Libri
di Mattia Nesto 4 ottobre 2018

C’era una volta un lupo mannaro nella Milano del 18° secolo

Nell’estate del 1792 una misteriosa creatura sconvolse l’hinterland milanese

Questa è la storia di un tempo lontanissimo, il tempo dei miti e delle leggende… beh ok non forse il caso di scomodare l’incipit della serie tv anni Novanta Hercules  ma la storia che vi stiamo per raccontare pare davvero rappresentare qualcosa di epico, e pure un po’ horror. A tramandarci la storia in questione, ambientata nella Milano del diciottesimo secolo, quella di Cesare Beccari e dei fratelli Verri, è un anonimo cronista lombardo ripreso però nel recentissimo (e bellissimo) libro Il tempo dei lupi. Storia e luoghi di un animale favoloso di Riccardo Roa, edito da Utet.

Tutto inizia il 4 luglio 1792 nei dintorni di Cusago, un paesone vicino a Milano e poco distante dal fiume Ticino, quando un ragazzino di dieci anni, tale Giuseppe Antonio Gaudenzio, uscito di casa per portare a pascolare la vacca di famiglia ritorna senza l’animale, perso al limitare del bosco. Il papà, che non aveva aderito ancora al metodo Montessori, gli intima con decisione di ritornare, nonostante sia ormai sera, nel cuore della foresta per cercare la vacca smarrita.

Il bimbo, un po’ tremante, fa buon viso a cattivo gioco e si addentra nel fitto del bosco. Passa la notte e alla mattina il padre, probabilmente eroso da più di un senso di colpa, va a cercare il figlio scomparso. In una piccola radura, proprio al centro del bosco, scorge la mucca che bruca tranquilla ma fa anche un’amara scoperta: trova i vestiti completamente a brandelli e lordi di sangue ma non solo: ci sono anche dei resti umani, quelli del figlio, orrendamente maciullati. Il padre disperato grida e dice: “Questa furia non è opera di un lupo o di un orso normale, no la cosa che ha fatto questo dev’essere una creatura del demonio!” .

 

 

Da qui, passando di bocca in bocca, la strage di Cusago diventa una vera e propria psicosi per la misteriosa belva del milanese. Passano quattro giorni e un altro bambino, Carlo Oca, messo a guardia del recinto comunale delle vacche di Liscate, un a nord di Milano, viene trascinato nel fitto della foresta da quella che i testimoni oculari descrivono come “una grossa belva dal manto nero pece e dagli occhi di brace”. Ma gli avvistamenti della belva di Milano non finiscono qui. Da nord a sud da est a ovest la creatura semina morte e terrore.

A lasciarci la pelle sono spesso e volentieri bambini o ragazzi, di solito messi a guardia di vacche e buoi, ma anche le ragazze rischiano grosso. Infatti una ragazza a Corbetta si salva per il rotto della cuffia solo perché si mette a gridare proprio mentre un gruppo di pastori stava passando vicino al bosco. A Villa Cortese un contadino dice di aver lottato con il proprio falcetto contro un “lupo di dimensioni colossali”. Alcuni iniziano a dire che un lupo, per quanto pericoloso, non possa essere così letale e si inizia a dare la colpa di tutto questo sconquasso a Bartolomeo Cappellini, una specie di impresario che, l’anno precedente, aveva mostrato nel suo circo due esemplari di iena. Ora, la iena nel diciottesimo secolo era non soltanto un animale esotico, ma anche connaturato da un’aurea funesta: si diceva infatti che si nutrisse dei propri piccoli e che avesse un appetito di sangue bestiale. Lo stesso appetito che la bestia di Milano pare non riuscire a saziare.

 

 

 

Gli attacchi sul finire dell’estate si moltiplicano e si segnalano aggressioni ad Assiano e Senago. Gli ultimi episodi poi sono particolarmente inquietanti dato che sempre più iniziano a parlare di strani comportamenti della creatura. Infatti il mostro di Milano pare non soltanto ululare alla Luna ma sembra essere capace anche di alzarsi sulle zampe posteriori, senza considerare il fatto che succhia il sangue alle sue vittime. Già quella grossa fiera si è rapidamente trasformata nel “lupo mannaro di Milano”.

L’artigliata vicenda trova una sua conclusione con l’inizio dell’autunno quando nella zona orientale di Milano, non così distante dall’attuale fermata di Porta Genova, viene finalmente ucciso il lupo responsabile delle stragi. Eppure i più non sono convinti: la bestia è infatti di dimensioni normali, anzi è anziana e di certo non così terrificante come si raccontava in giro. Tuttavia gli anni passano e di attacchi del lupo mannaro di Milano non se ne sente più parlare. Va anche detto che le autorità napoleoniche si impegnano molto per eliminare tutti i lupi, i pochi lupi rimasti, in Lombardia.

 

Solo negli ultimi anni, specie nel parco della Lomellina, i lupi sono tornati, con una mirata e accurata operazione di reinserimento faunistico. Detto ciò se vi trovate a notte fonda a gravitare per via Tortona e dietro di voi sentiti ululare alla Luna forse non si tratta di una bizzarra trovata di qualche stagista o creativa: forse il Lupo Mannaro di Milano è tornato proprio per voi!

 

Riccardo Rao – Il tempo dei lupi

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