Michael Moore: “#Occupy come le rivolte degli ’60? No, è diverso. Smettete di starvene seduti.” Leggi l’intervista

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di Jon Bocconcino 4 novembre 2011 18:01
Michael Moore: “#Occupy come le rivolte degli ’60? No, è diverso. Smettete di starvene seduti.” Leggi l’intervista

A Oakland sta succedendo un bel casino. La polizia picchia la gente che occupa la piazza, utilizzando sistemi molto lontani da quelli previsti per legge. Arresti e cauzioni altissime, violenze e armi che non si usano nemmeno in guerra. Le battaglie di Oakland stanno diventando centrali in quella che è una sorta di rivoluzione non-organizzata da parte della gente realmente disperata.

Michael Moore, regista e attivista politico, gira tutti questi posti, e qualche giorno fa era ad Oakland, intervistato da Davey D e Bernstein alla radio ha raccontato quello che aveva attorno ma soprattutto ha chiaramente spiegato le differenze sostanziali tra le battaglie organizzate degli anni 60 e quelle disorganizzate, per rabbia e disperazione, di questi ultimi mesi. 

E’ fiducioso. 

Leggete l’intervista tradotta da ComeDonChisciotte

DB: Michael Moore, benvenuto, apprezziamo che sei venuto e hai trascorso qua un po’ di tempo. L’ultima volta che hai parlato, mezz’ora fa, non c’erano elicotteri, ora ce ne sono quattro che ci girano sopra testa. Da noi si tratta di una specie di consuetudine per le operazioni di polizia. Forse sono qui per fare il tifo anche per te.

MM: In realtà quelli in cielo fanno parte del movimento Occupy helicopter. Questa cosa non avviene solo sul terreno, ma anche nell’ atmosfera.

DD: [La polizia] ha attaccato i manifestanti quando dormivano per prenderli di sorpresa. Si stanno vedendo tattiche simili ovunque, a New York o altri posti che vengono militarizzati, tattiche brutali della polizia contro la gente normale.

MM: Io credo una cosa, Oakland ha raggiunto un sacco di persone, ne parlano in tutto il paese, come quando a partire dal 11/9 si sono spesi infiniti di miliardi di dollari per la sicurezza nazionale. Non sappiamo quanti, perché per legge non sono obbligati a dircelo. Ma quello che sappiamo è che le forze di polizia in tutto il paese hanno chiesto e ottenuto un sacco di soldi per comprare armi, blindati, apparecchiature di spionaggio e strumenti neanche conosciamo. Per certi versi è spaventoso che gli abbiamo concesso di arrivare a questo. E hanno fatto tutto con il pretesto del 11/9.

Sai, se quel giorno fosse morta una persona a me cara, e c’era un mio amico in uno di quegli aerei, quello da Boston, era un produttore con cui avevo lavorato… il fatto che lui e gli altri morti… e la loro morte e i loro nomi sono stati usati per fare così tanto male in tutto il paese, è davvero disgustoso.

DD: Sicuramente. Sai, come ogni cosa a New York, ci sono i dirigenti della polizia che ora sono pagati dalle istituzioni finanziarie/bancarie di Wall Street; stiamo assistendo a una privatizzazione della polizia e credi che questo si stia spandendo in altre città?

MM: No, beh, si è diffusa ma si fermerà perché questo movimento sta crescendo velocemente. È incredibile. Ho avuto la fortuna di aver viaggiato per il paese nelle ultime settimane, ho visto con i miei occhi, se solo tu prendessi un autobus o un’auto macchina e facessi un giro nella cittadina più piccola dove c’è un piccolo movimento “Occupy” rimarresti sbalordito. C’è una piccola città dove vivo: Niles. Ci sono solo dieci/undici mila abitanti. Ci sono un centinaio di persone accampate lì, che manifestano occupando Niles. Ora cento persone possono non sembrare tante a Oakland, ma cento persone sono l’1% della popolazione di Niles. Se l’1% degli Americani dimostrasse al National Mall sarebbe una manifestazione di oltre tre milioni di persone. Così cento persone a Niles sono come tre milioni di persone a una manifestazione nazionale sul viale di Washington, questo non è mai successo.

DD: Giusto.

MM: Solo per darti un’idea. E ancora, nessuno ha organizzato niente a Niles. Non c’è un’organizzazione nazionale alla quale appartengono. Non rendono conto a nessuno, non hanno dirigenti. È semplicemente accaduto spontaneamente. Ed è una cosa incredibile da vedere. Mi ha sollevato lo spirito; è come essere sotto l’ effetto di qualche droga, se solo sapessi qual’è questo effetto.

DD: Boot Riley mi ha appena raggiunto e vuole che ti parli di alcuni lavoratori dei sanitari che chiedono se domani li accompagnerai, se sei in città. Ma l’altra cosa che Boots ci ha ricordato è lo sciopero generale a Oakland del prossimo venerdì. E poi credo che ci sia uno sforzo nazionale della gente di iniziare a cambiare le banche. Cosa pensi di questo, del fatto che la città di Oakland chiede uno sciopero nazionale?

