Morto Luis Sepúlveda a causa del coronavirus

Addio a uno dei più grandi scrittori contemporanei, aveva 70 anni

Luis Sepúlveda è morto di coronavirus, di cui si era ammalato a fine febbraio scorso. Lo scrittore, giornalista, regista e sceneggiatore cileno naturalizzato francese era nato a Ovalle il 4 ottobre 1949 e non aveva ancora compiuto 71 anni. 

Durante la sua malattia, è stato vittima di fake news sul suo stato di salute (alcuni avevano scritto che si trovava in coma), poi smentite. Purtroppo questa è confermata: il grande scrittore è mancato. Famoso in tutto il mondo per le sue favole che parlano ai bambini e agli adulti (Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare, trasposto nel film d’animazione di Enzo D’Alò nel 1998), ma anche di storie di bellezza e meraviglia (Il vecchio che leggeva romanzi d’amore), perfette per la formazione degli uomini e delle donne di (oggi e) domani.

Luis Sepúlveda nasce in Cile nel 1949 e cresce insieme a suo nonno, Gerardo Sepúlveda Tapia, un anarchico andaluso che fuggì in America del Sud per evitare una condanna a morte, e a suo zio, anch’egli anarchico, che gli trasmettono la passione per la politica e i libri d’avventura. Fin da giovanissimo emerge il suo talento per la scrittura che gli permette nel 1969 di vincere una borsa di studio per l’Università Lomonosov di Mosca, dalla quale però viene espulso dopo soli pochi mesi a causa, secondo alcuni, di contatti avuti con dei dissidenti, secondo altri, di una relazione amorosa con una sua professoressa.

Luis rientra in Cile e, da sempre impegnato politicamente, si iscrive al Partito Socialista e si unisce alla guardia personale del presidente Salvador Allende. Nel 1973, a seguito del colpo di Stato militare di Pinochet viene imprigionato e subisce anche tortura: viene liberato sette mesi dopo grazie al lavoro di Amnesty International.Una volta libero riprende la carriera teatrale ispirato dalle sue convinzioni politiche. Questi spettacoli li costano un secondo arresto e una condanna all’ergastolo che viene successivamente commutata in otto anni d’esilio sempre grazie alle pressioni di Amnesty International.

Nel 1977 lascia il Cile e fugge a Buenos Aires ma non trovando l’appoggio che si aspettava – tutti i suoi amici erano morti o erano stati a loro volta arrestati – si reca prima in Paraguay, poi in Ecuador. Qui fonda una compagnia teatrale e parte per una spedizione UNESCO per studiare l’impatto della civiltà sugli Indios Shuar.Nel 1978 si unisce ai combattimenti in Nicaragua con la brigata internazionale Simón Bolívar. Dopo la vittoria inizia a lavorare come giornalista e nel ’79 si trasferisce in Europa. Scopre Greenpeace nel 1982 e decide di restare con uno degli equipaggi delle loro navi fino al 1987.Torna in Cile nel 1989 – il suo primo romanzo risale proprio a quell’anno, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore – per poi spostarsi in Spagna nel 1996.

[Fonte biografia: Mondadori Store]

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