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di Sergio Sciambra 15 novembre 2018

Excelsior: 8 storie + 2 con cui Stan Lee ha rivoluzionato i supereroi

Oltre il cordoglio, ecco i veri motivi per cui Stan Lee è stato un rivoluzionario

Lo sappiamo, come sempre succede quando un personaggio pubblico ci lascia, l’attenzione di internet e della sfera social viene catalizzata per un paio di giorni, o più probabilmente per 24 ore. Anche nel caso di Stan Lee, co creatore dell’universo Marvel e amatissima icona pop anche grazie ai camei in film e cartoni animati, non sono mancate commemorazioni, biografie più o meno approfondite, classifiche delle sue storie fondamentali e dei suoi camei, oltre agli immancabili strafalcioni di ignari giornalisti costretti a tuffarsi di corsa nel mondo degli eroi in costume.

‘…pensiamo che troverete il nostro Spider-Man almeno un po’… diverso’, con  questa parole si chiudeva lo storico baloon introduttivo della storia di esordio del personaggio.

Siamo sicuri che il Sorridente Stan ci perdonerebbe per l’uso un po’ sconsiderato di questa citazione, ma ci piace pensare che anche la lista di storie che segue sia un po’ diversa dalle altre: lasciando stare le prime apparizioni delle creazioni di Stan e soci, quasi tutte rivoluzionarie di per sé, così come le storie più pregiate dal punto di vista artistico, cercheremo di andare alla ricerca delle idee che hanno contribuito a cambiare la faccia e la percezione da parte del pubblico dei comics di supereroi. Storie famose o poco conosciute, capolavori della nona arte o episodi ordinari, invenzioni extra-narrative, tutte accomunate dal merito di aver rappresentato, consciamente o meno, una novità particolare o punto di svolta per la storia degli eroi in calzamaglia.

1) Amazing Spider-Man #1, Spider-Man vs. The Chameleon (1962)

Non si contano le volte che le strade dei Fantastici Quattro e dell’Arrampicamuri si sono incrociate, dal suo breve ingresso nel team (rinominato Future Foundation), andando a ritroso fino al primo, storico incontro nella terza storia di Spidey.

Un incontro fondamentale perché fissa due punti: per primo, ribadisce che Peter Parker è esattamente un ragazzo come il lettore. Voi cosa fareste se foste un adolescente squattrinato con una carriera di supereroe da portare avanti e un lunario da sbarcare? Probabilmente andreste dal gruppo di supereroi più famoso del mondo, i Fantastici Quattro, gli chiedereste di assumervi e ve ne andreste delusi dopo aver scoperto che di tratta di un lavoro non retribuito (queste parole vi suonano?).

Ma soprattutto, l’incontro mette in chiaro da subito che la New York del Tessiragnatele è proprio la stessa New York dove si trova il Baxter Building, la sede dei Fantastici Quattro. Il primo, fondamentale tassello per la creazione di un universo condiviso in cui tutti i personaggi si possono incontrare in qualunque momento e fare fronte comune,  o darsele di santa ragione per qualche malinteso che sarà chiarito a metà avventura.Senza bisogno di aspettare il classico espediente di Superman in visita a Gotham o Batman a Metropolis, semplicemente perché New York è la vera New York, e sui tetti è più facile incontrarsi che per le strade di una città di 9 milioni di persone.

 

2) Fantastic Four #48-50, Galactus Trilogy (1966)

A prima vista, la saga di Galactus è solo uno dei momenti più alti della Silver Age dei fumetti Marvel, la summa dell’epica, del sense of wonder e della tragicità dai toni shakespereani e che caratterizza le avventure di quegli anni: i Fantastici Quattro affrontano la più grande minaccia della loro vita, Galactus, il Divoratore di Mondi, creatura cosmica semi-divina giunta sul nostro pianeta per nutrirsi della sua stessa energia, e il suo araldo Silver Surfer (qui alla sua prima apparizione), in un carosello di entità cosmiche e viaggi interdmensionali.

In realtà, con questa storia dalle forti reminiscenze bibliche spalmata in tre numeri, Lee&Kirby gettano le basi dell’evento, quel tipo di saga che si staglia per grandezza e importanza in mezzo al mare di avventure ‘ordinarie’, spesso autoconclusive o quasi, che all’epoca componevano la quasi totalità delle storie di supereroi.

