Geek
di Mattia Nesto 1 Febbraio 2019

Sono passati vent’anni ma Silent Hill fa ancora paura

Abbiamo giocato di nuovo al titolo Konami e ce la siamo fatta sotto come la prima volta

Una città sepolta da una fitta coltre di nebbia. Un padre disperato, orfano di sua figlia persa chissà dove. E quelle voci, anzi quei versi, a metà strada tra un animale feroce e un incubo partorito dalla nostra mente, che ad ogni angolo, strada o vicolo incessantemente trapassano le nostre orecchie. Raramente un videogioco, specie all’alba del 1999, era stato in grado di dare una serie di sensazioni così forti e disturbanti come Silent Hill (il cui titolo originale, Sairento Hiru, è uno dei più belli della storia videoludica recente). A vent’anni dall’uscita di questo titolo noi di Dailybest siamo tornati in quella cittadina statunitense per capire come mai, assieme al suo “gemello diverso” Resident Evil/Biohazzard, Silent Hill sia rimasto tatuato indelebile nella nostra mente.

Senza ombra di dubbio uno dei motivi di successo, anche artistico, di Silent Hill, è stato sfruttare appieno tutti i limiti del motore grafico della Playstation 1 che, già nel ’99, dava i primi segnali di inquietante “vecchiaia”. Già perché la famosa nebbia di SH è stata una geniale scelta operata dal team di designer capitanato da Keiichiro Toyama: come fare a rendere una città infestata da mostri di ogni forma e dimensione quando l’engine non permette una tale follia creativa? Semplice: si copre tutto di un manto di nebbia spesso e impenetrabile, di modo che il motore grafico abbia tutto il tempo di computare i propri mostri, sempre pronti a ghermirci senza farsi vedere.

Già la vista. SH ha offerto ai videogiocatori di vent’anni fa (anche nel suo, splendido, secondo capitolo) alcune tra le vedute più spaventose della storia del gaming odierno, con in più un’aggiunta. Se infatti Resident Evil (di cui in questi giorni Capcom ha rilasciato quella mina assoluta di remake che non ci fa dormire la notte) ha da sempre puntato sull’immaginario zombie e sulle aberrazioni biologiche di una multinazionale, SH, in modo forse più raffinato, è connaturato invece da un continuo rimando introspettivo, psicologico e letterario: le creature della cittadina sono infatti a metà strada tra i demoni del subconscio e le citazioni di Lovecraft.

Il protagonista, Harry Mason, passa senza soluzione di continuità da uno stato di veglia nella dimensione normale, ad una specie di “ipnosi” che lo trascina in una dimensione demoniaca, dove, neanche a farlo apposta, SH raggiunge i vertici assoluti in fatto di brividi. Harry, che ricordiamo ha perso, misteriosamente, sua figlia nei primi attimi di gioco, infatti troverà via via sempre più indizi, tra cui foto, disegni e porzioni di diario, che paiono apparentemente appartenere Cheryl o a una bambina che le assomiglia in maniera inquietante.Inquietante, questa è la parola chiave di SH. Infatti questo è un gioco che al contrario di Resident Evil, il “paese della cuccagna” degli amanti dei jump-scare, ti attanaglia nel profondo, con scene talmente da incubo che ancora adesso ci fanno sprofondare in un baratro di profonda inquietudine e insicurezza Ma non tanto perché le creature sono mostruose no, c’è qualcosa di più. E quel qualcosa in più è che le creature di SH sono, letteralmente, il risultato della celebre acquaforte El sueño de la razón produce monstruos di Francisco Goyal’horror di Silent Hill è proprio dentro di noi (e siamo certi che se Goya lo avesse provato se ne sarebbe innamorato!).

Così come, anni e anni dopo, se ne sono innamorati quei due pezzi da novanta di Guillermo del Toro e Hideo Kojima i quali tra il 2012 e il 2014 hanno iniziato a lavorare a P.T., quel formidabile teaser interattivo (di fatto una delle più belle demo della Storia) che sarebbe stato il giusto, anzi giustissimo prodromo a Silent Hills, il reboot firmato giustappunto Kojima – Del Toro. Purtroppo, anche a causa dei noti scazzi durante la realizzazione di Metal Gear V – The Phantom Pain (qui Sabaku si triggera come nelle migliori delle occasioni), Kojima se ne è andato sbattendo la porta e aprendo uno studio di produzione tutto suo, il Kojima Productions alle prese con Death Stranding su cui, praticamente ogni giorno ci lambicchiamo il cervello.

Tuttavia certo è che Silent Hill non solo è stato una pietra miliare nella storia videoludica ma anche una delle più grandi opere horror mai concepite. Quindi se stasera, magari complice il maltempo, rientrerete in casa un pelino prima sarà meglio guardarsi intorno con più attenzione: proprio là, nell’angolo più buio della vostra coscienza, un mostro perverso potrebbe aspettarvi.

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