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di Alessandra Tecla Gerevini 18 Novembre 2015

Le foto degli attentati a Parigi sono pornografia del dolore?

Il sottile confine tra documentazione giornalistica e morbosità oscena

foto-parigi-pornografia Bizweek

 

Dopo venerdì notte, dopo l’ansia e i tweet, è arrivato il momento delle foto dai luoghi degli attentati di Parigi. Foto che in alcuni casi sono state pubblicate dai quotidiani. Alcuni di questi hanno deciso di mettere in prima pagina foto di ragazzi morti quella notte. Altri no, probabilmente con l’intenzione di dare più un’idea di speranza che di fine.

Quello della rappresentazione della morte sui media non è un tema nuovo e la percezione da parte di pubblico e addetti ai lavori è cambiata nel corso dei decenni. Negli anni ’40, per esempio, non c’erano problemi a stampare foto di uomini uccisi a colpi di pistola, ma nemmeno di ragazze suicide o di vittime di incidenti stradali. Forse non si aveva ancora pienamente chiara la potenza del mezzo. O forse si credeva semplicemente di riportare la realtà così come veniva vista dal fotografo, quindi come era. Oggi invece molte persone si sentono urtate da un’immagine di questo tipo: è difficile capirne il motivo, anche perché allo stesso tempo Studio Aperto continua a giocare su quello spazio di nessuno fatto di chiazze di sangue sulla strada e scarpe spaiate lungo la ferrovia, decidendo di scegliere l’approccio più macabro e meno sincero.

 

tumblr_m9jofjW1AM1qzt15co1_500 TheGuardian - Foto di Weegee

 

Il World Press Photo è un premio dedicato al fotogiornalismo e ogni anno vengono premiate numerose foto di morti ammazzati, naturale conseguenza di guerre e disastri naturali che vengono fotografati e raccontati. I giudici scelgono le foto dal 1955 e qualcuno potrebbe domandare se c’è ancora bisogno di guardare dritto negli occhi un uomo fucilato, quando ne hai già visti altri prima di lui. La domanda è se tutta questa visibilità non possa portare ad un leggero cinismo, ad una sorta di abitudine. Spesso sono gli stessi fotogiornalisti a farsi queste domande, come sottolinea Christoph Bangert nel suo libro “War Porn”: “Sfrutto i miei soggetti? È moralmente giustificabile lavorare come fotografo in zone di guerra e in aree di catastrofi? Perché siamo tutti così attratti dalle immagini che rappresentano la miseria di qualcun altro? Sto producendo della “pornografia di guerra”?” Da treccani.it, il termine pornografia (che deriva, mediante il francese pornographie, dal grecoπόρνη, “prostituta”, e γραϕία, “scritto”) sta a indicare la trattazione oppure la rappresentazione, attraverso scritti, disegni, fotografie, film, spettacoli di soggetti o immagini osceni, effettuata allo scopo precipuo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore.

 

xl Redux Pictures - Foto di Cristoph Bangert

 

Forse le fotografie non sono mai state il problema e non sono cambiate dalla guerra di Crimea nel 1854 quando le scattava Roger Fenton ad ora, scattate da Christoph Bangert in Afghanistan, Iraq e Gaza. Non sono un problema nemmeno quelle scattate qualche notte fa per le strade di Parigi. Non sono un problema se vengono pubblicate sui quotidiani, raccolte in cataloghi. Il problema rimane il perché, gli scopi che si vogliono raggiungere, le idee che si vogliono fare passare. Il problema sono le parole con cui si decide di accompagnarle, pubblicizzarle, condividerle (cit. Libero: “Bastardi Islamici”). Privandole della loro schiettezza ed investendole di significati populisti che nascondono (male) dei “motivi personali”.

Il passo successivo sarebbe spostare per un attimo l’attenzione sulle foto de “il giorno dopo”. Condivise sui social network si sono trovate cartelle di immagini scattate con l’idea di raccontare, appunto, il seguito: ieri tutti avete visto, ma oggi? Ve lo mostro io. Non è invadente, non è insensibile fotografare qualcuno che sta affrontando un lutto, che ha bisogno di intimità per ritrovare un senso? Richiama un po’ quella pornografia dell’orrore di cui si domanda Bangert: non è questa la miseria che ci attrae?

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari StencilNoire StencilNoire, classe ’75, vive e opera in un paesino del sud Italia, Massafra, dove le problematiche socio-culturali danno spunto quotidiano alle sue opere. Veterano dell’uso del colore, sin da bambino ha fatto dell’arte la sua più grande passione, sperimentando tutte le tecniche artistiche, dai colori a olio, al carboncino, all’aerografo, approdando, nel ’95, nella cultura dello stencil e dello sticker. Ha partecipato a numerosi eventi, sia a livello personale, che col gruppo «South Italy Street Art», del quale è co-fondatore. Fra gli ultimi eventi si annoverano le partecipazioni allo Jonio Jazz Festival, svoltosi a Faggiano (TA), al Calafrika music Festival svoltosi a Pianopoli (CZ), e a Residence Artistic in Country Secret Zone, un esperimento artistico di Street Art chiamato «Torrent 14» organizzato da Biodpi in collaborazione con Ortika, svoltosi a Sant’Agata de’Goti. Vincitore della giuria artisti del 1° Concorso Internazionale d’Arte su Vinile, organizzato dall’associazione Artwo in collaborazione con Ortika Street Art Lovers, dedicato a Domenico Modugno, in occasione dei 20 anni della sua scomparsa. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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