Nei decenni successivi sia la Marvel che la DC hanno fondato una buona parte del proprio modus operandi proprio sulla saga-evento, spesso declinato come crossover fra più personaggi, al punto che da qualche anno a questa parte la vita editoriale e non di molti personaggi ruota quasi esclusivamente intorno ad eventi sconvolgenti che “cambieranno tutto per sempre”.

 

3) Amazing Spider-Man #50-52, No More Spider-Man! (1967)

Considerata da molti come una delle più belle storie della Silver Age della Marvel, ‘No more Spider-Man!’ mette in scena l’evoluzione psicologica del protagonista in maniera assolutamente inedita per in un medium come quello del fumetto seriale, in cui il carattere del protagonista veniva solitamente forgiato da un evento sconvolgente che ne segna origini e background, per poi rimanere sostanzialmente immutato. Se qualche evoluzione c’era, sicuramente non riguardava la sfera umana, troppo umana, del dubbio. Quello che attanaglia Peter Parker nel momento in cui, a 50 numeri dal tragico errore che ha causato la morte dello Zio Ben e lo ha spinto a usare i suoi poteri a fin di bene, si chiede se non abbia già pagato abbastanza il suo debito con il karma, aiutando gli altri in cambio del disprezzo di una parte del pubblico e della stampa. Ovviamente il divorzio dal costume ritratto nella magistrale copertina di John Romita Sr.non durerà a lungo, ma è abbastanza per dare l’idea di un personaggio ineditamente tridimensionale e protagonista di un percorso di crescita individuale.

 

4) Amazing Spider-Man #68, Crisis on Campus! (1969)

Se non vivete nella Zona Negativa, probabilmente sapete che la formula ‘Supereroi con superproblemi’ riassume alla perfezione l’essenza rivoluzionaria di Lee e della Marvel.

Ma i superproblemi dei nostri beniamini mascherati non avrebbero lo stesso sapore se non avessero come scenario il mondo reale, il nostro mondo, con i suoi superproblemi e le sue temperie culturali, come per esempio il movimento quella del movimento studentesco di fine anni ‘60 e le sue rivendicazioni. Peter Parker e il suo alter ego si trovano ad avere a che fare con quel mondo in due occasioni: nella prima, Amazing Spider-Man #38, si legge chiaramente l’influenza del pensiero di Steve Ditko, conservatore e sostenitore della filosofia oggettivista, nella rappresentazione stereotipata dei manifestanti e della reazione caustica, quasi sdegnosa, del giovane Parker; nella seconda occasione, a firma Lee-Romita, emerge l’atteggiamento più aperto del Sorridente Stan. Intendiamoci, Stan Lee non era certo un barricadero o un attivista politico e tantomeno lo sono i suoi personaggi, ma nell’affrontare il tema è evidente un interesse sincero, se non a sostenere le ragioni dei ragazzi (impegnati per altro in una protesta abbastanza blanda e pacifica), quanto meno a comprenderle e a restituirne una rappresentazione al passo con i tempi e l’importanza crescente di certi temi nel mondo dei sixties. In quegli stessi anni Stan si impegna ulteriormente a raccontare un mondo che pure, come quasi cinquantenne dalle visioni liberal-progressiste, non conosceva in prima persona: non mancheranno infatti avventure del Ragno legate a rivolte carcerarie, con tanto di discorso in tv sui diritti  dei carcerati, oppure alle conseguenza della guerra in Vietnam, fino all’arrivo negli anni ‘70 di serie dal contenuto manifestamente pacifista come Silver Surfer.

 

5) Amazing Spider-Man 96-98 (1971)

Un altro tassello fondamentale nella costruzione di un mondo realistico per i suoi personaggi, supereroi e non, viene messo a segno dal Sorridente nel 1971 con uno story-arc rivoluzionario, in cui Harry Osborn affronta il (super?)problema della dipendenza da droghe pesanti, proprio mentre il suo miglior amico Peter Parker e suo padre Norman Osborn si combattono nei panni di Spider-man e di Goblin.

