L’attenzione crescente di Palazzo Chigi verso la possibile scissione nella Lega, ancora solo ipotetica, riflette una preoccupazione profonda all’interno della maggioranza di Governo.
L’ex generale e vicesegretario del Carroccio, Roberto Vannacci, ha infatti messo in moto un’operazione politica che, seppur al momento marginale nei numeri, potrebbe avere ripercussioni significative sull’intero spettro della destra italiana.
L’operazione politica di Roberto Vannacci e la destra in fermento
Il deposito del simbolo di Futuro nazionale, il nuovo progetto politico guidato da Vannacci, rappresenta un segnale chiaro verso quegli elettori delusi dalla destra tradizionale. Il logo, che richiama visivamente quello della Lega ma con l’aggiunta dell’aggettivo «nazionale», cerca di attrarre non solo gli elettori leghisti ma anche una fetta dell’elettorato più radicale di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni. La presenza di una grafica che richiama la fiamma tricolore, simbolo storico di FdI, non è passata inosservata e alimenta le speculazioni su un tentativo di intercettare il consenso dell’elettorato meloniano più sovranista.
Al di là dell’aspetto grafico, però, dietro Futuro nazionale si intravede una strategia politica precisa: quella di costituire un’area di destra antigovernativa, con posizioni fortemente critiche verso l’Unione europea e con un orientamento filorusso, che si pone in netta contrapposizione alla linea ufficiale del Governo guidato da Meloni, impegnata a sostenere la resistenza ucraina nell’attuale conflitto.
La possibile fuoriuscita di questa frangia guidata da Vannacci dalla coalizione di Governo rappresenta un vero e proprio campanello d’allarme per Palazzo Chigi. Fino a ora il Governo è riuscito a mantenere un equilibrio delicato tra forze come Fratelli d’Italia e Forza Italia, allineate sul sostegno a Bruxelles, e la Lega, che pur con sfumature sovraniste e patriottiche, non ha mai rotto l’unità parlamentare sui principali temi europei e internazionali.
L’eventuale nascita di una nuova forza politica di destra estrema potrebbe compromettere questo equilibrio, dando vita a un polo antigovernativo che raccoglierebbe i voti degli elettori più radicali e delusi, spostando il baricentro politico verso una linea più dura e meno compromissoria.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le ripercussioni sul piano internazionale. La nascita di un movimento con posizioni filorusse in un momento di forte pressione internazionale sulla guerra in Ucraina potrebbe essere interpretata come un segnale favorevole agli interessi di Mosca, proprio mentre l’Italia, con l’impegno diretto di Meloni e del Capo dello Stato Sergio Mattarella, sostiene la resistenza ucraina. Questa dinamica si inserisce in un contesto più ampio, dove alcuni ambienti politici, anche all’interno del Movimento 5 Stelle, mostrano una diffidenza più marcata verso l’UE rispetto a Putin, innescando tensioni interne alla coalizione e con l’alleanza occidentale.
La nuova sfida lanciata da Vannacci non è passata inosservata nemmeno all’interno della destra più tradizionale. Francesco Giubilei, giovane presidente della Fondazione Giuseppe Tatarella e fondatore di Nazione Futura, ha sollevato forti critiche verso Futuro nazionale, accusando Vannacci di aver copiato il logo del suo movimento. La disputa sul simbolo non è solo una questione grafica, ma riflette le tensioni più profonde sul futuro della destra italiana.
Giubilei ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che l’operazione di Vannacci possa essere interpretata come un tentativo di sottrarre consensi all’interno del Governo, indebolendo così la coalizione e favorendo indirettamente la sinistra. I sostenitori di Vannacci, da parte loro, respingono le accuse, sostenendo che il simbolo di Futuro nazionale presenta elementi distintivi, come due ali tricolori, e non una fiamma.
