Nel giro di pochi giorni tutte le scuole italiane dovranno adeguarsi a una modifica che segna un nuovo passaggio nella digitalizzazione del sistema scolastico.
L’accesso al registro elettronico non potrà più avvenire tramite le tradizionali credenziali fornite dagli istituti: per consultare voti, assenze, compiti e comunicazioni ufficiali sarà obbligatorio utilizzare un’identità digitale verificata, ovvero SPID o Carta d’identità elettronica (CIE). Una novità che coinvolge direttamente circa 15 milioni di genitori e 2,5 milioni di studenti delle scuole superiori, chiamati ad adeguarsi in tempi molto stretti.
Scuola, come si accede ora al registro elettronico
La disposizione è contenuta nel decreto-legge Semplificazioni, approvato dalla Camera il 26 novembre 2025, e sarà operativa nelle prossime settimane. Il provvedimento aggiorna una disciplina introdotta oltre dieci anni fa, quando il registro elettronico sostituì definitivamente quello cartaceo nell’anno scolastico 2012/2013. Il testo stabilisce che “ai registri online si accede tramite il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale (SPID) o la Carta di Identità Elettronica (CIE)”, eliminando così le credenziali rilasciate dalle scuole. Secondo il Governo, la misura punta a rafforzare la sicurezza dei sistemi informatici, riducendo il rischio di intrusioni e dispersione di dati sensibili.
Il registro elettronico è ormai il fulcro della comunicazione scolastica: non solo voti, ma compiti assegnati, orari, circolari, avvisi e prenotazioni dei colloqui con i docenti. Con la nuova regola, nel primo ciclo di istruzione l’accesso sarà consentito esclusivamente ai genitori o a chi esercita la responsabilità genitoriale. Gli studenti delle scuole medie, quindi, non potranno più consultare autonomamente valutazioni e comunicazioni, come invece accade oggi. Per gli studenti delle superiori, invece, l’accesso tramite SPID o CIE resterà possibile, ma solo se in possesso di un’identità digitale personale.
Uno dei nodi più discussi riguarda i costi. Dopo anni in cui l’identità digitale è stata gratuita, alcuni provider hanno introdotto un canone annuale. Poste Italiane, ad esempio, ha reso lo SPID a pagamento da gennaio, con un costo di 6 euro l’anno. La CIE rappresenta l’alternativa, ma è meno diffusa e spesso più complessa da utilizzare: richiede il PIN completo, fornito in due momenti diversi, e una procedura di attivazione aggiuntiva. In entrambi i casi, l’onere economico e organizzativo ricade interamente sui cittadini, che devono provvedere autonomamente all’attivazione.

A preoccupare famiglie e dirigenti scolastici è soprattutto l’assenza di una fase transitoria. La norma ha decorrenza immediata e non prevede deroghe: chi non si adeguerà in tempo rischierà di rimanere escluso dal registro elettronico e, di conseguenza, dal principale canale di comunicazione con la scuola. Un problema non marginale, considerando che gli istituti non sono tenuti a inviare comunicazioni individuali via mail o altri canali alternativi.
La misura si inserisce nel percorso di digitalizzazione della Pubblica amministrazione, ma la sua applicazione immediata rischia di creare disagi significativi. Le famiglie dovranno attivarsi rapidamente per ottenere SPID o CIE, mentre le scuole dovranno gestire un passaggio che, almeno nella fase iniziale, potrebbe generare rallentamenti e difficoltà di accesso. Il nuovo sistema promette maggiore sicurezza, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di cittadini e istituti di affrontare una transizione tanto rapida quanto inevitabile.
