Society
di Simone Stefanini 15 novembre 2018

Il giapponese che ha sposato un ologramma e tutti gli altri matrimoni impossibili

Quando la vita non va come vuoi, puoi sempre sposare un oggetto inanimato

Neanche la madre di Akihiko Kondo ha accettato di andare al suo matrimonio. Strano no? È tuo figlio, si sposa, ci devono essere problemi con la moglie. Esatto. Innanzitutto la differenza d’età: 35 anni lui e 16 lei, un po’ troppa per la mamma che è una tradizionalista. Poi c’è un piccolo particolare: lui è un essere umano, lei un ologramma di cantante virtuale.

Si chiama Hatsuke Miku e l’uomo dice di esserne innamorato da sempre, bontà sua. Lei è famosissima in Giappone, ha i capelli lunghi turchesi raccolti in due code e gli occhi grandissimi. Ha fatto innamorare una nazione e, evidentemente, qualcuno se l’è presa proprio a cuore fino ad arrivare a chiederle la mano. Beh, mano…

Tranquilli, prima di tirare pomodori allo schermo, il matrimonio non ha valenza legale, è solo una cerimonia pubblicitaria. Certo non per il nostro ragazzone, che è davvero innamorato di un pupazzo, ma prima di giudicarlo male, sappiate che Kondo è uno dei tanti che hanno sposato oggetti inanimati, forse delusi dal genere umano, forse antisociali, forse mezzi matti. beh, in ogni caso, come si fa a resistere al fascino di una roccia o di un cuscino, specialmente il lunedì mattina?

Aaron Chervenak ha sposato il suo cellulare, Eija-Ritta Berliner-Mauer sposò il muro di Berlino, il giapponese conosciuto come Sal9000 sposò Nene Anegasaki, un personaggio del videogioco  Love Plus, Tracey Emin sposò una roccia, Amy Wolfe invece 1001 Nachts, una gondola in un parco di divertimenti, Erika Eiffel ha sposato la torre dallo stesso nome, Chang Hsi-hsum una Barbie, Liu Ye ha sposato una sua foto,  Bill Rifka un iBook, Lee Jin-gyu un cuscino, Edward Smith ha sposato un Maggiolone Volkswagen e Carol Santa Fe ha sposato una stazione ferroviaria. Gli esseri umani citati qui sopra non sono neanche tutti quelli che hanno convolato a nozze con sposi inusuali, ma il mondo è bello perché è vario, no?

 

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