Le sigle dei cartoni animati anni 70-80 che ancora oggi fanno battere forte il cuore

Azioniamo la macchina del tempo, oggi torniamo bambini.

Qui non si parla delle più belle, né delle più famose. Non è una classifica o una gara. Qui si parla di sigle dei cartoni animati giapponesi degli anni 70-80 che fanno venire i brividi e la lacrimuccia facile. Ognuno di voi, per un motivo o per un altro, avrà le sue preferite, quindi non c’è pretesa di oggettività.

Metto subito le mani avanti: un solo pezzo di Cristina D’Avena, niente greatest hits dei Cavalieri del Re (Uomo Tigre e Lady Oscar) nessun Mazinga, Sampei o Candy Candy dei Superobots / Rocking Horse. Andava fatta una scelta e qualcuno doveva pur sacrificarsi.

Arrangiamenti superbi, strumentisti d’eccezione, voci bellissime, niente autotune, niente computer, nessuna stronzata tipo Pokemon. Qui si vola.

Azioniamo la macchina del tempo:

“Conan, il ragazzo del futuro” – Giorgia Lepore
La più bella di tutte per il cartone più bello di tutti. Miyazaki, sentimento, ecologia, futuro distopico, tanto amore. Insuperabile, da far imparare a memoria a scuola. “C’era una volta una città in quell’isola laggiù…” Una canzone dal giro armonico talmente dolce che se la suoni con la chitarra acustica puoi sciogliere il più arido dei cuori. Fa venire un’assurda voglia di procreare.

https://www.youtube.com/watch?v=rqvubovIGDs

 

“Starzinger” – Super Robots con i Fratelli Balestra

Già dalle prime note sale una malinconia rara. Il pezzo ha un arrangiamento che dalla scala minore apre alla scala maggiore nel ritornello, facendoti letteralmente volare.

 

“Gordian” – Superobots

Proto electro rock da antologia con l’accento inglese. Tutto.

https://www.youtube.com/watch?v=UWOQNQMqwUE

 

“Cuore” – I Cavalieri del Re

La scrittura dei Cavalieri del Re di Riccardo Zara e Clara Serina alla massima potenza. Strofa, bridge e ritornello perfetti. Lacrime totali.

 

“La fantastica Mimì” – Giorgia Lepore

Pochi discorsi, la canzone più erotica per la prepubertà. “Arcisupergrande campionato mondiale, ah… ah…” Pezzone vero.

 

“Bia, la sfida della magia” – I Piccoli Stregoni

“Bia, bie ba be bi e bi ba be bi bie bo ba be bi bo bie bu bu ba be bi bo bu” Devo dire altro?

https://www.youtube.com/watch?v=0QhJGXlMrzs

 

“Forza Sugar” – Rocking Horse

Rocking Horse era l’altro nome dei Super Robots quando creavano sigle per i cartoni senza i robottoni. Controcanti micidiali.

 

“Galaxy Express 999” – Oliver Onions

I fratelli De Angelis, cioè la storia delle sigle di Bud Spencer e Terence Hill. Magia pura e un groove uptempo da paura.

 

“Gundam” – Peter Rei (Mario Balducci)

Quanto mi faceva piangere questa sigla non avete nemmeno idea. Mi toccava l’anima proprio. L’ho riascoltata ora dopo tanto tempo: anima toccata alla grande.

 

“L’isola dei Robinson” – I Cavalieri del Re

Tutto il genio di Riccardo Zara. Una marcetta folk che funziona a meraviglia e ti trasporta nella selva con Flo.

 

“Nanà Supergirl” – Cristina D’Avena

Anche la più famosa cantante di sigle di tutti i tempi ne ha alcune che ti prendono il cuore e te lo strappano. Questa è una di quelle.

https://www.youtube.com/watch?v=LsQHUBXFaDA

 

“Ryu, ragazzo delle caverne” – Fogus

Western e preistoria. Un arrangiamento mirabolante.

 

“Ken Falco” – Superobots

Il riff iniziale gasa tantissimo.

 

“Mazinga Z” – Galaxy Group

Arrangiamento di Detto Mariano, cantante bravissimo, fiati, cassa dritta, che volete di più?

 

“Lamù” – (misterioso cantante)

Eh sì, ad oggi si sono perse le tracce di chi ha cantato “Sarà un amore strano questo qua uomo”. In ogni caso, inno dei primi timidi innamoramenti platonici.

 

“Daitarn 3” – I Micronauti (Fratelli Balestra)

Mamma mia quant’è bella. Va a duemila e, grazie all’attacco solare, sbaraglia tutti i robottoni concorrenti.

 

“Lupin III” – Castellina Pasi

Il liscio, il valzer prestato all’ antieroe più affascinante del mondo dei cartoni animati. Quella fisarmonica, pura poesia.

 

“La principessa Zaffiro” – I Cavalieri di Silverland

Non diceva “La principessa Zaffì” ma “Sapphire”. L’ho scoperto oggi. Nel coro c’è anche un giovane Marco Ferradini, quello di “Teorema”.

 

“Rensie la Strega” – I Cavalieri del Re

Deliziosa. Oggi associata troppo spesso al premier.

 

“Judo Boy” – Judo Boy

Giro di basso da panico. “Ragazzo tu non mi seguire, rispetta questo mio dolore.”

 

“La canzone di Paul e Nina” – Patrizia Pradella

Il mio cartone animato preferito di quando avevo tipo zero anni. Non c’è da stupirsi poi che sia diventato un uomo incline al vizio e alla psichedelia.

 

“Jeeg Robot d’Acciaio” – Roberto Fogu

Per anni attribuita erroneamente a Piero Pelù, che in quegli anni era poco più che un bambino, a causa dell’acuto finale, che ancora oggi è capace di mettere incinta le donne da quanto è virile.

 

“Fantaman” – Super Robots

I primi contatti col punk rock.

https://www.youtube.com/watch?v=5iWJFeObCDs

 

“Cartello il Principe dei Mostri” – I Mostriciattoli

Amavo le vocine dei mostri. Tuttora le amo.

https://www.youtube.com/watch?v=nfTi7q21z60

 

“Dr. Slump e Arale” – Rocking Horse

Concludiamo la nostra rassegna della nostalgia con questo strepitoso pezzo southern glam dei Rocking Horse, cioè con la perfezione.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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