Libri
di Mattia Nesto 5 Luglio 2019

“Due attese” di Maurizio Lacavalla è un film di Lynch a fumetti

Abbiamo intervistato l’autore di uno dei graphic-novel più interessanti di quest’anno

Quando abbiamo visto in fumetteria Due attese di Maurizio Lacavalla, pubblicato da Edizioni BD, la prima cosa che ci ha colpito è stato, senza dubbio, il tratto del disegno: un tratto deciso, quasi brutale nella sua essenzialità che ancora prima di leggere la storia ci ha lasciato senza fiato senza considerare che alcuni scorci ci hanno fatto venire in mente le atmosfere enigmatiche e sospese di David Lynch.  E quando abbiamo terminato di leggere l’intricata trama, fatta giustappunto di “due lutti e plurime assenze” non potevamo che raggiungere lo stesso Lacavalla per farci raccontare come è nata questa sua, incredibile, opera d’esordio.

Come abbiamo scritto nell’introduzione del nostro pezzo, anche solo sfogliando il tuo Due attese, si nota l’incredibile forza che dai, proprio a partire dal tratto, alle strutture architettoniche e ai particolari, sia delle stesse sia dell’ambientazione (mi sto riferendo, ad esempio, alle due colonne che “aprono” l’albo e alle frecce che trafiggono il corpo di un “simil San Sebastiano). Che cosa volevi comunicare con questa possanza, quasi barbara, del segno?
Ritengo che il paesaggio, l’architettura e gli oggetti siano importanti tanto quanto i personaggi. Mi piace l’idea che alle volte una figura umana possa confondersi e annullarsi nell’ambiente circostante per provare a raccontarsi meglio.Il segno che ho utilizzato è possente e netto ma allo stesso tempo, lavorando con campiture di nero, sporcature e tratteggi irregolari, ha la possibilità di disfarsi con grande naturalezza. È facile quindi riuscire a passare da figure che si stagliano nette a visioni più eteree in cui i personaggi sconfinano nel paesaggio.

 

Un’altra cosa che ci ha particolarmente colpito, proprio a livello grafico, è l’alternanza tra il nero profondissimo e il bianco sparato: soprattutto il lucore di questo bianco ci ha ricordato il medesimo colore degli intonaci di Puglia. Insomma non è un caso che la storia sia ambientata, in un certo senso, proprio a Barletta, città dove tra l’altro sei nato?
Gran parte dello studio di una vignetta riguarda la forma delle ombre e cosa tali ombre vadano a cancellare o sottolineare. A fronte di campiture così nette e profonde esiste una fonte di luce altrettanto forte e prepotente. Il modo in cui la luce lavora sul paesaggio della mia città natale, Barletta, mi ha formato: una luce che non ho ritrovato in altre città. Quando ad agosto sono a casa mi piace pensare a Ferretti e al suo salmodiare: “chiudi un po’ la finestra-mezzogiorno in penombra-sfondo bianco e pulito-sfondo bianco e pulito”.

 

Due attese è, prima di tutto, una storia di mancanze e di “lutti dentro altri lutti”: dove hai trovato lo spunto?
Nella mia genealogia. Qualcuno direbbe: un tesoro, un tranello.

Così come il tratto lo abbiamo definito, in senso positivo, “barbarico”, anche i dialoghi sono ridotti all’osso: non ti piace proprio il barocco vero?
Non proprio: mi piace un disegno, una scrittura e una musica che siano asciutti e netti ma non per questo poco stratificati.

 

Quali sono i fumettisti che più ammiri? E quanto pensi ti abbiano potuto influenzare nella realizzazione di Due attese?
Sono cresciuto con Druillet, Nihei, Miller e poi ho conosciuto gli argentini e mi sono ritrovato in accademia con Andrea Bruno. In realtà, durante Due attese ho letto molto Don Rosa- che amo particolarmente e che, fra le altre cose, invidio per la complessità delle immagini e la bellezza delle architetture – e Micheluzzi.

 

La vicenda del tuo albo lega più generazioni di persone unite dal lutto della guerra: si può leggere anche in chiave “pacifista” la tua storia?
L’ho scritta pensando alla guerra. Quando ero piccolo la mia bisnonna mi parlava del secondo conflitto mondiale, la sua badante di come era fuggita dalla guerra in Kosovo e il calendario segnava l’11 settembre 2001. Nello scrivere Due attese ho ripensato spesso al clima che si ricreava nel cucinino a gas in una strada di Barletta, denso di storie cruenti e affascinanti per un bambino di otto anni. Bastava poco e sarebbe scoppiato tutto. Se la morte, la bugia o una verità incerta possono essere fonte di serenità, allora direi che questa è la pace che si ritrova in Due attese.

