C’è stato un tempo in cui Cinecittà era il cuore del cinema italiano e il cinema italiano aveva un rilievo internazionale che era secondo solo ai prodotti dei grandi studios a stelle e strisce. C’è stato un lungo periodo in cui registi, attori e produttori statunitensi amavano così tanto il nostro cinema, il sistema di produzione, l’eccellenza made in Italy che Cinecittà era divenuta una piccola Hollywood in cui le stelle brillavano alte e forti.
Quel tempo purtroppo non c’è più e con la caduta del nostro cinema anche gli studi di via Tuscolana sono affetti da un decadentismo tutt’altro che letterario o aulico. Abbandonati un po’ a se stessi sono spettrali luoghi dove, ancora per non si sa quanto, temerari ed impavidi manovali continuano a lavorare a scartamento ridotto.
Come in uno scenario post nucleare, quasi apocalittico, Luca Locatelli ha fermato il tutto in una serie di scatti che immortalano la paralisi, il bloccarsi del lavoro in pose statiche, come in una rappresentazione firmata da Chris Marker. Simbolo di ciò che noi ed il nostro cinema siamo stati ed ora non siamo più; come rovine di un sistema cinema che è spesso specchio della realtà.
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