim Jones. Riuscirono a intervistare degli adepti, alcuni di loro però denunciarono le condizioni atroci in cui versavano e chiesero al deputato di essere portati via. Jones scoprì l’accaduto e perse la ragione, facendo attaccare la delegazione di giornalisti all’aeroporto e uccidendo Leo Ryan, insieme ad altri suoi collaboratori.

Il 18 novembre 1978, Jim Jones convinse i suoi fedeli che la vendetta al loro omicidio sarebbe ricaduta sulle loro teste, che l’esercito della Guyana avrebbe invaso Jonestown per torturarli. Allora fece portare un bidone dalle cucine, che conteneva una mistura di succo di frutta, cianuro, Valium e un anestetico. Iniziarono a bere i bambini, poi gli adulti e chi dava in escandescenze, veniva redarguito da Jones a morire con dignità. In molti furono costretti a bere con la forza. Dopo che anche le guardie si furono suicidate, Jim Jones si sparò un colpo di pistola alla tempia. Morirono 913 persone.

 

jonestown105 Documenting Reality

FONTE | Il Post

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