TV e Cinema

Cadute e rinascite di Serena Grandi, il sogno proibito di una generazione

Da Miranda, di Tinto Brass, 1985

 

Una storia che comincia così: “Dopo il mio primo film mi trovai sotto casa ai Parioli un Ferrari bianco, con un nastro enorme rosa“, ecco, è un problema se non avete voglia di starla a sentire. Perché “il Ferrari bianco” era il regalo di un innamorato respinto, l’anno di cui stiamo parlando probabilmente il 1980, del modello non sappiamo niente, ma io dico che poteva essere un 308 GTS, e infine chi riceveva quel mazzolin di chiavi partito da Maranello era Serena Grandi.

Al tempo Serena era poco più che ventenne e, anche se non abbiamo prove per dirlo – ma solo supposizioni – mai più così bella. Partita da Bologna, classe 1958 – forse: della sua data di nascita si dibatte in questa intervista di Claudio Sabelli Fioretti del 1998 – e nata Serena Faggioli, per il nome d’arte prese il cognome della madre. Nel corso degli anni ’80 arrivò al successo, merito delle sue indubbie, prosperose grazie, e dell’incontro con Tinto Brass.

Con film come Miranda, proprio per la regia di Brass, Serena Grandi diventò il sogno erotico di un Paese che stava mutando, ben più che in senso pasoliniano; erano gli anni della nascita della tv commerciale, di un’erezione perenne, di un’eccitazione senza fine. In quel periodo Serena Grandi disse a L’Europeo: “Sarò fedele solo quando incontrerò un campione, uno che abbia il potere economico e quello fisico, uno come Berlusconi, ma che sia superdotato“.

Enunciato quest’ultimo che ben riassume gli anni ’80 tutti.

 

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Non sono mancati gli uomini, nella vita di Serena Grandi, che a proposito rispondeva così alle interviste. Sempre su L’Europeo alla domanda: “Quale storia non dimenticherà?” ribatteva “La notte che ho passato con due pugili – risponde Serena dall’alto dei suoi 25 anni e di un décolleté intimidatorio – È stata una gara di resistenza, ma alla fine li ho sfiancati“. Se aveva 25 anni era il 1984.

Oggi si è chiaramente data una calmata e dice cose rassicuranti, un po’ amare, cose che potremmo dire tutti alla sua età, oggi 59 anni: “Dopo la morte del mio ex marito Beppe Ercole e del mio ex compagno – il notaio napoletano Giustino Rossi – non avevo nessuna intenzione di innamorarmi e rifarmi una vita” si leggeva sul Messaggero nel 2016.

Ha quasi 60 anni questo giunonico sex symbol casereccio, caldo ma rassicurante, che non arrivò mai all’hard, rimase in quella via di mezzo alla Brass fatta di pelo al vento, di risatine, di voyeurismi, roba che oggi sembra arrivare da altre galassie dell’immaginario erotico se la confrontiamo con la home page di PornHub.

 

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Roba frutto in molti casi delle fantasie di quel Fellini sotto Viagra che alla fine è Tinto Brass. Passata attraverso problemi giudiziari – risolti positivamente, con un risarcimento a suo favore – Serena Grandi dopo l’epoca d’oro del softcore ha recitato in due film che tutti ricordano, Radiofreccia, dove intepreta la madre di Freccia/Stefano Accorsi, e anche ne La grande bellezza di Sorrentino, per cui sì, Serena Grandi ha anche recitato in un film che ha vinto un Oscar.

Per i curiosi: c’è un film in cui Serena Grandi ha recitato con Moana Pozzi, anche se non furono mai insieme sul set, La compagna di viaggio, del 1980, come ricorda Nocturno.

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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