Per la prima volta si parla di droga in un fumetto mainstream, infrangendo il divieto imposto in materia dal codice di autoregolamentazione di autori ed editori e scegliendo di andare in stampa anche senza il bollino di approvazione della Comics Code Authority. Un duro colpo per l’organo di autocensura, che in seguito alle enormi vendite dei tre numeri iniziò a perdere progressivamente importanza.

E sì che le storie in questione erano più una campagna antidroga che un incoraggiamento all’uso: in apertura del numero 96 Spidey salva un uomo sotto effetto di droga e chiosa esplicitamente: “Preferirei affrontare centinaia di super-criminali che buttare la mia vita con le droghe pesanti, perché quella è una battaglia che non puoi vincere!”

 

6) Captain America #117, The Coming Of… The Falcon! (1969)

Tutti, ormai, conosciamo Pantera Nera (o forse Black Panther), primo supereroe nero della storia dei fumetti mainstream, da poco diventato idolo delle masse grazie al recente film e nato nel 1966 sulle pagine di Fantastic Four.

Senza nulla togliere a questo fondamentale primato e alla sua importanza nello sdoganamento di una certa sensibilità politica e civile nei comics, la rivoluzione aveva bisogno di un altro tassello, che sarebbe arrivato solo nel 1969.

Già, perché T’Challa, la Pantera Nera, è il monarca di Wakanda, regno fittizio dotato di tecnologia futuristica e strettamente isolato dall’esterno (e soprattutto dalle ingerenze delle potenze coloniali). Un capovolgimento enorme rispetto al Selvaggio e al Bravo negretto, le uniche due caratterizzazioni possibili fino ad allora per i neri nei comics, ma pur sempre un personaggio che proviene da un contesto lontanissimo e doppiamente immaginario, un riconoscimento che ci possono essere eroi africani valorosi ed intelligentissimi, ma, apparentemente, solo nel regno afrofuturista di Wakanda. Quello che serviva per dare un colpo definitivo alla segregazione razziale nei comics era un personaggio afroamericano, uno in cui i ragazzi potessero identificarsi facilmente perché veniva dal loro mondo, da storie e strade che potevano riconoscere.

Serviva insomma Falcon, al secolo Sam Wilson, un ragazzo di Harlem che passa dalla vita di criminale a quella di spalla di Capitan America. È in grado di comunicare con i volatili e grazie ad un costume donatogli proprio da Pantera Nera, anche di volare. La scelta di mettere Sam al fianco del Capitano può sembrarci retorica, ma all’epoca colpì molto l’immaginario dei lettori, soprattutto quando Falcon divenne anche co-titolare della testata, probabilmente più di quando, qualche anno fa, Sam è diventato il nuovo portatore dello scudo rossobiancoblu.

 

7) Fantastic Four #1, The Fantastic Four (1961)

Abbiamo mentito: è impossibile parlare della rivoluzione Marvel senza menzionare almeno due delle mitiche origin stories dell’Era delle Meraviglie. Se molti degli eroi che oggi sbancano i botteghini al cinema fanno il loro esordio in storie relativamente ordinarie, non troppo  dissimili dalle tante altre con cui condividevano le pagine di riviste come Strange Tales, Journey Into Mistery e Tales Of Suspance, altri si rivelano dei veri e propri game changers sin dalle primissime vignette.

Fra questi i Fantastici Quattro, forse fra i personaggi invecchiati meno bene e poco considerati dal grande pubblico grazie a ben quattro disastrosi adattamenti cinematografici, Reed, Johnny, Ben e Sue sono i veri apripista dell’era Marvel Comics, che in effetti nei primi due numeri della testata figura ancora come Timely Comics.

Pur dotati di un background e di poteri molto classici, già nella prima avventura si rivelano dei personaggi molto diversi dagli altri eroi dei fumetti: sono una famiglia, o meglio una meravigliosa famiglia di fatto, litigano e si vogliono bene, non indossano maschere e nel combattere i loro nemici conservano sempre un atteggiamento da avventurieri ed esploratori, più che da paladini della giustizia. Dopo un esordio nella fittizia Central City, nel numero 3 i F4 si trasferiscono anche in una città reale, New York City: l’era Marvel è iniziata.

 

8) Amazing Fantasy #15, Spider-Man! (1962)

A pochi chilometri dal Baxter Building, nel Queens, un ragazzo magrolino ed occhialuto fa il suo esordio subendo la crudeltà degli adolescenti: ‘Peter Parker? Al Liceo Midtown fa solo da tappezzeria di professione!’

