Art
di Sandro Giorello 19 Novembre 2015

No Curves: l’artista italiano dietro la nuova copertina degli Skunk Anansie

Sembrano elaborazioni digitali ma in realtà fa tutto con nastro adesivo e taglierino

Making of diretto ed editato da Zi Italy 

 

Il prossimo 15 gennaio uscirà Anarchytecture, il nuovo album degli Skunk Anansie. La copertina è ad opera di un italiano, che tiene molto alla propria riservatezza e che si è fatto conoscere solo con il suo nome d’arte: No Curves. Ha un gusto anni decisamente anni 80 e la caratteristica di creare quadri utilizzando solo nastro adesivo colorato e taglierino. L’effetto finale è sbalorditivo. Vi mostriamo il making of della cover e ci siamo fatti raccontare meglio da lui da dove nasce questa tecnica così particolare.

Come è nata la collaborazione con gli Skunk Anansie?
In maniera del tutto inaspettata. Ho ricevuto una telefonata qualche mese fa da parte di Anna Maria Negri, che oltre ad essere una nota make up artist ha coordinato la produzione delle immagini fotografiche del nuovo album con il fotografo Emilio Tini. Tra uno shooting e l’altro, cambi d’abito e complice una bobina di nastro adesivo finita è uscito il mio nome. Il caso ha voluto che ci fosse anche una copia del mio libro We Believe in Angles and Straight Lines e la band ne è rimasta entusiasta. Tempo di ricercare il mio numero tramite amici e coordinarci con la manager e ci siamo incontrati.

 

NC_SA_COVER  No Curves – La copertina di Anarchytecture

 

Quanto hai lavorato al progetto?
Circa un mese, principalmente per la preparazione e lo studio del concept. La realizzazione dell’originale mi ha preso pochi giorni in realtà. C’è stato moltissimo scambio con loro e la volontà di realizzare davvero qualcosa di nuovo e inusuale rispetto al classico mondo del rock. Ho cercato di trasfigurare in forma geometrica tutti i membri della band: Skin è una sorta di regina punk-rock, Ace lo spirito del suono, la passione bruciante della musica, Cass il bassista è il flow lento del basso, le profondità marine sempre in movimento e Mark il batterista è una sorta di cyborg-drum machine che ricorda Roy Batty di Blade Runner.

Le tue grafiche mi ricordano quelle delle copertine delle videocassette e delle audiocassette di fine anni 80, c’è un possibile collegamento? Alla fine erano nastri anche quelli.
L’immaginario degli anni 80 è una bomba, era l’alba della tecnologia digitale, i pixel e le prime grafiche vettoriali ultracolorate. Sono nato a cavallo tra gli anni 70-80 e ci sono cresciuto in quel mondo. Le audiocassette sono state un simbolo della mia giovinezza, insieme al walkman; tutto era più vero e tangibile. Penso che ci siano sempre dei collegamenti con la cultura con cui cresci e ti confronti. Credo che il bisogno di realizzare opere con il nastro adesivo sia nato dal desiderio di ritornare a qualcosa di veramente fisico, analogico dopo il boom/overdose digitale degli anni 2000.

 

1_3  No Curves al lavoro

 

Quando è arrivata l’idea che potessi usare il nastro adesivo per fare dei quadri?
È stato un percorso naturale, originariamente i primi lavori erano interventi su manifesti pubblicitari in maniera molto minimale e concettuale. Col tempo, crescendo stilisticamente, senti la necessità di evolverti e approfondire l’eredità del passato, il patrimonio delle generazioni che non ci sono più fisicamente, ma sono una presenza tangibile a livello culturale. Ho sempre avuto una estrema fascinazione per la pittura italiana del rinascimento o dei grandi paesaggisti americani e inglesi dell’800 e’900 anche se, a livello pratico, non ho mai voluto utilizzare la pittura tradizionale. Il nastro lo ritengo una nuova forma pittorica “adesiva”, una via di mezzo tra la tradizione e la sintesi estrema della pittura astratta.

Spesso utilizzi delle superfici trasparenti per creare sovrapposizioni molto interessanti.
Si tratta di diverse qualità di plexiglass e materiali plastici trasparenti. Hanno una lucentezza diversa e il loro spessore variabile permette di creare delle architetture di luce derivate dalle ombre delle immagini sovrastanti. È come regalare all’opera molteplici punti di vista e nuove forme. Molte delle opere realizzate in appositi box cambiano le sembianze in base alle condizioni luce del giorno.

