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di Mattia Nesto 15 Aprile 2021

L’incanto de La finestra di Orfeo

Il nuovo manga firmato da Riyoko Ikeda, autrice di Lady Oscar, pubblicato da J-Pop Manga è un Bildungsroman tedesco in salsa nipponica.

Diciamoci la verità, probabilmente, che abbiate letto o meno questo libro, conoscerete Lady Oscar e la sua epopea. Tuttavia un buon numero di voi potrebbero non sapere che Lady Oscar, prima di essere quel sempiterno anime che ha occupato quasi militarmente i palinsesti di Italia 1 dagli Ottanta a oggi, è stato un manga. Un manga di grande successo firmato da Riyoko Ikeda, una delle mangaka più famose di tutti i tempi. In queste settimane, grazie a J-Pop Manga, abbiamo avuto la possibilità di immergerci in un’altra sua avventura, molto particolare. Stiamo parlando dell’incantevole La finestra di Orfeo.

Un’edizione veramente elegante  Un’edizione veramente elegante

La finestra di Orfeo risponde a tre caratteristiche fondamentali, che emergono già nel primo volume che abbiamo avuto modo di leggere nella nuova edizione. Stiamo parlando di un’estrema eleganza del tratto, di un tipo di narrazione molto piana, più chiara e netta rispetto a Lady Oscar (anche dal punto di vista dell’impaginazione e del ritmo delle vignette) e, soprattutto, un continuo e netto dialogo con il mondo della musica, in particolare, con quello della musica classica. Già perché il lavoro di Ikeda è ambientato nel pieno del periodo Romantico della musica classica, ci troviamo infatti nel conservatorio di Ratisbona dove seguiremo appunto le varie vicende degli studenti. Lo schema, dicevamo, è abbastanza classico con due figure centrali. Ovvero un “protagonista”, Isaak (lo mettiamo fra virgolette perché in realtà non è lui il protagonista) che viene da una classe umile ma che grazie al suo talento riesce a entrare nella prestigiosa scuola, e un deuteragonista, ovvero Julius, la quintessenza del fascino: non solo ha un viso super sensuale e delicato, ma è anche dotato di un carattere deciso al limite dell’irascibile oltre che di un grande talento dal punto di vista musicale.

La mitica leggenda al centro della narrazione www.gonagaiworld.com La mitica leggenda al centro della narrazione

Sull’intero conservatorio e sui protagonisti di questa storia però aleggia una mitica leggenda, che dà anche il titolo al manga. Stiamo parlando della cosiddetta “finestra di Orfeo”, ovvero una particolare apertura di una torre ormai in rovina da dove, secondo appunto questa credenza, chi guarderà in basso e scorgerà una ragazza se ne innamorerà per sempre, portandola però alla morte. Il destino tragico, proprio quello del binomio mitico Orfeo e Euridice, è come se aleggiasse non soltanto nella leggenda ma anche nei destini dei vari protagonisti. Infatti sia Isaak che Julius, ma anche lo stesso Klaus, la terza figura principale del manga, provengono da famiglie più o meno disastrate, con segreti al limite del terrificante che finiranno per pesare come un macigno sulle loro vite.

Quanto fascino il nostro protagonista… shoujo-manga.net Quanto fascino il nostro protagonista…

A fare da contrappunto a questa pesantezza e cupezza, per così dire, biografica, ci pensa Ikeda che con il suo tocco delicato tratteggia protagonisti bellissimi, dotati di chiome fluenti, alti, slanciati e sempre vestiti benissimo. Infatti La finestra di Orfeo, anche dal punto di vista proprio della foggia degli abiti, è una vera e propria lezione di moda ottocentesca, con momenti degni di una sfilata d’altri tempi. Certamente, l’aderenza ai temi di Lady Oscar è abbastanza evidente.

Però, rispetto alle avventure del biondo spadaccino/a, ne La finestra di Orfeo c’è uno spazio enorme dedicato alla musica, alla musica romantica, raccontata, appunto, attraverso il tratto e il disegno caratteristico della mangaka. Se in Lady Oscar è il genere “cappa&spada” a farla da padrone, qui siamo dalle parti del “romanzo di formazione tedesco di fine Ottocento”. Insomma questo volume di J-Pop, per altro bellissimo anche da vedere, è una lettura che vi consigliamo: specialmente se vi sentite romantici e, ancora di più, se siete “romanticisti” nell’animo.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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