MM: Alla fine è questo quello che deve succedere. In pratica la gente dirà “Mi spiace non partecipiamo più a questo sistema. Non siamo più parte di questo ingranaggio, diamo le dimissioni“. Penso che alla fine questa sarà una cosa che accadrà, e non so quando succederà, non so come avverrà.

DD: Beh, so che venerdì prossimo abbiamo programmato uno sciopero nazionale.

MM: Suona come se tutto iniziasse da qui [Oakland].

DB: Sono qui con Michael Moore e Davey D. Posso chiedervi qual è stata la vostra reazione istintiva quando avete sentito di questo giovane, un veterano pacifista che è stato colpito da un colpo a distanza ravvicinata e mandato all’ospedale in condizioni critiche dall’azione di diciassette dipartimenti di polizia, mandati ad arrestare un centinaio di persone mentre dormivano con i bambini nel campo. Qual è il tuo pensiero su questo livello di violenza?

MM: È ovviamente spaventoso. Non sono il solo a dire che loro, ancora loro, hanno esagerato, proprio come Wall Street ha esagerato con l’avidità. La polizia qua ha esagerato con la gestione brutale e fascista, perché la gente, qualsiasi persona in tutto il paese, ha visto quello che è successo ad Oakland e ne è rimasta inorridita. Nessuno vuole vivere in un paese del genere. Nessuno vuol vedere la polizia pagata, con le loro tasse, fare questo ai cittadini. Voglio dire, mi sento male per quello che è successo qui e per coloro che sono stati feriti, e di sicuro per Scott Olsen, che è in ospedale e probabilmente ci vorrà molto tempo prima che riprenda una vita normale, sempre che accada.

Sai, sto anche pensando a quei ragazzi, lui e i suoi compagni, o al suo compagno che parlava in televisione l’altra sera di quando erano in Iraq e sono diventati contrari alla guerra, hanno visto in prima persona quanto questa guerra sia sbagliata. E questa è una cosa molto coraggiosa da fare quando sei un soldato, quando sei in zona di guerra e ti dichiari contro la guerra. Guarda, per fare il soldato, prima di tutto, in un esercito di volontari, le implicazioni sono che se firmi per entrare in pratica stai dicendo “Sono disposto a dare la mia vita così che altri possano vivere“. E l’esercito dovrebbe essere impiegato per quello che dovrebbe essere davvero, ovvero per l’autodifesa. Sono disposti a morire. Quale dono maggiore può fare un essere umano che è disposto a dare la propria vita per un’ altra?

Così questi ragazzi che sono andati due volte laggiù, sono tornati e hanno voluto dire ai loro compatrioti americani “Sono stato laggiù e so che questa guerra è sbagliata“. Per questo ci vuole molto coraggio, più di quanto ne avessero già dimostrato. Per scoprire poi che le persone che l’hanno ferito erano del posto in cui viveva, di Oakland in California.

E la differenza tra Oakland e l’Iraq, in termini di ciò che Scott Olsen ha dovuto affrontare è questa. In Iraq la più grande minaccia mentre stai guidando è quella che chiamano ordigni esplosivi improvvisati (IED). Ok? Scott Olsen è ora in ospedale per le conseguenze di un IED. Non c’è stata nessuna improvvisazione. Quegli oggetti che sono stati sparati hanno lo scopo di controllare le persone. Questo è quello che davvero concerne l’Homeland Security. Loro non sono preoccupati di al-QaedaAl-Qaeda è uno scherzo al momento. Anche la nostra CIA dice che in Afghanistan sono rimasti una cinquantina di membri, ok? Bene, questo è l’uomo nero. Questo è l’uomo nero che hanno voluto creare per provare a spaventarci e ci sono riusciti, così tutti sosterranno una grossa spesa militare e la militarizzazione delle forze di polizia.

DB: Diciassette forze di polizia, diciassette nella Bay Area, ma non sappiamo chi abbia esattamente sparato a Scott Olsen perché indossavano tutti le uniformi e le maschere.

DD: Beh, stanno dicendo che è stato il dipartimento di Alameda. Me lo ricordo, ero in prima fila.

MM: Il poliziotto di New York che ha spruzzato lo spray al peperoncino negli occhi di alcune ragazze, sapete, queste ragazze sono state in grado di riconoscerlo, avrà una sospensione ed è stato trasferito a Staten Island. Troveranno chi è stato.

