Art
di Cosimo Nesca 27 Luglio 2017

“Il digitale è morto, l’analogico vive.” Intervista al grafico Gianluca Alla

Ogni domenica pubblica una gif e dopo un anno le ha raccolte in un libro

.WOODILLON: disegnato per la nuova collezione Woodillon in occasione della Design Week a Milano—2017  .WOODILLON: disegnato per la nuova collezione Woodillon in occasione della Design Week a Milano—2017

 

È da circa quindici anni che il digitale ha soppiantato l’analogico. Tutti ne conosciamo i vantaggi: istantaneità, liquidità, riproducibilità. Però c’è anche l’altro lato della medaglia: la fisicità è in grado di restituirci un feedback unico, un’esclusività che riguarda soltanto noi. Un tema complesso, che affascina il grafico Gianluca Alla e lo ha spinto a stampare fisicamente un progetto nato in punto gif. Gianluca, classe 1991 che fa parte di Fabrica, ogni domenica pubblica una gif in cui gioca con i concetti di leggibilità, segno e parola compiuta, lavori che vanno a comporre il progetto Lettergif, che ha poi raccolto in formato cartaceo. Esatto: una gif che diventa carta. Ci è sembrata un’idea abbastanza folle da dover essere approfondita e per questo abbiamo contattato Gianluca Alla.

 


Sono un grande appassionato di punto gif e nella mia infinita ricerca ho trovato il tuo bellissimo progetto Lettergif. Ce lo racconti partendo dalle origini?
Lettergif è la mia palestra. Quando si progetta per un cliente, l’errore non è ammesso, tutto deve essere “corretto”. Con Lettergif, invece, posso permettermi di sbagliare e delle volte, diciamocelo, di fare anche cose tipograficamente scorrette. Poco mi importa se l’effetto finale sia più o meno bello, quello che per me conta è avere la libertà di fare.

Uno dei punti principali del progetto è creare dei disturbi nella lettura: come mai questa ricerca?
Il disturbo nella lettura costringe chi vede le gif a concentrarsi maggiormente sui caratteri per riconoscerli. Si presta, quindi, maggiore attenzione alle forme che li costituiscono. In questo modo si guarda la lettera come un elemento estetico e grafico, e non più come segno fonetico.

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Partendo da Latina, come sei arrivo al Centro di ricerca delle comunicazioni “Fabrica”?
Recentemente è uscita una canzone di Fabri Fibra che dice “sognavo di fare il grafico tipo per la Benetton”. La cosa bella è che Fabri Fibra ed io abbiamo studiato grafica nella stessa scuola (io alcuni anni dopo di lui) e oggi sono qui a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton. Fico, no?!

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Dal tuo minimal sito vedo che hai visitato 40 nazioni. Quale motivazione c’è dietro questi viaggi?
Il motivo è molto semplice, la voglia di conoscere. Il consiglio che generalmente un grafico con esperienza dà ad uno studente è quello di essere curioso. Probabilmente la mia curiosità si traduce in viaggio. I tre luoghi più belli che ho visitato sono sicuramente New York, la città del tutto; il parco delle lenzuola (Lençóis Maranhenses) in Brasile, se il paradiso fosse reale sarebbe così; i laghi, le colline e le stradine in Scozia.

Questo progetto è stato racchiuso in un libro. Perché dal digitale sei passato all’analogico? Cosa pensi di questi due mondi?
Più che in un libro è stato racchiuso in una piccola agenda che a cadenza settimanale ti ricorda di Lettergif. Forse è stata una forzatura, ma avevo bisogno di lanciare ufficialmente il progetto. Il digitale è morto, l’analogico vive.

Casas_Manifesto: disegnato per la lecture di Carlos Casas a Fabrica—2017  Casas_Manifesto: disegnato per la lecture di Carlos Casas a Fabrica—2017

 

Gianluca come descrive Gianluca in 140 caratteri?
Grafico, amante del bianco e nero, della tipografia e delle lettere in movimento.
Sul curriculum si contano 40 nazioni viste, presto 41.

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Segnalaci tre artisti italiani che meritano di essere conosciuti

Nicoletta Belardinelli, grafica di adozione londinese, colleziona cieli.

Matteo Bellomo, fotografo, gioca con le luci qui a Fabrica.

Giovanni Avallone, designer, fa acrobazie con un braccio meccanico.

 

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