Art
di Sandro Giorello 9 Novembre 2016

Paint it black, l’elogio del nero nelle opere dello street artist 108

Qualche forma geometrica e tanto nero per cambiare faccia ai muri delle città

108-street-art

108 è sicuramente  uno dei più interessanti street artist italiani contemporanei. Già presente anche nella mostra La bellezza fa 40 organizzata da Better Days lo scorso anno a Lecce, potete trovare le sue opere in molte delle più importanti città del mondo e capirete subito che si tratta di lui: l’uso del nero, le forme astratte ma assolutamente riconoscibili e un attento lavoro di dedicato alle proporzioni e alla location in cui il disegno viene inserito. In questa lunga intervista ci racconta di come la sua idea di street art sia evoluta negli anni.

 

Il nero è una delle grandi costanti dei tuoi lavori. Come è maturato nel tempo il tuo rapporto con questo colore?
Assolutamente sì, è una costante. Sono arrivato al nero per due motivi: primariamente per un motivo pratico. Venivo dai graffiti classici, quando ho iniziato con il “progetto 108” usavo spray sui muri e carta adesiva gialla ritagliata per le forme più piccole. Avevamo iniziato a frequentare sempre più spesso posti abbandonati, non ci interessava più così tanto essere visibili, ma il contesto in cui dipingevamo. Lo spray mi aveva un po’ stufato e ho provato ad usare solo il biancone in modo grezzo come facevano a Berlino, ma il risultato con le mie forme non mi soddisfaceva per niente. Allora ho provato il nero, purtroppo non così economico e reperibile come il bianco, ma molto, molto più forte, perfetto per le mie forme e molto meno invasivo n quei posti così già naturalmente perfetti. Il secondo motivo è quello del nero come simbolo. La gente collegava il giallo dei primi tempi (usavo il giallo perché era il colore più visibile sui box grigi) come una cosa solare, divertente. Esattamente il contrario di quello che stavo facendo, forme volutamente incomprensibili ai più, molto più simile ad una malattia che ad una decorazione. Il nero esprimeva il mio carattere introverso e un’idea di eleganza in qualche modo.

Quanto è importante il contesto in cui decidi di inserire una tua opera?
Se lavoro in un contesto pubblico, all’aperto diciamo, la location diventa fondamentale. Rappresenta il 50% del lavoro completo: per me trovare il contesto giusto è importantissimo, significa osservare, trovare la texture, lo sfondo, la luce, le condizioni ideali in cui dipingere. Questo è il motivo per cui ancora oggi, nel 2016, ho bisogno di fare lavori murali. Ovviamente non parlo dei festival, dove tutto è scelto da altri e molto spesso l’idea di chi organizza è quella di “riqualificare”, lontana da me anni luce. Su tela il contesto me lo devo creare con fondi e cose del genere, è molto diverso.

 

L’affascinante astrattismo di 108

 

C’è molto studio e molta preparazione ogni dietro tua opera, o sei relativamente veloce quando lavori?
Dipende: in genere non faccio schizzi accurati, ho solo un’idea di come occupare lo spazio e poi decido tutto al momento, specialmente se si tratta di grandi muri. Poi, usare una matita è completamente diverso da usare un pennello o un rullo e le dimensioni influenzano i movimenti che faccio dipingendo. Per quanto riguarda pitture o lavori all’esterno, l’ambiente circostante mi influenza tantissimo e non posso capirlo quando sono a 2000 km di distanza con una foto del muro che mi hanno mandato via email. Poi, per me, è importante lavorare, cerco di dare più spazio possibile al mio lato istintivo e al caso. È una pratica spirituale, purtroppo sono ad uno stadio veramente primitivo e la parte razionale interviene sempre in modo troppo invadente. Detto questo, la parte preparatoria è quella più importante. Osservo e studio ogni cosa fin da quando sono nato, penso e metto sotto processo ogni idea e ogni opera che realizzo. In quello che faccio ci sono io fino a punti più profondi e nascosti. E’ una guerra continua.

 

L’affascinante astrattismo di 108

 

L’idea che spesso tu copra grandi parti di muro con il nero può comunicare un senso di annichilimento, può essere una giusta interpretazione dei tuoi lavori?
Penso proprio di sì. Il nero può avere due significati allo stesso tempo: quello di un buco in cui entrare e perdersi, quello di forma concreta fisica che ti sovrasta. Lo amo perché io stesso, dopo anni, non riesco a vederlo solamente in un modo o nell’altro. Quando ho iniziato con 108, era un progetto sia visuale che sonoro, e lo è ancora oggi. Le forme nere erano accompagnate da produzioni sonore non-musicali composte da rumore. In questo senso devo dire che la mia parte pittorica è stata influenzata pesantemente dalla musica industriale, da Russolo ai Throbbing Gristle, ma soprattutto da Maurizio Bianchi e Mauthausen Orchestra. Però adesso, nel 2016, io vedrei il nero più che altro come segno di distinzione, di introspezione.

Raramente utilizzi forme geometriche, perché?
Figure come il cerchio, il triangolo o il quadrato, sono forme perfette. Le ho usate in varie occasioni, ma sono forme così perfette che uno le può usare così come sono. Una volta ho pensato che avrei voluto disegnare solo triangoli neri. Però a me piace molto dipingere, anche se non faccio figurativo da anni, io mi sento un pittore, mi piace lavorare con le vernici con i pennelli, mi piacciono le imperfezioni e le colature, mi piace il colore come materia. Mi piace e mi piace disegnare migliaia di forme, tutte diverse, amo l’irregolarità e il centro del mio lavoro è appunto la forma. Quindi mi piace creare le mie forme.

 

L’affascinante astrattismo di 108

 

In più interviste hai ribadito come il tuo percorso artistico sia assolutamente personale ed egoistico, e quindi non tieni conto del parere del pubblico o delle possibili suggestioni che le tue opere possano provocare negli altri. Non confrontarsi mai con il pubblico può avere delle controindicazioni?
La penso così, ma ovviamente detta in quel modo è una provocazione. Inoltre la reazione del pubblico ai miei lavori è una parte molto importante. Quello che non sopporto e che negli anni a volte mi ha irritato è il vedere “l’arte pubblica” solo in funzione di una fantomatica riqualificazione. È un modo di vedere le arti in generale, molto distante da me, che mortifica la cultura e che la rende intrattenimento low cost per gente annichilita che non ha alcun interesse culturale. L’arte è arte, migliora le persone nel profondo, non è una cosa superficiale. E se vogliamo vedere nell’arte una qualche funzione sociale, allora dovrebbe cercare di insegnare alle persone a fermarsi per qualche minuto e farsi delle domande. Prima di abbellire le periferie con dei disegni sottopagati sarebbe meglio migliorare i servizi, cambiare gli alberi tagliati e cose del genere.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Checko's art Nato nel 1977 a Lecce. Uno degli esponenti della Street Art italiana. Il suo percorso artistico ha inizio a Milano nel 1995 come writer. Attualmente abita al 167B «STREET», uno spazio fisico dedicato all’arte che, partendo dalla periferia (la 167B di Lecce, noto quartiere popolare), si propone come centro espositivo in continua mutazione. I suoi lavori si basano prettamente su murales, realizzati negli spazi pubblici, non solo con intento di riqualificare le zone grigie, ma per comunicare con le nuove generazioni. Ha partecipato a numerose mostre d’arte e contest collettivi in Italia e all’estero. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Roberta Maddalena

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Thomas Raimondi

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Inés Sastre Serigrafia di Alessandro Baronciani

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Alessandro Ripane

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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