[A questo punto della conversazione con Moore, che era in collegamento dalla piazza, un testimone, un attivista di Occupy Oakland ha offerto la sua testimonianza visiva sui disordini di martedì notte che hanno mandato Olsen all’ospedale in condizioni critiche]

Testimone: Scott era accanto a me e l’altro ragazzo con il cappello dei marine, e loro l’hanno colpito dopo un paio di minuti che eravamo tutti lì. Sai cosa sto dicendo, perché eravamo lì, era il tramonto, loro hanno sparato tre lacrimogeni “Boom!” poi hanno aspettato circa trenta secondi, “Boom!” e poi un altro “Boom!” È stato pazzesco; come se fossimo in guerra! C’erano donne anziane, i media non ne hanno parlato, c’ era gente lì.

[C’erano bambini] che non riuscivano a respirare. Io che sono un po’ in forma sono riuscito a correre per tre isolati fino all’undicesima o la decima. Ma c’ erano persone per terra che soffocavano.

DD: Giusto, e queste sono le storie che non vengono raccontate.

MM: Beh, vengono raccontate qui su Radio Pacifica, è qui che inizia, poi gli altri cominceranno a dargli una copertura. Ed alla fine arriverà anche la giustizia. Le persone che hanno preso le decisioni di questo, ai cittadini disarmati che manifestano pacificamente, ci sarà giustizia.

E alla fine la responsabilità è del sindaco, non importa quanto sia progressista, non importa quanto sia carina, non importa quanto sia dispiaciuta per tutto quello che è successo. Non importa se ha dovuto interrompere le sue vacanze o qualsiasi cosa stava facendo ed è dovuta tornare indietro. Il punto è che la responsabilità è sua e la gente di Oakland ha già sofferto abbastanza.

Lo posso gridare forte, quanti anni, quante volte sono venuto a Oakland per vedere cosa stava accadendo a questa città. E parliamo di una città che è stata abusata dalle politiche di Corporate America e di Wall Street, ed è incredibile vedere la vita che scorre e la resistenza che ancora riesce ad opporre. Queste persone non hanno rinunciato. E non mi sorprende che questo momento di svolta, in questo movimento, sia avvenuto qui ad Oakland, questa settimana. E se doveva essere qui, qui è stato, e ha ispirato, ha ispirato le persone di tutto il paese.

DB: È un po’ diverso dalle marce per la pace degli anni ’60, con un gente un po’ diversa.

MM: È diverso. Quelle cose erano tutte ben organizzate. Questa no. Ed è un controsenso che da una disorganizzazione così sia venuto fuori uno dei migliori movimenti visti in vita mia. Senza struttura, senza disciplina, senza organizzazione. Non sono un anarchico, ma c’è un qualcosa che mi richiama dall’interno e credo che sia per tutti così. Sai, credo sia condiviso da milioni di persone. Ci rifiutiamo di vivere nel modo in cui hanno costruito la nostra America. Non andremo da nessuna parte, e questo significa che le cose devono cambiare. Fine della storia. Grazie mille per avermi invitato.

DD: Michael, hai un ultima parola da lasciare prima di andartene?

MM: Sì, a tutti quelli che ascoltano e che partecipano al movimento; sappiate che avete già cambiato il dibattito nazionale. Abbiamo già delle vittorie, avete ucciso l’apatia del nostro paese, avete tolto la disperazione dai cuori delle persone. Così tante persone stanno sedute a casa e pensano di essere da sole “Cosa posso fare? Vivo a Debuke“, “Cosa posso fare? Vivo a Boise“, “Vivo a Salt Lake“, “Io vivo a Grass Valley, California“. Cosa posso fare? Cosa posso fare? Niente. Così me ne starò seduto sul divano. Bene, smettete di starvene seduti, niente più divano. La gente ha le orecchie e gli occhi ben aperti e sta partecipando. Tutto questo diventerà più grande, e te, Dennis, io, non abbiamo in realtà nulla da fare. Nessuno dovrà fare nulla. Dobbiamo solo guardare che questo accada.

Questi semi sono stati piantati dagli abusi di Corporate America verso la propria gente. Ed è tempo di germogliare, non c’è modo di impedirlo. Si dovranno pentire del giorno che hanno esagerato, e di quando hanno deciso di uccidere la classe media di questo paese, e di non dare speranze ai poveri. Quel giorno dovranno pentirsi di tutto, quindi siate generosi; chiunque mi ascolta fa parte di un movimento che ha gia conquistato delle vittorie. Ed andrà aumentando sempre più, perché queste cose fioriscono d’inverno.

DB: Anche io voglio ringraziarti per esserti fermato a Pacifica ed essere venuto ad Oakland. Abbiamo trascorso dei bei momenti e spero che tornerai presto.

MM: Lo farò e grazie mille ancora. Mi spiace che siamo via radio; anzi no, non sono dispiaciuto, ma se poteste vedere… Siamo qua su un tavolino in mezzo a Oakland occupata. Laggiù c’è la Wells Fargo Bank e migliaia di persone, ogni genere di persona, e ogni tipo di persona è qua. Questa è l’America dove vogliamo vivere, quella che vediamo qui ora, questa è la democrazia come dovrebbe essere. E sono molto fiducioso.

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