Geek
di Mattia Nesto 2 Aprile 2019

Un vero ninjia non muore mai, ma noi sì: la danza della morte di Sekiro Shadows Die Twice

Il nuovo gioco di FromSoftware è, ancora una volta, una dichiarazione d’amore per tutti i gamer hardcore

Siete sopravvissuti ad un’orda di barbari armati di mazze e di spade taglienti come rasoi e avete appena superato quello che, a tutti gli effetti, sembrava essere un generale esperto dell’arte della guerra: eppure, grazie alle vostre abilità da shinobi, avete sopraffatto quel samurai dallo sguardo truce. A questo punto scorgete alla vostra sinistra un piccolo promontorio che domina un immenso baratro: per un tipo normale sarebbe un luogo impossibile da raggiungere ma non per voi e il vostro fidato rampino. Allora, leggiadri come farfalle, vi posate su un ramo e poi, dopo aver osservato, con occhio attento, la vallata, scoprite l’orrore. Appeso ad un ramo, proprio davanti a voi, ci sono quasi cinque metri di quella che sembra “una pelle vecchia di un serpente albino gigante”. La vostra sicurezza guerriera vacilla e vi sentite perduti: benvenuti a Sekiro Shadows Die Twice.

Se stavate pensando che FromSoftware e Hidetaka Miyazaki avessero raggiunto il vertice della loro deliziosa crudeltà in Dark Souls 3, vi stavate sbagliando di grosso. Come infatti vi avevamo detto in tempi non sospetti (al momento dell’annuncio durante la scorsa E3 di Los Angeles) Sekiro è un gioco dalla brutalità e cattiveria estrema, che vi metterà davanti ad un livello di sfida altissimo. Abbandonando il genere del gioco di ruolo, in cui si vestono i panni di un personaggio senza nome, senza storia e si ha la possibilità di plasmare ogni sua caratteristica, qui impersonerete il Lupo, uno shinobi giustappunto, dal passato burrascoso e turbolento e che ha una e una sola missione: salvare e liberare il proprio “giovin Signore” dalle grinfie del clan rivale.

Lupo è un protagonista schivo e ombroso, che si esprime praticamente solo per grugniti di assenso o di disapprovazione. Però, nonostante questo, proverete pietà e vi sentirete vicini a lui. E come non provare vicinanza e pietà per un personaggio così messo di fronte ad un mondo ostile e crudele “protetto” solo da una palandrana cenciosa e armato di una katana e basta. In più gli manca pure un braccio e voi penserete: “Sì ma che sfiga!”. Vero però grazie ad un misterioso fabbro, al posto del braccio Lupo avrà una protesi shinobi in grado, tra le altre cose, di essere usata come un’enorme ascia o come un lanciafiamme: basterà trovare il potenziamento giusto.

Il “nostro” Lupo si muoverà così in un mondo di gioco dallo stile unico, con mappe verticali e piene di segreti e con anche, un po’ a sorpresa, atmosfere horror di grande impatto. Oltre a questo, preparatevi perché gli scontri, anche quelli “base” contro i nemici normali, saranno tutti quanti impegnativi. Attraenti certo ma anche senza scampo se non si è attenti: si dovrà infatti imparare ogni mossa del nemico per parare gli attacchi e controbattere. Altrimenti per il Lupo  l’unica alternativa possibile sarà quella di, una volta morto, rinascere, per avere una possibilità in più: starà a voi non sprecarla. Già perché come recita lo stesso titolo “le ombre muoiono due volte”. E fidatevi: morirete e morirete tanto.

Grazie a quest’unico mix di elementi Sekiro si può definire come uno dei giochi dal combat system più elegante e “bello” da vedere di sempre, sempre però con la morte che non tarderà a calare rapida e inesorabile su di voi: si esplora, si attacca, si muore e si rinasce e così via. Insomma il gioco ideale per chi ha fegato da vendere, proprio come voi no?

SEKIRO: Shadows Die Twice

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