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Oggi nel 1980 usciva Un sacco bello di Verdone, un film che abbiamo imparato a memoria

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Il 19 gennaio del 1980 la commedia all’italiana si arricchiva di un capitolo imprescindibile, di quelli che visione dopo visione sono ormai perfettamente imparati a memoria, come si faceva con le poesie a scuola. Carlo Verdone appena trentenne debuttava col suo primo lungometraggio in cui interpretava alcuni tra i suoi personaggi più mitici nel film Un sacco bello.

 

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Al film lavorarono personaggi del calibro di Ennio Morricone alle musiche e il grande Sergio Leone che aiutò Verdone durante le riprese. Regia perfetta, colonna sonora d’eccezione, i personaggi ce li mette Carlo e sono di quelli che non si dimenticano.

 

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Il primo è Enzo, quello che vuol andare in Polonia a fare il tour del sesso con il suo amico Sergio, che però non è proprio convinto e alla fine si sente pure male. Totale la scena in cui Enzo descrive come fare sue le attraenti polacche:

“Tu a quelle mica je devi fa ‘na conferenza, le voi riscallà music, le voi fa fumà smoke, le voi fa beve drinke, le voi sbragà fuck… quanto sebbono dio mio quanto quanto!”

 

Il secondo personaggio è Leo, quello ingenuotto con la maglietta rossa troppo stretta, che quando non capisce alza gli occhi al cielo e poi ti dice “In che senso?” e che s’innamora di Marisol, una bella spagnola in vacanza. Uno dei primi esempi di friendzone al cinema. Di Marisol quell’anno ci siamo innamorati tutti, l’abbiamo portata al mare e allo zoo e alla fine siamo stati rifiutati, condividendo con Leo la malinconia per il primo amore fallimentare.

 

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Il terzo personaggio però è quello che ridi solo a guardarlo, quello il cui dialogo col padre Mario Brega dovrebbe essere insegnato alla scuola dell’obbligo: Ruggero, il fricchettone che dopo una visione mistica in Toscana (in cui era troppo desideroso di conoscere città come Firenze, Siena, Pisa, Lucca, Monteriggioni e tutta la Val di Chiana) si spoglia nudo sul Ponte Vecchio e cammina in campagna finché non intravede la figura di un uomo dalla faccia di luce che gli porge la spada di fuoco, al cui solo pronunciarla, Mario Brega dà in escandescenze.

Nell’episodio, Verdone interpreta anche il prete strabico Don Alfio, il cugino Anselmo e un anziano professore dedito alle punizioni corporali.  Uno dei punti più alti della comicità italiana.

 

Si vola altissimo nella scena in cui Fiorenza, la fidanzata di Ruggero interpretata da Isabella De Bernardi e Brega litigano furiosamente:

Mario: Ma ‘n padre pò avè un fijio così, senza ‘na casa, senza ‘na famijia, co ‘e pezze ar culo, ai semafori a chiede l’elemosina?!…E co ‘sta stronza che so du’ ore che sta a masticà! Ma che te ciancichi, aoh!!?

Fiorenza: Guarda che io a mi padre j’ho già sputato in faccia, attento, fascio, che nun ce metto niente!

Mario: A me fascio? Io fascio? A zoccolè, io mica so’ comunista così, [alza il pugno sinistro] sa! So’ comunista così!! [alza entrambi i pugni]

 

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Il finale è amarissimo, con un’esplosione terroristica a Roma (siamo sempre negli anni di piombo) che sveglia i tre personaggi principali sempre più irrisolti: Enzo cerca qualcuno con cui partire, nel suo sogno latino da forever young mentre tutti intorno a lui crescono, Leo si sveglia di nuovo da solo, nostalgico per l’amore perduto prima di nascere e Ruggero torna nella comunità hippie senza aver riallacciato un dialogo con il padre.

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Un ritratto caricato e geniale della società italiana a cavallo tra il decennio dell’amore libero e quello dei soldi facili. Carlo Verdone si muove come un Peter Sellers romano dando ai sui personaggi una caratterizzazione perfetta, sempre accentuata ma mai parodistica.

 

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Grazie al film, Verdone vinse un David di Donatello, un Globo d’Oro come miglior attore e un Nastro d’Argento al migliore attore esordiente.

Qui sotto, Verdone ricorda perché scelse Mario Brega per fare il padre del fricchettone, rendendo il suo personaggio immortale.

 

Stasera chiamate gli amici. Riguardarlo è un obbligo morale. Love Love Love a tutti.

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Simone Stefanini

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