Geek
di Mattia Nesto 1 Agosto 2022

Xenoblade Chronicles 3: e l’anima d’improvviso prese il volo

Xenoblade Chronicles 3 di Monolith entra, di diritto, nel canone videoludico contemporaneo.

Xenoblade Chronicles 3 tocca vertici di poeticità assoluta  Xenoblade Chronicles 3 tocca vertici di poeticità assoluta

Xenoblade Chronicles 3, terzo atto dei “Chronicles” di Monolith, entra di diritto nel canone non solo degli ajrpg migliori di tutti i tempi ma anche dei videogiochi tout court. Già perché l’avventura sbarcata su Nintendo Switch è quella che si può definire come una “magna opera”: sia dal punto di vista del sistema di combattimento, sia dei meccanismi interni di levelling passando per il world-building, il level-design e la descrizione dei personaggi qui tutto grida al capolavoro.

Ambientato in un mondo che ha punti in comune e creature condivise con i primi due Xenoblade, questo nuovo titolo, tuttavia ci getta, fin dalle primissime battute del gioco, in un’ambientazione molto più matura e, per certi aspetti, fisica dei precedenti. Se infatti il primo aveva, a conti fatti, i toni della “fiaba del predestinato” e il secondo presentava caratteristiche vicine “alla storia liminale che poi diventa centrale”, qui è tutto epico, adulto, per certi aspetti e consapevole. Costretti a una vita fatta di continui scontri e guerre perpetue, gli abitanti del mondo di Aionios sono condannati a una vita la cui brevità è inaudita: nel migliore dei casi, questi combattenti possono sperare di vivere al massimo fino a dieci anni. Come reca, infatti, un misterioso marchio di cui tutti sono dotati la vita ha una scadenza programmata qui. La loro vita, insomma, è una concessione che la regina fa per sì che la Cronofiamma, che tutto governa, venga alimentata con la forza vitale degli altri.

Una regia sempre attenta in Xenoblade Chronicles 3  Una regia sempre attenta in Xenoblade Chronicles 3

Eppure, i nostri protagonisti, troveranno ben presto un motivo per tentare, in un certo qual modo, di svellere questo meccanismo secondo cui “la morte è normalità, è la vita ad essere l’eccezione”: ecco questa, proprio per sommi capi, la storia. In tutto questo si aggiunga, come sostrato di portata colossale, un mondo vasto e tratteggiato con vivida arte dalle ragazze e dai ragazzi di Monolith. Compiendo quello che si può definire un vero e proprio miracolo, quanto si vede su Switch, sia che lo si giochi in portabilità sia che lo si giochi sul televisore col dock (scelta che comunque consiglio caldamente di fare) le prestazioni sono del gioco sono stupefacenti: trenta fotogrammi quasi sempre bloccati, una profondità di campo mai vista sulla console Nintendo e una sensazione di costante e continua scoperta strabiliante. Proprio per il profondo meccanismo di power-up, ogni tipo di esplorazione, financo di azione, viene premiata con un certo tot di punti esperienza: ecco perché l’esplorazione non è mai tediosa o fine a se stessa ma grazie giustappunto a questi punti in più, tesori o quest-line segrete è sempre stimolante. Sul fronte della “mera” grafica è vero che ci sono delle sporcature e texture non sempre rifinite a dovere ma visto dove gira sono problemi veramente di terziaria importanza

Si aggiunga poi un job-system che ha fatto un deciso passo in avanti: infatti in questo terzo capitolo non solo il roster dei personaggi giocabili è aumentato, ma anche le possibilità di cesellare una specifica build sono moltiplicate. Ogni guerriero, infatti, ha una sua specializzazione dal punto di vista del ruolo sul campo di battaglia, specializzazione che però, può essere cambiata, aggiunta e organizzata in combo con un differente specializzazione di un altro compagno di strada. Ne vengono fuori costruzioni di personaggi ibridi, quindi, che idealmente prendono il meglio del meglio dei propri compagni di squadra. Oltre a questo, con la meccanica degli Uroboros, ovvero fusioni vere e proprie tra singoli membri del party (con due differenti versioni) e la possibilità, tramite uno skill-tree, di imparare abilità comprenderete la vastità di questo sistema. Senza scordarsi, ovviamente, degli equipaggiamenti, che danno bonus passivi e attivi ed anche le gemme, che forniscono potenziamenti mai di secondaria importanza.

Brividi e pelle d’oca  Brividi e pelle d’oca

Sicuramente meccanismi che vanno imparati a dovere e che potrebbero rappresentare un duro scoglio per tante giocatrici e giocatori: il consiglio è, vista anche la vastità dal punto di vista temporale del titolo (che si completa, prendendo in esame la sola storia principale, dopo aver passato tra le 65 e le 75 ore di gioco) di prendere tutto il tempo possibile per impararlo a dovere, leggendo e ascoltando tutti i tutorial (che sono fatti veramente bene e che sono riassunti, con dovizia, anche nei sottomenu).

Signore e signori che personaggi in Xenoblade Chronicles 3  Signore e signori che personaggi in Xenoblade Chronicles 3

Il sistema di combattimento, nudo e crudo, non si è troppo modificato rispetto agli altri capitoli, andando però via via a sgranare le ridondanze dei precedenti e fornendo una gustosa di unione di combattimento strategico e action, con attacchi automatici, mosse da fare in combo e assalti di gruppo che possono portare il proprio danno, addirittura, a un boost del 999%. Ho affrontato il titolo in modalità normale e il livello di sfida, anche se non proibitivo specie nei combattimenti “di trama”, si alza enormemente nella difficoltà con gli scontri opzionali. Scontri che, come è giusto che sia, se risolti a proprio favore, danno non solo una caterva di punti esperienza, ma anche materiali unici e, perché no, hint di trama interessanti (specie sul “mondo largo” della storia).

Per quanto concerne il dato estetico, come avete avuto modo di vedere dai filmati e dagli screen che ho catturato direttamente dal Nintendo Switch, siamo davvero su un altro pianeta rispetto, soprattutto, al secondo capitolo. Non solo l’eleganza a questo giro è diffusa, ma ogni membro del parti, per le sue caratteristiche differenti, vive di uno stile proprietario che però va a incastrarsi perfettamente con quello di tutti gli altri. Un momento chiave dell’esplorazione è quando si scorgono, ahinoi, i corpi di compagni caduti: il nostro Noah, protagonista della storia, e Miyo, essendo dei tramandanti dovranno occuparsi di “traghettare” le anime dei defunti a dovere.

All’attacco!  All’attacco!

Questi momenti, oltre a far guadagnare esperienza, hanno anche un forte valore emotivo, così come i ragionamenti sulla vita, sulla morte e, soprattutto, sul senso di esistere, sul proprio destino e posto del mondo che i personaggi fanno, magari quando si riuniscono attorno a un falò per cucinare o livellare. Ecco, proprio quei momenti, assieme a certi scorci, ost o combattimenti particolarmente artigliata, sono il cuore pulsante di Xenoblade Chronicles 3: un continuo palpitare che mio ha fatto venire in mente una canzone di De André, tra le sue più belle, ovvero “Un malato di cuore“, in special misura la strofa “e l’anima d’improvviso prese il volo“.  I Monolith hanno fatto, ancora una volta, un miracolo a base di avventura, gameplay e senso di crescita.

COSA NE PENSI? (Sii gentile)

TENIAMOCI IN CONTATTO
>
Iscriviti alla newsletter, niente spam, solo cose buone
>
CORRELATI >