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Days Gone è un Renegade più profondo e con gli zombie: per questo è fighissimo

 

Tutte le immagini dell’articolo sono state fornite per gentile concessioni da Sony Playstation Italia

Deacon St. John è un uomo ferito, ferito negli affetti e ferito nel profondo dell’anima. La donna che ama più della sua stessa vita è scomparsa e in un mondo letteralmente andato a puttane non che cercarla, cercarla e cercarla ancora. Tutto ciò che si frappone tra questo suo obiettivo, fossero anche un centinaio di Furiosi (aka zombie), è un ostacolo da eliminare. Deacon St. John è un motociclista, un fuorilegge e un cacciatore di taglie: Deacon St. John è un figo totale che saremo chiamati ad interpretare in Days Gone, l’esclusiva di Sony in uscita il prossimo 26 aprile.

Invitati da Sony a provare il titolo in anteprima nel suggestivo AtelierForte di Milano, immerso nel quartiere Ortica e per l’occasione tramutato in una sorta di rifugio/ posto sicuro da eventuali zombie, abbiamo potuto approfondire per oltre tre ore di gameplay Days Gone: e siamo rimasti fottutamente stupiti. Già perché ci aspettava un buon titolo del genere “survivor-zombie”, ovvero un gioco caratterizzato da un protagonista molto figo e armato di tutto punto in sella alla sua motocicletta (Renegade sei tu?) alle prese con orde di non-morti pronti per essere maciullati sotto i colpi del nostro fido fucile a pompa (unica nota stonata il sangue di un colore rosso scarlatto veramente innaturale ma in fondo la versione provata non è ancora quella definitiva quindi speriamo in una correzione cromatica).

Invece no o meglio non solo. Infatti fermo restando la figaggine di Deacon ci siamo trovati di fronte ad un gioco molto più profondo del previsto, con un comparto narrativo di tutto rispetto che spiega e motiva le scelte del protagonista, compresi anche i suoi improvvisi, e davvero molto brutali, scatti di ira (che ovviamente si abbattono su malcapitati Furiosi di turno). Inoltre il gameplay non è stato per niente ripetitivo ma ha dimostrato una libertà di azione e di scelte davvero sbalorditive.

Ad esempio ad un certo punto abbiamo dovuto superare un accampamento di banditi situato in una gola abbastanza stretta. Il gioco ci ha suggerito di eseguire l’azione in modalità “stealth”, ovvero furtivamente. Quindi ci siamo messi al riparo nell’erba alta e ci siamo messi a studiare le posizioni dei nemici. Queste operazioni però hanno richiesto un buon quarto d’ora ovvero il tempo necessario perché un gruppo di Furiosi vaganti, attirati dal sangue che avevamo lasciato lungo il nostro percorso attaccasse lo stesso accampamento: i banditi si sono trovati così costretti a fronteggiare la minaccia zombie. Alla fine è “rimasto in piedi” solo un tagliagole che abbiamo eliminato facilmente cogliendolo di sorpresa.

 

Questa libertà unita ad un ambiente di gioco suggestivo e vivo assieme alla minaccia dei Furiosi che, costantemente, incombeva su di noi ha fatto volare le tre oltre ore di gioco. Alla fine il PR di Sony ci ha picchiettato sulle spalle facendoci terminare la nostra partita, non prima però di essere sfuggiti da un’orda di zombie che stava occupando tutta la carreggiata. Inutile dirvi che non vediamo, letteralmente, l’ora sia il 26 aprile.

 

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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Mattia Nesto

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