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di Claudia Mazziotta 15 Aprile 2020

Non è colpa di Telegram se esiste la pirateria

La richiesta arriva dalla “Federazione italiana editori giornali” per frenare la diffusione della pirateria digitale. Durante la pandemia, infatti, Telegram è la principale piattaforma su cui si diffondono gratuitamente copie pirata di testate giornalistiche. Sospendere Telegram risolverà veramente il problema? La risposta è no, perchè forse serve un cambiamento alla radice e la pirateria è sintomatica di una richiesta da parte del pubblico.

La Federazione italiana degli Editori di Giornali ha chiesto ad Agcom di sospendere Telegram secondo un provvedimento “esemplare e urgente”. Durante la pandemia, infatti, la piattaforma è diventata il campo su cui prolifera la pirateria digitale e in particolare la diffusione illecita di testate giornalistiche, raggiungendo “livelli intollerabili per uno Stato di diritto”.

Ad annunciarlo è stato il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, che avverte: “La stima delle perdite subite dalle imprese editoriali è allarmante. In una ipotesi altamente conservativa, stimiamo 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’anno: un dato di fronte al quale confido che l’Autorità di settore voglia intervenire con fermezza e tempestività”.

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In definitiva, se non si dovesse intervenire, il rischio sarebbe consolidare la pratica illecita di leggere gratuitamente giornali diffusi via chat e di vedere parallelamente distrutti il lavoro e gli investimenti delle migliaia di persone che mantengono in vita la filiera produttiva della stampa. Editori, giornalisti, poligrafici, distributori, edicolanti: l’impegno e i sacrifici di tutte queste persone verrebbero distrutti definitivamente se la diffusione illecita di contenuti a pagamento continuasse a diffondersi gratuitamente.

Messa così la situazione è davvero seria, ma ragioniamo. Sospendere Telegram risolverebbe il problema? Non si troverebbero, per caso, altri canali per diffondere ugualmente le copie pirata dei giornali (cosa che, tra l’altro, già avviene)? Bisognerà chiudere anche quel canale, e poi quell’altro ancora. La storia ci insegna che tentare di risolvere un problema in superficie tappando i buchi, non porta mai molto lontano. È un po’ come dire “chiudiamo internet o non vendiamo più smartphone!”: senza senso. I problemi vanno risolti alla radice, ricercando e comprendendo innanzitutto i motivi che hanno scatenato quel problema.

Non ci vuole moltissimo per capire che la pirateria è difficile da contenere e che troverà sempre canali nuovi e diversi per fare il suo sporco lavoro.

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Ve la ricordate l’ansia che saliva durante quei 50 secondi di filmato anti-pirateria, prima di qualche film? Ecco, la pirateria in quegli anni sembrava essere una terribile piaga sociale, e poi sono arrivate le piattaforme streaming. (PS, crudele beffa del destino: “La musica dello spot anti-pirateria è pirata“). Se vi fate un giretto su Google molti parlano di una diminuzione della pirateria musicale e cinematografica con l’avvento di SpotifyNetflix e compagnia.

La pirateria sarà, allora, sintomatica della richiesta di un cambiamento da parte dei fruitori di quei contenuti, da parte del pubblico? Io questo non lo so per certo, ma il sospetto ce l’ho. Se davvero si dovesse sospendere Telegram, sicuro ci sarà subito un’altra via per accedere gratuitamente alle informazioni raccolte dalle testate giornalistiche, e così via. Il problema si risolverà solo quando si troverà un’alternativa legale all’accesso di questi contenuti, sicuramente online, magari con una bella piattaforma streaming come Cristo comanda, a poco prezzo, con una grafica accattivante, di facile utilizzo, eccetera, eccetera, eccetera.

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