 

1_10  No Curves al lavoro

 

1_13  No Curves al lavoro

 

1_20  Il progetto della copertina

 

Malignamente si potrebbe dire che tanto lavoro manuale potrebbe essere sostituito molto più facilmente da quello digitale, qual è la più grossa differenza a tuo avviso?
Come ti accennavo prima, c’è stato in passato, e c’è ancora di più oggi, una sorta di overdose digitale. Ci stiamo avviando verso un futuro coperto da un velo digitale e c’è la necessità di trovare dei punti saldi, che ci permettano di rimanere coi piedi per terra anche se la testa è ormai un mondo elettronico. Tornare a fare arte con le mani è d’obbligo. Bisogna lasciarsi trascinare dalla casualità del reale e dall’improvvisazione, senza la possibilità di correzione a tutti i costi che è tipica del lavorare in digitale.

 

nc3  No Curves nel suo studio

 

Spesso i tuoi soggetti sembrano usciti dalla cameretta di un bambino – robot, astronauti, supereroi – cosa ti affascina di questo tipo di immaginario?
La loro spontaneità. L’iconicità. C’era un tempo in cui gli Eroi erano Eroi e basta, dove gli archetipi erano chiari e ti permettevano di misurarti con il mondo adulto con gradualità, dandoti la possibilità di scegliere un passo alla volta. Ora dove sono gli eroi?

La tua principale preoccupazione quando allestisci una mostra è che il nastro secchi e si stacchi?
No, quella è l’ultima. Anzi non lo è proprio. C’è solo una preoccupazione, ed è quella di regalare un po’ di sorpresa e sogni a chi guarda le tue opere.

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari StencilNoire StencilNoire, classe ’75, vive e opera in un paesino del sud Italia, Massafra, dove le problematiche socio-culturali danno spunto quotidiano alle sue opere. Veterano dell’uso del colore, sin da bambino ha fatto dell’arte la sua più grande passione, sperimentando tutte le tecniche artistiche, dai colori a olio, al carboncino, all’aerografo, approdando, nel ’95, nella cultura dello stencil e dello sticker. Ha partecipato a numerosi eventi, sia a livello personale, che col gruppo «South Italy Street Art», del quale è co-fondatore. Fra gli ultimi eventi si annoverano le partecipazioni allo Jonio Jazz Festival, svoltosi a Faggiano (TA), al Calafrika music Festival svoltosi a Pianopoli (CZ), e a Residence Artistic in Country Secret Zone, un esperimento artistico di Street Art chiamato «Torrent 14» organizzato da Biodpi in collaborazione con Ortika, svoltosi a Sant’Agata de’Goti. Vincitore della giuria artisti del 1° Concorso Internazionale d’Arte su Vinile, organizzato dall’associazione Artwo in collaborazione con Ortika Street Art Lovers, dedicato a Domenico Modugno, in occasione dei 20 anni della sua scomparsa. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Marino Neri

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Marino Neri Marino Neri è fumettista e illustratore. I suoi libri a fumetti sono Il Re dei Fiumi (Kappa Edizioni, 2008) e La Coda del Lupo (Canicola, 2011), tradotti e pubblicati anche in differenti lingue e paesi. I suoi disegni sono apparsi su riviste nazionali e internazionali e ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali in tutta Europa. Nel 2012 il Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza gli assegnano il Premio Nuove Strade come miglior talento emergente. È attualmente al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti Cosmo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Ester Grossi Nata ad Avezzano (AQ) nel 1981. Diplomata in Moda, Design e Arredamento presso l’Istituto d’Arte Vincenzo Bellisario, nel 2008 ha conseguito la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso il DAMS di Bologna. Si dedica da anni alla pittura e ha all’attivo diverse mostre in Italia e all’estero; è vincitrice del Premio Italian Factory 2010 e finalista del Premio Cairo 2012. Nel 2011 è stata invitata alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Abruzzo). Come illustratrice ha realizzato manifesti per festival di cinema e musica (Imaginaria Film Festival, MIAMI, Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto) e cover per album di band musicali (A Classic Education, LIFE&LIMB). Collabora frequentemente con musicisti per la realizzazione di mostre e installazioni pittoriche-sonore. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Virginia Mori Nasce a Cattolica nel 1981. Vive e lavora a Pesaro. Si perfeziona in Illustrazione e Animazione all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, esperienza formativa che contribuisce a costruire e consolidare il suo immaginario artistico e che le permette di muovere i primi passi nella realizzazione di corti di animazione tradizionale e nell’illustrazione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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