Geek
di Mattia Nesto 13 Ottobre 2021

L’atto di amore di Kena: Bridge of Spirits

Ember Lab, al suo esordio assoluto nel mondo dei videogiochi, ci conquista con un’avventura toccante e poetica. E pucciosa.

Quanto mi mancava un action di questo tipo, un titolo indie sì, anzi di esordio assoluto ma con un respiro, un sapore poetico e dolce, oltre che magico. Perdonate l’entusiasmo ma è proprio comprovato dai fatti: Kena Bridge of Spirits, primo titolo dei ragazzi di Ember Lab, è una festa per gli occhi e il cuore! Infatti, questo gioco disponibile per PS5 (la versione da me provata), PS4 e PC si dimostra fin dalle battute iniziali come un’avventura che nella sua classicità e linearità offre al giocatore tutta una serie di emozioni che era da tempo che non si provavano. Sostanzialmente saremo chiamati, nei panni appunto di Kena, a liberare, tramite i nostri poteri magici la foresta da una misteriosa quanto preoccupante corruzione, che andrà a mutare in senso demoniaco piante, animali e persone. Per farlo avremo dalla nostra dei fidati quanto dolcissimi alleati, ovvero i Rot.

I Rot, una specie di versione pucciosa dei kodama giapponesi, sono degli spiritelli abitanti dei boschi che daranno una mano a Kena nella sua esplorazione. Grazie all’interazione con essi, infatti, avremo la possibilità, per esempio di spostare un macigno per facilitare il raggiungimento di una sporgenza in alto oppure, cosa molto importante, questi esserini sono in grado di “smaltire” la corruzione, liberando e ripulendo un intero bosco o un villaggio da qualsivoglia influsso malefico. Kena, poi, è anche e soprattutto un titolo action che offre scelte di gameplay niente affatto banali e che premiano ora l’esplorazione ora il tempismo del giocatore. Infatti si avrà la possibilità, oltre a un basilare quanto robusto skill-tree atto a sviluppare le caratteristiche di Kena, di effettuare dei parry contro i nemici che ci si pareranno incontro. Con un tempismo molto particolare, questa deviazione permetterà all’eroina di sbilanciare la creatura avversario, mostrandone i punti deboli e dando modo di attaccare con maggiore forza. La possibilità poi, ad esempio, di attaccare con un arco spiritico o di effettuare mosse caricate daranno ancora più profondità a un combat-system semplice ma non banale.

Eppure se vi dovessi consigliare l’acquisto di questo Kena: Bridge of Spirits, cosa che faccio, sarebbe anche e soprattutto per l’ambientazione e le emozioni che si hanno nel giocarlo. Infatti grazie a una direzione artistica veramente ispirata e poetica di Ember Lab, le foreste di Kena sono una festa per gli occhi e il cuore, con creature, piante e templi presentati con amore e con una dose di arte elevatissima. Insomma le fasi platform legate all’esplorazione valgono la pena visto gli scorci, stupendi, che ci potranno offrire!

Che art-design!  Che art-design!

Detto del design generale va posto poi l’ultima “mozione di lodi” per Kena, ovvero la classicità di base. Kena: Bridge of Spirits è infatti, a livello generale, un’avventura che ha un buona dose di topoi narrativi al suo interno. Ci sono stati dei momenti che mi pareva di stare provando qualche titolo degli anni Novanta (stavo pensando a Tombi!) perché l’unione tra la dolcezza generale dell’avventura con alcuni momenti più dark con l’aggiunta di un sistema di combattimento intrigante l’ho davvero apprezzato tantissimo.

Come fare a non amarli?  Come fare a non amarli?

Al netto di qualche piccolo tentennamento a livello di animazioni, specialmente in determinate cutscene che vanno, stranamente, a 30fps, e della curva di durata contenuta (circa dieci ore di gioco), Kena: Bridge of Spirits è un titolo prezioso e magico, quasi proveniente da un altro tempo. A mio avviso, in un mondo come è quello del gaming troppo settato nel generico “Tripla A Open-World” titoli indipendenti come questo fanno solo che bene: sia ai polpastrelli delle dita, comunque tesi perché il livello di difficoltà, anche quello normale, non è assolutamente una passeggiata, sia al cuore, vedendo quanto è bello esplorare queste foreste.

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