Senza anticipare troppo ai nostri lettori non possiamo non chiederti quest’ultima cosa in conclusione dell’intervista: da dove ti è venuta l’idea del telefono che registra ogni chiamata attraverso un pratico “scontrino”? L’abbiamo trovata assolutamente geniale e davvero molto particolare!
Ho pensato fosse comodo. L’ho voluto accennare in un sola vignetta, dandogli poca importanza e facendolo passare per una cosa così ovvia da non aver bisogno di spiegazioni e reiterazioni. A volte sono queste cose lasciate a fermentare in un angolo che durante il fumetto aprono dei piccoli mondi.

 

Due attese di Maurizio Lacavalla

Compra | Amazon

COSA NE PENSI? (Sii gentile)

DAL NOSTRO SHOP

50,00 €

Il libro di cucina di Salvador Dalì

Nel 1973 il grande artista surrealista Salvador Dalì pubblicò un libro di cucina, intitolato Les Diners de Gala, il cui titolo è un abile gioco di parole che riguarda sia le cene di gala, sia quelle che lui e sua moglie Gala organizzavano per gli ospiti. E' un libro per un tipo di cucina opulenta. Al suo interno, 136 ricette divise in 12 capitoli, incluso quello sui cibi afrodisiaci.
28,90 €

Al di là delle parole. Che cosa provano e pensano gli animali

Abituati ad anni ed anni a guardare documentari prima su Superquark e poi sui vari canali satellitari o su Netflix, quando si inizia a leggere Al di là delle parole di Carl Safina, libro appena uscito per Adelphi, si è convinti di sapere tutto sul mondo degli animali. E invece no, leggendo il libro si capisce come non sappiamo proprio niente.
31,30 €

In her kitchen

Noi tutti amiamo le nonne. Con il loro profumo di borotalco e naftalina, il grembiule sempre indosso come se fosse un’uniforme, lo sguardo eternamente dolce e affettuoso. Questo libro fotografico di Gabriele Galimberti ne racconta le cucine, i luoghi per definizione, delle nonne.
10,20 €

Il mare spiegato ai miei nipoti

Se anche a voi piace il mare e magari siete anche dei tipi scientifici o perlomeno curiosi, allora questo bel libretto può aiutarvi a conoscere meglio l'ecosistema del mare, i suoi segreti e la sua importanza. Scritto da Hubert Reeves e Yves Lancelot è un libro di divulgazione scientifica sul mare, che potete leggere con i vostri figli. Invece delle solite banalità fantasy. :-)
21,16 €

Un anno al vetriolo. Los Angeles Police Department, 1953

Ottantacinque foto della polizia di L.A. del 1953 diventano racconti scritti da uno dei più grandi scrittori americani viventi, un po' duro e crudo, per fare un viaggio all'inferno nella città degli angeli.
15,00 €

La Bella Nostalgia - Archeologia pop degli anni '80 e '90 in Italia

Scarica gratuitamente l'ebook de La Bella Nostalgia in tutti i formati QUI   "La Bella Nostalgia - Archeologia pop degli anni '80 e '90 in Italia" di Simone Stefanini parla di mode, film, telefilm, musica, porno, orrori e gioie di due decenni contrapposti di cui oggi abbiamo rivalutato ogni lascito. Una riflessione tragicomica sulla retromania in Italia, una macchina del tempo a metà tra la DeLorean di Ritorno al Futuro e la Bianchina di Fantozzi. 200 pagine - edizione limitata di 50 copie firmata e numerata dall'autore. Edizioni Brava Gente - Betterdays    
25,00 €

Il libro di ricette italiane illustrato da Olimpia Zagnoli

Questo libro contiene 140 ricette di piatti italiani, scritte in francese e arricchite di tante belle illustrazioni di Olimpia Zagnoli. Con molto amore. Olimpia Zagnoli è un’illustratrice italiana diventata famosa negli Stati Uniti, dove ha avuto l’onore di illustrare le prestigiose pagine del New York Times e del New Yorker. Ha girato video musicali e firmato copertine di libri, ha lavorato per Taschen e non sembra volersi fermare più.  
85,00 €

Codex Seraphinianus

Volete provare quello che prova un bambino quando sfoglia un libro? Cioè, come ci si sente a guardare un libro e non capire proprio niente? Nel tentativo di farci provare qualcosa di simile, Luigi Serafini negli anni '70 scrisse e disegnò una specie di enciclopedia assurda, che illustra e racconta un mondo fantastico e decisamente impossibile, descritto per filo e per segno con un linguaggio inventato, caratteri incomprensibili che sembrano a prima vista un alfabeto cifrato, ma che in realtà son proprio segni a caso (come più tardi ha chiarito lo stesso autore). Un bel librone assurdo.
TENIAMOCI IN CONTATTO
>
Iscriviti alla newsletter, niente spam, solo cose buone
>
CORRELATI >