Art
di Simone Stefanini 2 Ottobre 2015

Il fascino spettrale del cimitero monumentale di Milano nelle foto di Mattia Mognetti

Il Monumentale ancora più spettrale e potente. Abbiamo intervistato l’autore delle immagini.

monumentale foto Behance - Il Famedio, 1866, foto © Mattia Mognetti

 

Il Cimitero Monumentale di Milano è un vero e proprio museo a cielo aperto, con le sue costruzioni dai richiami bizantini, gotici e romanici riproposti nel 1866 da Carlo Maciachini, l’architetto che lo progettò.  Nel Famedio, la sua entrata principale, vi trovano sepoltura i grandi d’Italia come Alessandro Manzoni e Carlo Cattaneo, ma anche personalità scomparse in questi anni, come Enzo Jannacci.

Al suo interno, il Cimitero Monumentale ospita sculture ed edicole funebri, obelischi e colonne dall’altissimo valore artistico. Resta però sempre un cimitero e a nessuno di noi verrebbe la voglia di rimanerci intrappolato di notte.

Mattia Mognetti, un laureato in neuroscienze prestato alla fotografia e all’arte digitale, ha fotografato l’interno del Cimitero e le sue opere nella serie “Моnuмеnтаlе“, facendole uscire dal nero pece, come se fossero miniature o scenografie di un film dell’epoca d’oro dell’horror. Nessuna presenza umana, nessun contesto riconoscibile.

Costruzioni e monumenti isolati, che in questo modo diventano ancora più iconici e potenti. Lo abbiamo intervistato per saperne di più sul suo lavoro.

 

monumentale foto Behance - Edicola Bernocchi, 1931-36, foto © Mattia Mognetti

 

“Mi chiamo Mattia Mognetti e ho 29 anni. Mi sono laureato in psicologia clinica e neuroscienze coltivando la mia passione per le arti e per la fotografia, che col passare degli anni sono diventate il mio principale interesse. Oggi mi occupo di fotografia e di editing di immagini, soprattutto per aziende che operano in ambito architettura e design, e da anni sto sviluppando diversi progetti personali.”

 

monumentale foto Behance - Ossario Centrale, 1865, foto © Mattia Mognetti

 

Perché hai scelto questo soggetto?
Le immagini di questo progetto ritraggono alcuni monumenti che mi sono molto familiari, sopratutto quelli collocati all’interno del cimitero monumentale di Milano. Questo è uno spazio denso di materiale interessante, che nel corso degli anni ho metodicamente esplorato e ripetutamente fotografato. Il primo frutto di questi studi è stata una serie di ritratti di soggetti scultorei, pubblicata un paio d’anni fa. Parallelamente stavo sviluppando anche un altro progetto personale, “Restore”, focalizzato sull’architettura sacra e in cui è presente una forte componente di post-produzione finalizzata anche a ripulire alcuni edifici da quegli elementi urbani che col passare degli anni, a volte in maniera del tutto inclemente, si sono inseriti nel contesto originario. Da questi due lavori si è sviluppato quest’ultimo.

 

monumentale foto Behance - Arco della Pace, 1807-38, foto © Mattia Mognetti

 

Le tue fotografie sono spettrali, quasi uscissero fuori dal set di un film horror della Universal anni ’30. Come le hai realizzate?
La scelta di usare il nero, di giocare sui contrasti forti e di rieditare le luci e le ombre è una caratteristica distintiva di diversi miei lavori. Mi piace come la maestosità, la solennità, degli edifici entri qui in dialogo con l’atmosfera surreale dell’immagine. Se il proposito non è la mera documentazione, ma è qualcosa di più espressivo, come in questo caso, tra le cose che cerco vi è senza dubbio l’impatto, visivo ed emotivo. Non penso sia dunque un caso che possa sollecitare un parallelo con l’atmosfera caratteristica del cinema horror degli anni ’30, atmosfera in quella sede alimentata anche da un uso caratteristico delle luci e delle ombre, dei contrasti e della grana della pellicola. Il realismo era messo in secondo piano, come accade anche in queste immagini, per privilegiare altre chiavi di lettura e toccare altre corde.

 

monumentale foto Behance - Monumento ai caduti, 1927 – 29, foto © Mattia Mognetti

 

“Dal punto di vista tecnico ciascuna fotografia ha richiesto un lavoro scrupoloso, a partire dalla realizzazione dello scatto, eseguito ad hoc, fino alla lunga e minuziosa post-produzione.”

 

monumentale foto Behance - Edicola Brutti, foto © Mattia Mognetti

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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