Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ufficialmente annunciato l’avvio del progetto “Golden Dome Shield”, un sistema di difesa antimissile spaziale destinato a proteggere il territorio americano da minacce missilistiche provenienti da qualsiasi parte del mondo.
Questo ambizioso programma, che si inserisce nel quadro più ampio della sicurezza nazionale e delle strategie geopolitiche statunitensi, prevede la creazione di un vero e proprio scudo spaziale, sfruttando una rete avanzata di satelliti e tecnologie all’avanguardia.
Come funziona il Golden Dome: tecnologia e costi
Il progetto Golden Dome è strettamente legato alle ambizioni americane sulla Groenlandia, un territorio strategico per la difesa degli Stati Uniti. La rotta più breve per missili balistici intercontinentali provenienti da Russia e Cina passa infatti sopra l’Artico e la Groenlandia, rendendo quest’ultima fondamentale per l’intercettazione precoce di eventuali attacchi. Trump aveva già espresso in passato il suo interesse per l’acquisizione dell’isola, sostenendo che “Abbiamo bisogno della Groenlandia” anche per rafforzare la difesa nazionale.
Nonostante ciò, molti analisti mettono in dubbio la necessità di annettere la Groenlandia, sottolineando che gli Stati Uniti hanno già un accesso consolidato all’isola grazie a un accordo stipulato con la Danimarca nel 1951. Inoltre, vi sono preoccupazioni riguardo a possibili violazioni del Trattato sullo spazio extra-atmosferico, che sancisce l’uso pacifico dello spazio, qualora il sistema di difesa operasse in orbita bassa vicino a quest’area. La base di Pituffik, già esistente in Groenlandia, rappresenta un punto chiave per l’integrazione del Golden Dome nel sistema difensivo nazionale.
Il Golden Dome si propone come uno scudo missilistico spaziale capace di intercettare e distruggere missili balistici e nucleari prima che raggiungano il territorio americano. Il sistema si basa su una costellazione di centinaia di satelliti equipaggiati con sensori sofisticati, intercettori e tecnologie laser. Questi strumenti permetteranno di identificare e neutralizzare minacce missilistiche in fase di lancio o durante la traiettoria, prima che entrino nello spazio aereo degli Stati Uniti.
Secondo le stime riportate da fonti governative e dall’Ufficio di bilancio del Congresso, il costo complessivo del programma potrebbe superare gli 800 miliardi di dollari nell’arco di vent’anni, ben oltre i 175 miliardi inizialmente previsti. Un investimento senza precedenti nel campo della difesa spaziale, che riflette l’importanza strategica attribuita da Washington a questo sistema.
Il Golden Dome non si limiterà a un solo livello di difesa: oltre alla componente spaziale, è previsto un sistema integrato di intercettori terrestri già operativi in California e Alaska, nonché una rete di monitoraggio e comando situata negli Stati Uniti o in aree vicine. Il presidente Trump ha dichiarato che il sistema garantirà un’efficacia del 97%, un risultato che rappresenterebbe un significativo passo avanti nella protezione del suolo americano da attacchi missilistici.

Per la realizzazione del Golden Dome, gli Stati Uniti hanno coinvolto alcune delle principali aziende tecnologiche e di difesa. Tra queste, SpaceX di Elon Musk è stata indicata come leader nella costruzione dei satelliti necessari per la costellazione orbitale. Nonostante in passato ci fossero stati attriti tra Trump e Musk, oggi la collaborazione appare consolidata, con l’azienda spaziale pronta a fornire almeno 600 satelliti.
Altri partner chiave includono Palantir, specializzata in software avanzato, e Anduril, produttore di droni, oltre a importanti contractor come L3Harris Technologies, Lockheed Martin e RTX Corp. L3Harris ha recentemente investito 150 milioni di dollari in un nuovo stabilimento per la produzione di sensori spaziali ipersonici e balistici, componenti che potrebbero essere adattati per il Golden Dome.
Il sistema è progettato per contrastare non solo i missili intercontinentali russi, ma anche le nuove minacce provenienti dalla Cina, come i droni avanzati e il velivolo portadroni “Jiu Tian”, che secondo gli esperti militari potrebbe rivoluzionare le dinamiche della guerra aerea. Pete Hegseth, segretario alla Difesa, ha specificato che il Golden Dome sarà in grado di proteggere il paese da una vasta gamma di minacce, inclusi missili da crociera, missili ipersonici e droni, siano essi convenzionali o nucleari.
L’integrazione di tecnologie di ultima generazione, basate su intelligenza artificiale e sensori multispettrali, permetterà al sistema di operare con tempi di risposta rapidissimi, assicurando un monitoraggio costante e una capacità di reazione immediata. L’obiettivo è quello di avere il Golden Dome operativo entro la fine del mandato presidenziale, nel gennaio 2029, trasformando radicalmente la difesa antimissile americana e rafforzando la sicurezza nazionale di fronte a un panorama geopolitico sempre più complesso e rischioso.
