Art
di Valerio Millefoglie 16 Marzo 2016

Villa Girasole, la casa che si muove su se stessa per essere sempre alla luce del sole

In provincia di Verona c’è un immobile che non è davvero immobile

villa-girasole

 

“Un originale progetto italiano di casa girevole è stato tradotto in realtà dal suo stesso ideatore a Marcellise, dove la casa girasole costituisce una curiosità di grande interesse”, con queste parole, pronunciate dalla voce del cinegiornale dell’Istituto Luce, veniva annunciata nel 1935 la realizzazione del progetto dell’ingegnere Angelo Invernizzi. Villa Girasole, il primo immobile capace di muoversi. All’ingresso, vicino all’ascensore che sale lungo una scala elicoidale, c’è un quadro con tre pulsanti: Avanti, Indietro, Arresto. Ai tempi, spingendo il primo, la villa cominciava a inseguire il sole. Nell’arco di nove ore e venti minuti, con uno spostamento di 4 millimetri al secondo, l’edificio compiva una rotazione di 360°.

Nel documentario del 1995 “Il Girasole, A House near Verona” la figlia dell’architetto, Lidia Invernizzi, racconta la vita ai tempi in cui gli ingranaggi funzionavano, quando nel periodo della raccolta dei ciliegi tutta la famiglia si trasferiva in questa casa di vacanze futuriste, “Si muove come un orologio, con un movimento impercettibile. A volte può guardare la valle, a volte le colline e a volte i ciliegi. Tutto era così lento, come durante una passeggiata. Queste immagini nelle finestre erano il segreto degli spazi di casa. Alzando gli occhi dal mio libro vedevo ogni volta un quadro nuovo ritagliato nel paesaggio. Erano sempre vedute nuove e in una luce diversa, eppur non avevamo percepito nessun movimento. Questi quadri sono stati l’invenzione di papà”.

 

 

Gli amici del padre invece, dall’architetto e scenografo Ettore Fagiuoli a scultori, pittori ed ebanisti, avevano inventato il resto della casa. Ogni pezzo era unico, dai tessuti alle maniglie, dall’art decò al liberty, dalla piscina a forma triangolare al campo da tennis. E anche su questi ultimi, oggi, nonostante siano fuori dalle mura, sembrano essere calate giù le tapparelle. “Mio padre Angelo morì nel 1958, aveva settantaquattro anni”, racconta ancora Lidia Invernizzi nel documentario, “Un anno prima era morta mia madre. A entrambi si fermò improvvisamente il cuore. A entrambi, durante un soggiorno al Girasole”.

 

Un altro cinegiornale dell’Istituto Luce, questa volta datato 1964, annuncia, “Paese che vai, casa che trovi. A Noceto, nei pressi di Parma, abbiamo trovato una casa Girasole. Non ha fondamenta. Sta dritta su un piede solo. Una piccola centrale elettrica provvede a farla girare e non si paga nemmeno la bolletta perché la centrale è azionata dal vento”. Dopo le prime inquadrature che mostrano la casa, compare il suo ideatore, Bruno Ghirelli, un uomo in bianco e nero d’epoca. Capelli ben pettinati e sostenuti da brillantina, folti baffi, mani nelle tasche di una giacca troppo larga e risposte secche.

“Chi ha fatto il progetto di questa casa?”.
“L’ho fatto io”.
“Ma lei è ingegnere?”.
“No”.
“Allora lei è un inventore?”.
“Sì”.

Sull’elenco telefonico di Noceto c’è ancora un Ghirelli, “Mio padre era sì un inventore. Le pensava, le faceva, le svolgeva. Aveva inventato la sega mobile semovente Ghirelli, delle macchine che tagliavano la legna. Poi dei mulini, anche questi mobili, che producevano mangime per animali e infine un’officina meccanica mobile”. Cita a memoria il passaggio di un articolo uscito in quei giorni sul Daily Mirror, “La casa che segue il sole, antisismica, antireumatica, per girare le spalle al vicino scomodo”. Il signor Ghirelli, classe 1911, muore nel ’99. “Sentiamo molto la sua mancanza. Quello spirito lì che aveva lui, noi figli non l’abbiamo mai avuto”.

 

Schermata 2016-0La Casa Girasole di Noceto (PR), progettata da Bruno Ghirelli YouTube - La Casa Girasole di Noceto (PR), progettata da Bruno Ghirelli

 

La figlia di Angelo Invernizzi, Lidia, è morta nel 2014 all’età di novantasei anni. Villa Girasole è stata presa in custodia dalla Fondazione Cariverona. Raggiunti al telefono spiegano, “La signora ha sempre cercato di conservare Villa Girasole, ma il costo di manutenzione era molto alto. Le infiltrazioni di acqua che arrivano dalla collina han fatto sì che il terreno cedesse sotto il peso dei quindicimila quintali della villa. Attualmente abbiamo in progetto il restauro, di cui si occuperà l’architetto Mario Botta, ma stiamo cercando di raccogliere i fondi. Quando l’abbiamo presa in carico noi era chiusa al pubblico già da anni e poiché si erano verificati degli episodi di vandalismo, ci siamo occupati di trasferire e mettere al riparo tutti gli arredi”. Villa Girasole è dunque svuotata di persone e di cose, ma qualche testimonianza di passaggio rimane in tre commenti su Tripadvisor.

 

Marcoiseppi80, “Andavo a scuola elementare di fronte alla villa che adesso è un asilo, hanno un parco bellissimo dove tanti sposi venivano a farsi le foto”

Federica a., “L’ho visitata con la scuola tanti! Tanti anni fa… vorrei portate un giorno mia figlia a vederla dentro, non solo dalla strada come succede ora”

Silvia P., “Ho il ricordo di una bellissima serata, sulle terrazze della villa”

 

La casa Girasole di Noceto invece è visibile dalla via Emilia. Qualche anno dopo il servizio dell’Istituto Luce è stata smontata e ricostruita fuori dallo stabilimento Bormioli a Parma, talmente mobile da trasferirsi senza bisogno neanche dei suoi abitanti.

 

Casa rotante bargio La Stampa - La casa rotante di Barge, in provincia di Cuneo

 

Entrambe le case avevano elementi propri di macchine in movimento come rotaie ferroviarie, lamine metalliche tipiche delle imbarcazioni e il timone di una nave. Un faro alla sommità della torre di Villa Girasole avvistava il resto del paesaggio immobile. C’è però una casa che attualmente gira, si trova a Barge, in provincia di Cuneo. È opera di un idraulico in pensione che sogna anche l’eterno riposo movimentato, in una struttura semovente. Neanche il futurismo aveva immaginato una morte così veloce.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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