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Home Politica

Referendum Giustizia, la data può ancora slittare: due possibili ricorsi contro il Governo

Due possibili ricorsi contro il Governo potrebbero far slittare la data del voto sul Referendum sulla Riforma della Giustizia.

by Mattia Senese
9 Febbraio 2026
in Politica
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Giorgia Meloni

Referendum Giustizia, due ricorsi rischiano di far slittare la data - Dailybest.it / Credits: Instagram @Giorgiameloni

La data del referendum sulla riforma della giustizia resta ufficialmente fissata per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, ma non è escluso un possibile slittamento.

L’ultimo incontro del Governo Meloni, tenutosi sabato scorso, ha confermato il voto in queste giornate, dopo aver modificato il quesito referendario a seguito dell’approvazione della nuova formulazione da parte della Corte di Cassazione, proposta da un gruppo di quindici giuristi firmatari di una raccolta popolare.

Le ragioni del possibile rinvio e i ricorsi in corso

Il comitato dei quindici giuristi promotori del referendum ha annunciato l’intenzione di presentare due tipi di ricorso contro il Governo, con l’obiettivo di posticipare la data del voto. Le vie legali possibili sono un ricorso alla Corte Costituzionale e un appello al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio. La decisione finale su questi ricorsi è attesa a breve, ma è incerta la loro efficacia.

Il motivo principale alla base della richiesta di rinvio riguarda il rispetto del termine minimo di 50 giorni previsto dalla legge per le campagne referendarie. Questo periodo decorre dal momento in cui viene definito ufficialmente il quesito e serve a garantire un’informazione adeguata agli elettori, nonché il tempo necessario per organizzare le campagne a favore e contro la proposta referendaria.

Poiché la modifica del quesito è stata approvata dalla Cassazione solo sabato scorso, i promotori sostengono che i 50 giorni dovrebbero partire da quella data, e quindi la votazione non potrebbe tenersi il 22 e 23 marzo, ma dovrebbe essere posticipata di almeno una settimana. Il comitato ha espresso critiche dure nei confronti della decisione del Consiglio dei Ministri di non spostare la data, sottolineando che così non si rispetterebbe la volontà dei 546.463 firmatari e si limiterebbe il diritto degli elettori a essere correttamente informati.

Ministro Carlo Nordio
Due ricorsi che potrebbero far slittare la data del Referendum Giustizia – Dailybest.it / Credits: Instagram @MinisteroGiustizia

Il Governo, invece, sostiene che la modifica del quesito non costituisce una nuova formulazione, bensì una semplice integrazione o precisazione. Nel dettaglio, la versione originaria del quesito riportava solo il nome della riforma, mentre quella attuale specifica anche gli articoli della Costituzione coinvolti. Secondo l’esecutivo e il Presidente della Repubblica, che ha firmato il decreto, questa differenza non giustifica un nuovo termine di 50 giorni prima del voto.

Il primo percorso legale ipotizzato è un ricorso alla Corte Costituzionale per un possibile “conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato”. Si tratta di una procedura prevista quando si ritiene che un organo dello Stato abbia oltrepassato i propri poteri o abbia agito in modo improprio. In caso di accoglimento, la Consulta potrebbe disporre lo spostamento della data del referendum.

L’altra strada è quella di un ricorso al Tar del Lazio, che potrebbe contestare direttamente la validità del provvedimento governativo che ha modificato il quesito senza posticipare la data del voto. Il comitato promotore potrebbe anche appellarsi al Consiglio di Stato qualora il Tar respingesse il ricorso, come avvenuto in una precedente pronuncia il 28 gennaio 2026. L’avvio di questo contenzioso comporta diversi rischi per i promotori. Innanzitutto, l’esito non è affatto scontato e potrebbe anche essere negativo. Inoltre, i tempi e le risorse necessarie per sostenere la battaglia giudiziaria rischiano di sottrarre energie preziose alla campagna referendaria stessa.

Il comitato ha sottolineato che la loro priorità non è tanto la data del voto, quanto l’esito referendario, lasciando intendere che potrebbero decidere di non proseguire con i ricorsi qualora la battaglia legale rischiasse di danneggiare la raccolta firme e la mobilitazione popolare. Nei prossimi giorni si attendono sviluppi decisivi sulla questione, che potrebbe influire significativamente sul calendario politico e sulle strategie dei diversi schieramenti coinvolti nel referendum sulla giustizia.

Mattia Senese

Mattia Senese

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