Viaggi
di Simone Stefanini 13 Gennaio 2017

C’è un villaggio in Giappone abitato esclusivamente da bambole a grandezza naturale

Nagoro stava diventando un villaggio fantasma e una signora l’ha ripopolato con le bambole che raffigurano i suoi ex abitanti

Il video qui sopra è decisamente inquietante. Ayano Tsukimi è una signora che dopo aver passato parte della vita a Osaka, torna al villaggio rurale di Nagoro per trovare di fronte un’amara sorpresa: i vecchi sono quasi tutti morti e i giovani se ne sono andati in città. Una storia come tante, che accade anche nei paesi italiani di campagna. Non bella, ma tant’è.

Cosa rende questa storia diversa è il fatto che Tsukimi si sente talmente vuota e depressa da quella scoperta che una decina di anni fa, inizia a creare delle bambole che rappresentano i vecchi abitanti del paese, a grandezza naturale.

Ad oggi, la signora ne ha realizzati 350, che sono ben di più dei 37 esseri umani che vivono oggi a Nagoro. L’idea, che si piazza precisamente a metà tra il poetico e il racconto dell’orrore, non le è nata per caso. Una volta tornata al paese non aveva granché da fare e di vita ce n’era davvero poca, allora ha iniziato a piantare semi, ma nessuno di loro fioriva. Forse venivano mangiati nottetempo dai corvi, quindi ha creato il primo spaventapasseri con le sembianze del padre.

Dice di essere molto brava a fare le nonne, che da quelle parti ce ne dovevano essere tante prima che l’età facesse il suo corso. Una delle cose più inquietanti della città, se ce ne fosse bisogno, è la scuola piena di bambole che raffigurano il preside, il professore e tutti gli altri alunni.

Un paesaggio che sembra post atomico, popolato dai fantocci delle persone che una volta lo abitavano.

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A Nagoro trovano spazio, nella loro versione fantasma, molti dei cittadini che una volta abitavano lì, cristallizzati in posa mentre svolgono le mansioni che erano soliti fare. C’è il pescatore, con tanto di canna da pesca nel fiume, la coppia di innamorati, la nonnina che lavora la terra, ci sono le signore vestite da geishe con gli abiti tradizionali, le persone che aspettano il bus,  un signore su un albero con un fucile da caccia e ogni tanto spuntano anche i bambini dispettosi.

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Nel video, Tsukimi ammette che non tutti amano le sue bambole e trova normale che alcuni le reputino terrorizzanti, perché a detta sua sembrano molto reali. Diventa triste quando pensa che le sue bambole non possano vivere tanto quanto gli umani, ma che stando all’aria aperta vivono per 3 massimo 4 anni, poi si sfaldano.

Un’ultima curiosità, sempre più inquietante: ce ne sono talmente tante che si vedono anche su Google Street View.  Intanto, le bambole di Tsukimi hanno portato turisti a Nagoro, che accorrono da tutte le parti del Giappone per fotografarle. Noi, intanto, rabbrividiamo.

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