Pochi mesi fa abbiamo intervistato lo scultore Edoardo Tresoldi, le cui opere sono meravigliosi intrecci di fili di rete metallica e gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua arte. Oggi torniamo a parlare di lui per il suo ultimo grande lavoro: la ricostruzione della Basilica di Siponto.
L’artista ci aveva raccontato di aver iniziato la sua carriera con opere scultoree e figurative, concentrandosi sui rapporti fra uomo e spazio, per poi evolversi artisticamente e cimentarsi nella creazione stessa dello spazio, realizzando opere architettoniche.
L’esempio più recente è proprio quello della Basilica di Siponto, dove è stato invitato a lavorare in collaborazione con la Sovrintendenza Archeologica della Puglia ed il segretariato del MiBact. Quando è partito il progetto per la ristrutturazione delle rovine risalenti al XIII secolo e rinvenute negli anni ’30, è nata l’idea di chiamare Tresoldi per riportare in vita la struttura.
“Mi ero già confrontato con alcuni lavori legati all’architettura – commenta Tresoldi – ma rientravano più in un ambito scultoreo: erano sculture che usavano il linguaggio dell’architettura. Questa, invece, non solo è un’architettura vera, di dimensioni reali, ma si rapporta ad un discorso dedicato alla storia e all’antico. Oltre ad un lavoro sullo spazio, è stato fatto un lavoro sul tempo”.
Ha lavorato per circa cinque mesi con archeologi e storici dell’arte, studiando altre chiese paleocristiane del periodo, per poi arrivare a un progetto che ricostruisse una struttura verosimile a quella dell’epoca. Un progetto tanto entusiasmante quanto stressante, che a causa della grandezza dell’opera ha richiesto un sistema di tenuta completamente nuovo.
“Progetti simili non sono stati mai fatti prima e, di conseguenza, lavoravo costantemente senza la certezza di riuscirci davvero. Passavo le notti a sognarmi la chiesa che si accartocciava, per dire. Poi abbiamo trovato il sistema e tutto è diventato più facile. È stato un momento di stress e di grande tensione ma è stata anche una parte molto bella, forse la più stimolante di tutto il progetto.”
Il risultato finale è una sorta di unione, ma al tempo stesso contrasto, tra la solidità della parte antica e la leggerezza volatile della struttura di Tresoldi.
“L’opera di Edoardo Tresoldi si configura come una maestosa scultura architettura in grado di raccontare i volumi della preesistente basilica paleocristiana e al contempo capace di vivificare, attualizzandolo, il rapporto tra l’antico e il contemporaneo. Un’opera che, scardinando la secolare diatriba del primato delle arti, sintetizza due linguaggi complementari in un unico, emozionante scenario.” Afferma il curatore del progetto Simone Pallotta.
[VIA DESIGNBOOM]
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