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L’odissea spaziale di Queen Emeraldas

Di box del genere, in circolazione, ce ne sono proprio pochi. Queste sono state le prime riflessioni che, proprio in modo spontaneo, sono scaturite quando mi sono approcciato alla lettura di Queen Emeraldas, l’omnibus con protagonista la corsara dello spazio di Leiji Matsumoto che J-Pop ha portato in Italia. Iniziamo subito col dire che se avete amato almeno uno tra Capitan Harlock, Galaxy 999 o La corazzata Yamato questa è una di quelle letture che non possono proprio mancare, le atmosfere siderali di Queen Emeraldas sono proprio coincidenti con quelle delle opere sopracitate, con poi tutta una serie di differenze e di specificità che daranno forma e carattere specifico al volume.

Emeraldas è una figura tanto enigmatica quanto affascinante, un’avventuriera e esploratrice dello spazio che, per motivi piuttosto misteriosi, è in viaggio da una vita nel nero mare dell’universo. Questa “crociera senza meta e senza fine” la fa a bordo della Queen Emeraldas, una magnificente nave (che unisce la parte superiore di un dirigibile con quella inferiore a forma di galeone spagnolo) donatale su un pianeta solitario da un’oscura donna millenaria. L’intero setting di Emeraldas è avvolto nel mistero, e non è che Matsumoto  “si impegni” più di tanto per districare il bandolo della matassa, come sottolinea nell’intervista a corredo del secondo volume (la raccolta infatti consta di due corposi libroni) l’autore aveva maggiormente a cuore la costruzione di “ecosistema diffuso” tra le sue opere, i cosiddetti “episodi crossover” con uno o più protagonisti delle diverse opere che si incontrano, si scontrano e magari cooperano, sono proprio uno dei tratti caratteristici dello “stile Matsumoto”. Ma non finisce qui.

Emeraldas infatti si contraddistingue per una vena maggiormente riflessiva, si potrebbe dire filosofica, visto che la nostra eroina a più riprese si abbandonerà a struggenti monologhi sul senso della vita, della sua ricerca e sugli interrogativi sull’origine dello spazio. Anzi, proprio questa specie di “stasi” della guerriera” fa da contraltare l’iper-attivismo di Hiroshi, l’altro grande protagonista della nostra storia, un ragazzo coraggioso” che nonostante tutte le traversie della sorte, una nascita sbagliata e la perdita di entrambi i genitori, non si perde mai d’animo. Mosso dal bruciante desiderio di esplorare l’universo a bordo di una navicella costruita da sé, questo personaggio, davvero adorabile,  si intende bene con Emeraldas: l’uno bollente d’ardore, l’altra glaciale nel suo distacco.

E poi ci sono i tanti, tantissimi pianeti alieni che saranno toccati in quest’avventura (molti dei quali portano il nome di dinosauri, per altro) che ci mostreranno diverse angolature dei modi e dei costumi degli umani. Dai fanfaroni che si spacciano per grandi combattimenti ma che in verità sotto sotto sono dei gran vigliacchi agli uomini apparentemente deboli e inermi che però sono sorretti da un grande, grandissima forza di volontà. Queen Emeraldas è insomma una gran lettura, che forse pecca in certe sue istanze di troppi monologoni e di una sensazione “di non volere mai chiudere nulla” ma che proprio nella “prosecuzione dell’uguale” trova la sua grandezza. Noi, abbiamo sinceramente adorato veleggiare per il cosmo a bordo di una caravella-Zeppelin!

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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