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Home Musica

Carlo Virzì, dai palchi sudati alla corsa per gli Oscar

by Simone Stefanini
22 Dicembre 2017
in Musica
Carlo virzì

Carlo Virzì uno di noi. Non capita spesso di trovare un musicista di quelli che da ragazzi suonavano in una band (gli Snaporaz) con cui ha fatto i chilometri in giro per l’Italia (e non solo) col furgone, nella shortlist dei candidabili al Premio Oscar per la miglior colonna sonora. Il film è Ella & John – The Leisure Seeker del fratello Paolo Virzì con Helen Mirren e Donald Sutherland, e non è neanche l’unico italiano in lizza, c’è anche Dario Marianelli per L’ora più buia.

Carlo oltre a essere musicista è anche regista e sceneggiatore (L’estate del mio primo bacio, I più grandi di tutti) e ha composto quasi tutte le colonne sonore dei film del fratello Paolo. Una bella parabola quella di Carlo, che dal circuito indipendente livornese di metà anni ’90, quello del britpop mischiato coi Mano Negra, indolente, sporco, sudato e naif è arrivato all’Academy senza muoversi dall’Italia.

Gli abbiamo fatto un paio di domande perché siamo curiosi di sapere cosa  si prova, in un giorno qualunque della propria vita, a veder spuntare il proprio nome in una lista di compositori del calibro di  Hans Zimmer, Michael Giacchino, Alexandre Desplat, John Williams, Danny Elfman o Nick Cave.

 

https://www.instagram.com/p/BSI5f3PAx8YH2sfSPZ3I4yI3KYxrp55omPjG-00/

 

Prima di tutto, la tua faccia quando hai visto il tuo nome nel listone dei candidati al premio Oscar
Mi è arrivato un Google alert che segnalava l’articolo. Diciamo che ho avuto un momento di apnea, perchè è buffo l’effetto che fanno la parola Oscar e il mio nome nella stessa frase. Ma non ho vinto nulla, eh. Il film The Leisure Seeker è in lingua inglese, quindi è candidabile in tutte le categorie come qualsiasi film americano, compresa la colonna sonora o il miglior catering. Non oso nemmeno sperare di finire nella cinquina, con tutto quel ben di Dio che c’è, però tifo per altre categorie che invece potrebbero ambire a una candidatura, Sutherland e la Mirren, intendo.

 

Cos’ha di diverso questa colonna sonora dalle molte che hai firmato?
E’ diversa perché è stata concepita in un particolare momento della mia vita, e molto distante dal set, che si trovava negli USA. A me piace bazzicare il set, rubare qualche suggestione, c’è una bella energia. E invece ero solo solo a Roma, quindi ha una particolare vena malinconica, affidata agli strumenti classici, e una sua leggerezza che ho ottenuto usando un po’ di elettronica vintage, alcune macchinette con cui mi sono un po’ divertito. Sempre da solo però.

 

.

 

Qual è stato il percorso che ti ha portato da musicista rock a comporre per il cinema?
Ho cominciato con Ovosodo, all’epoca ero con gli Snaporaz. Facemmo anche la colonna di Baci e Abbracci. Poi ho continuato da solo, perché ho cominciato a interessarmi ad arrangiamenti più classici e a fare ricerca di suoni. Credo che il lavoro su una colonna sonora si faccia meglio da soli, mentre un disco è un’opera più collettiva.

 

Quali sono le tue colonne sonore preferite, quelle che ti hanno ispirato a intraprendere questa carriera?
Son sempre stato appassionato di cinema, e nel mio cuore risuonano le note dei grandi film italiani, quelli musicati da Rota, Morricone, Trovajoli, Rustichelli, Piccioni, Bacalov, e poi Piovani e via dicendo. Ma sono stati compositori come Carter Burwell o Jon Brion, che sentivo più affini, a influenzarmi di più.

 

Non sei nuovo a premi per il tuo lavoro, hai ricevuto il Premio Morricone e il Nastro d’Argento. Cosa ti aspetti da questo nuovo attestato di stima internazionale?
Diciamo che è una possibilità. Non avrei mai immaginato, davvero e non mi aspetto nulla, se non questa intervista.

 

 

Dopo aver diretto due film, hai in mente di tornare dietro la macchina da presa nel prossimo futuro?
Mi garberebbe tantissimo, è un’esperienza fantastica, ma non lo ordina il dottore. Diciamo che se avrò in mente una storia che voglio assolutamente raccontare, mi metterò al lavoro per provare a fare di nuovo il regista. Per ora non ho questa urgenza.

 

Una battuta: tu segui i talent? Ci sono i Maneskin, la band che ha vinto moralmente X Factor, che sembrano usciti dal tuo film I più grandi di tutti: coatti, esibizionisti e totalmente immersi nei cliché del rock. Cosa ne pensi dei talent in generale?
Me lo hanno detto in tanti, infatti mi sono guardato almeno la finale sul digitale terrestre. Un po’ è vero, sono ignari e abbastanza teste di cazzo come i Pluto, che però al loro posto avrebbero fatto cose come rubare il portafogli a Fedez nei camerini. Dei talent musicali non penso male, la musica però non conta nulla, contano le storie che costruiscono dietro a questi concorrenti, spesso senza che loro se ne siano resi conto. E’ una narrazione popolare, dove si parla di possibilità, di riscatto, di merito, ma non certo di musica.

 

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Tags: musica
Simone Stefanini

Simone Stefanini

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