E’ il passo successivo rispetto ai supereroi umanizzati dei Fantastici Quattro, qui il protagonista è un ragazzino sfigato e insicuro, uno che fino a pochi anni prima sarebbe stato buono al massimo per fare da spalla a un eroe monolitico e mascelluto, uno che prima di scegliere di diventare un supereroe dovrà imparare nella maniera più dolorosa che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Uno con cui il lettore medio di fumetti poteva identificarsi, un supereroe con superproblemi i cui superproblemi sono simili a quelli di qualunque adolescente, ma in versione ‘super’.

Non importa quanto lontano nel tempo e nello spazio da un liceo americano degli anni ‘60, o quanto diversa la sua posizione nella spietata giungla della popolarità, chiunque abbia mai seguito le avventure dell’amichevole Uomo Ragno di quartiere si è identificato almeno una volta in quella ‘tappezzeria di professione’, in quel ragazzino che è diventato una delle maggiori icone della contemporaneità.

 

9) Stan Lee

C’è una grande innovazione Marvel che non si trova in una storia, e che, mentre la creazione di personaggi e storie era un’arte condivisa con Kirby, Ditko e tanti altri, è forse una delle espressioni più personali e anche controverse del genio del Sorridente Stan.

Ed è proprio la sua personalità, la sua forza di icona pop e di volto baffuto ed inarrestabile della Marvel e dell’industria dei comics tutta, di sinonimo vivente di fumetto di supereroi: Stan Lee, il più grande eroe Marvel vivente. Una trasformazione cementata a suon di apparizioni di Lee stesso nei fumetti, prima al fianco degli altri autori (storica quella con Kirby al matrimonio fra Mr.Fantastic e la Donna Invisibile), poi anche da solo (da ricordare la relativamente recente ‘Stan Lee Meets Superheroes’), ma soprattutto costruendo un rapporto inedito e confidenziale con i lettori grazie a vari strumenti: parliamo della classica rubrica della posta, presto il fulcro di una vera e propria comunità di lettori, o dello spazio editoriale ‘Bullpen Bulletin’, una pagina in cui si discuteva delle prossime uscite e per la prima si aiutava il pubblico a conoscere gli autori delle storie e, nella rubrica ‘Stan’s Soapbox’. Più di una mera autocelebrazione narcisistica, quella di Stan ‘The Man’ è un’operazione che ha contribuito a dare alla Casa delle Idee un appeal pop impensabile per un impresa culturale del settore fumettistico, ma anche aiutato a radicare nei lettori un’idea di forte coesione fra i vari personaggi e storie della casa editrice, in maniera complementare alla creazione sul piano narrativo di un universo realmente condiviso, e sul piano artistico di un Metodo Marvel che permetteva a Stan di lasciare la sua impronta e la sua firma su decine di testate contemporaneamente. Al prezzo, e non si può omettere, di un sempre insufficiente riconoscimento del ruolo dei suoi collaboratori, spesso ben più che semplici disegnatori, alla base di dissidi e inimicizie che dilaniato la Marvel per anni.

10) Stan’Soapbox

Fra i vari redazionali, un posto speciale nel processo di avvicinamento dell’Universo Marvel (per i più nerd, Terra-616) al mondo reale (per quelli ancora più nerd, Terra-1218), ce l’ha una piccola rubrica, Stan’s Soapbox, in cui ‘The Man’ si lasciava andare a commenti su fatti del mondo reale. Spesso si trattava di contenuti relativi al mondo dei fumetti o a fatti di costume, ma più volte il riquadro giallo è stato riempito da righe che, negli USA degli anni ‘60 e ‘70 e in un mondo considerato solitamente conservatore come quello dei comics di supereroi, avevano un peso politico e civile non indifferente. Bigotti, razzisti, odiatori di professione, Stan ne aveva per tutti e difendeva il suo diritto a prendere parola di fronte a chi lo accusava di quello che oggi probabilmente chiameremo buonismo. Ci piacerebbe dire che si tratta di messaggi che il tempo ha reso scontati e superflui, ma purtroppo non è così. Ci piace quindi ricordarlo anche con queste righe e salutarci così.

Excelsior.

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