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Abbiamo visto The Interview, il film che non sarebbe dovuto uscire

La storia ha monopolizzato i siti di spettacolo di tutto il mondo per diverse settimane, sconfinando spesso nelle pagine di politica e attualità: il 24 novembre un attacco informatico colpisce Sony Pictures, una delle major cinematografiche. L’attacco porta alla diffusione online di grandi quantità di scambi di e-mail tra dipendenti e dirigenti, che contengono informazioni sensibili non solo sulle dinamiche interne di Sony, ma anche su compensi e trattamento di diverse star del cinema. In più, vengono diffusi online film ancora non usciti nelle sale.

L’attacco viene rivendicato da un gruppo di hacker che si fa chiamare Guardians of Peace e, dopo giorni di analisi e dibattiti, il 19 dicembre l’FBI pubblica una nota in cui l’azione viene collegata ad altre simili, messe in atto da gruppi vicini al governo della Corea del Nord. È il sigillo finale: già nei giorni precedenti si era discusso di come tutto potesse girare intorno all’uscita nella sale di “The Interview”, commedia scritta e diretta da Seth Rogen ed Evan Goldberg, con James Franco nel ruolo di protagonista. La nota dell’FBI suona come una conferma.

Perché un film dovrebbe scatenare l’ira di un governo e spingere all’azione un gruppo di hacker? Semplice: perché il film in questione racconta del tentativo della CIA di uccidere il leader coreano Kim Jong-un, servendosi di due giornalisti (Rogen e Franco) che si recano a Pyongyang per intervistarlo.

Se la vicenda sembra già grottesca, si arriva poi al capolavoro finale: dopo aver ricevuto minacce di possibili attentati contro gli spettatori del film in caso di uscita nelle sale, Sony cancella la release della pellicola. Risultato: polemica politica enorme, con tanto di senatore McCain (lo sfidante di Obama nel 2008) ad affermare che questa decisione è un invito a nozze per tutti i gruppi terroristici e manifestazioni di solidarietà dalla Russia nei confronti della Corea del Nord. Il Presidente Obama cerca di mediare, dichiarando che non si tratta di un attacco terroristico, ma che Sony forse ha esagerato. Nel frattempo viene messo fortemente in dubbio l’effettivo legame tra gli hacker e la Corea del Nord. Per spazzare via tutta la confusione, come se niente fosse Sony annuncia il 24 dicembre l’uscita nelle sale e la pubblicazione sui siti di streaming e video on demand di “The Interview”.

Finita la questione politica, finalmente si può parlare del film. E qui serve un grande avvertimento: ridimensionate le vostre aspettative. “The Interview” non è il film che avrebbe potuto scatenare la terza guerra mondiale e nemmeno un capolavoro che resterà nella storia del cinema. Del resto, i suoi autori non puntavano certo né al primo, né al secondo risultato. “The Interview” è un film in linea con quanto realizzato in precedenza da Rogen e Goldberg, a cui interessava non tanto realizzare una satira del regime nordcoreano, quanto uno scontro tra due personaggi totalmente folli. Ci riferiamo al personaggio di James Franco (giornalista che pare una versione televisiva dello Zoolander di Ben Stiller) e allo stesso Kim-Yong Un, tratteggiato come un grande fan di Katy Perry e di tutto ciò che è americano. Da questo punto di vista, il film è riuscito: si ride in tanti punti e – pur non avendo mai momenti epocali – le due ore di durata passano senza intoppi.

“The Interview” è uscito negli Stati Uniti in 331 sale, circa un decimo di quelle che avrebbe dovuto raggiungere nei piani iniziali. Nel primo giorno di programmazione ha raccolto oltre un milione di dollari e i dirigenti Sony si sono dichiarati soddisfatti del risultato. Soddisfazione per essere riusciti a far uscire il film e perché tante persone stanno andando a vederlo, ma è sicuro che per Sony il film finirà in perdita: costato circa cento milioni di dollari, difficilmente potrà raggiungere il pareggio.

Marco Villa

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