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P. La mia adolescenza trans di Fumettibrutti è una ferita che commuove e libera

Quanto ci mettiamo a giudicare un libro dalla copertina, un articolo dal titolo, una canzone dal ritornello, una storia dall’apparenza? Come sputare per terra, un niente. Siamo fatti male, ci piace affossare gli altri per affermare la nostra identità, per non farci domande troppo scomode, che indurrebbero a riflessioni complicate, a zone grigie a cui non siamo culturalmente o eticamente abituati. Allora ci trinceriamo nel nostro fortino fatto di convinzioni che non cambiano mai, felici di mostrare a tutti la nostra intransigenza. Parola usata non a caso, perché è l’esatto contrario della storia di cui stiamo per parlare.

“P. La mia adolescenza trans” è il nuovo graphic novel di Fumettibrutti, nome d’arte di Josephine Yole Signorelli che già col debutto “Romanzo esplicito” aveva messo a nudo anima e vissuto, senza risparmiare niente, coi disegni sghembi e le parole davvero importanti. Torna in libreria con quello che si potrebbe definire il prequel di ciò che è successo nel suo debutto: il racconto senza veli o patine di quello che succede se nasci maschio ma ti senti femmina. Esattamente così.

Drammi, traumi, sesso e droga, eventi brutali e qualche tenerezza, all’interno dei contesti che più ci sono familiari: scuola, famiglia, strada, club che già sarebbero duri di per sé, senza dover aggiungere il tumulto della liquidità, dello stato transitivo per arrivare a ciò che si è, non per diritto di nascita ma per affinità elettiva col proprio corpo.

© Fumettibrutti

“Chissà poi, quando muori come sei. Avrò l’aspetto della mia anima?” e subito la mente viaggia al monologo di Agrado in Tutto su mia madre di Almodovar, a quella chiosa in cui elenca tutte le operazioni sul suo corpo e poi: “Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia… e in questo non bisogna essere tirchie, perché una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”.

Si parla di autenticità nel cambiamento, nella transizione, senza scomodare i paradossi perché il lavoro per conquistare la propria identità lo facciamo tutti, ognuno a suo modo e lo facciamo ogni giorno, senza neanche farci caso. L’adolescenza trans di Yole è un’autobiografia, ma anche un cammino di Santiago che conduce all’affermazione: non c’è niente di sbagliato nella natura, tutto va come deve andare ed esistono molti tipi di persona, che vanno oltre il disegnino uomo/donna che c’è sulle porte dei bagni. Dopo che la gravità della storia trova il suo finale, chiudiamo il libro e ci sentiamo leggeri a pensare quanto cazzo sarebbe illuminante se chiunque potesse fare col proprio corpo e con la propria identità tutto ciò che vuole. Di certo, questo graphic novel è un passo nella direzione giusta.

P. La mia adolescenza trans – Fumettibrutti

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Simone Stefanini

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