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La guerra del riso e del ferro, il testamento a fumetti di Shigeru Mizuki

Probabilmente se siete appassionati di manga o, più in generale, di cultura giapponese il nome di Shigeru Mizuki vi dirà qualcosa, anzi vi dirà molto. Infatti Mizuki è uno dei mangaka più longevi e influenti della storia del fumetto giapponese e perciò l’uscita in Italia del suo ultimo volume, La guerra del riso e del ferro, edito da Rizzoli Lizard, non poteva che farci, letteralmente, saltare sulla poltrona. E il nostro fomento per questa nuova uscita è del tutto giustificato.

Infatti La guerra del riso e del ferro è, a conti fatti, un’opera molto acuta e intelligente di come la Storia, quella con la s maiuscola, più o meno conosciuta, del proprio Paese si possa (anzi in certi casi si debba) ripensare attraverso il manga con risultati, come in questo caso, eccellenti. Qui siamo infatti di fronte ad una specie di “Il Posto delle Fragole” in salsa giapponese dove Mizuki, che si raffigura da anziano mentre legge sul giornale la notizia di un importante ritrovamento archeologico dalle sue parti, rilegge e re-interpreta il ruolo dell’antica provincia di Izumo, le cui leggende, miti e eroi hanno sempre lasciato intuire un passato ben più glorioso di quello che le attribuiscono gli storici. In tutta franchezza, non essendo noi cattedratici di Storia dell’Oriente Antico in nessun Ateneo, non sappiamo dirvi quanto il lavoro di Mizuki sia attendibile dal punto di vista storico, ma quello che possiamo affermare con forza è che il discorso del mangaka è, oltre che visivamente bellissimo, anche molto godibile e toccato da una vena pop davvero deliziosa.

Ad esempio la parte dedicata alla cosmogonia di quelle terre, con divinità che, in senso letterale, per ampliare i propri regni pigliano delle robuste corde e “tirano a sé” isole e isolotti, sono realizzati in modo spiritoso e non convenzionale, rendendo vivi quei personaggi che altrimenti rimarrebbero non più di semplici figurine. Ecco quindi che mischiando divinità a condottieri antichi, Mizuki compone un grandioso affresco del Giappone che fu, senza mai ammorbare il lettore con inutili spiegoni ma sempre donandoci delle trovate divertenti (come quando disegna un certo dio come un inopinato dormiglione o dimostra che una certa dea, in realtà, è mossa solo dalla noia nell’intromettersi negli affari degli esseri umani).Pian piano che ci si immerge nella storia si comprende ancora meglio come La guerra del riso e del ferro sia anche, se non soprattutto, un grande omaggio finale di Shigeru Mizuki alla sua terra Natale, sempre dipinta con grande affetto e dovizia di particolari. Ed è quindi struggente pensare che nella sua ultima opera, il mangaka, di fatto, sia “ritornato a casa”, a parlare di quei luoghi e di quegli orizzonti che hanno fatto da scena ai suoi primi passi nel mondo.

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Come sarebbe bello se anche autori nostrani, magari parlando di storie private magari parlando anche di Storia, facessero uguale. In Italia, se non si considerano pochi lavori un po’ anarchici o l’archetipo de “La Storia d’Italia a Fumetti” di Enzo Biagi, manca, dannatamente, un’opera come questo La guerra del riso e del ferro in cui si spieghi, senza soluzione di continuità, quanto nell’Antico Giappone avere a disposizione grandi riserve di riso era ben più importante di avere a disposizione un esercito armato di ferro. Dato che, come dice Mizuki, “il riso si mangia, il ferro no”.

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PS: per tutti quelli che, come noi, hanno amato alla follia Sekiro (qui la nostra recensione) in questo albo scoprirete molte cose su un certo tempio dedicato ad una certo “grande rettile”. Ma noi, ovviamente, non vi abbiamo detto nulla!

La guerra del riso e del ferro – Shigeru Mizuki

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Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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