Cancellarsi da Facebook e non guardarsi indietro

Sicuri sicuri che stare su Facebook faccia bene al vostro equilibrio mentale? Sicuri sicuri sicuri?

 

Ma quanti siamo su Facebook? A giugno 2016 gli utenti attivi italiani erano circa 29 milioni, oggi saranno certamente di più.

Oltre la metà della popolazione quindi, neonati e centenari compresi. Per comodità facciamo che Facebook è diventato l’elenco del telefono cartaceo di una volta, ma ben più ricco, con utenti perfettamente profilati, anzi: autoprofilati. Un elenco dove da tempo è strano non esserci, il che va a confermare la saggezza e l’attualità di alcuni versi di Attilio Bertolucci. Risalgono al 1929, ma vanno bene, benissimo, anche per sloggarsi da una schermata blu: “Assenza, più acuta presenza“.

Ancor più strano, più che non esserci, è andarsene via. Cancellarsi da Facebook e piantarla una volta per tutte di indossare in quella parte della rete la maschera della religione del positivo, una maschera mai triste, mai depressa, incapace di esprimere gli alti e i bassi normalissimi, naturali, che abbiamo tutti, che ci sono nelle vite di chiunque. Tra i social media soprattutto Facebook, più che altre piattaforme, ha generato un’ossessione collettiva per il self marketing che non ha precedenti nella storia dell’umanità.

Ma non vi ammorbo oltre, visto che sarete arrivati qui ovviamente da Facebook e con l’attention span del cane di UP! quando crede di aver visto uno scoiattolo; vediamo un po’ di validi, validissimi motivi per cancellarsi da Facebook

I compagni delle medie che ti stalkerano
Superati i 30 anni gli amici delle scuole medie che aveva senso tenersi per tutta la vita ve li siete già tenuti stretti, e ci siete in contatto da una vita ormai. Gli altri, quelli che si rifanno vivi decenni dopo, spesso saranno solo fonte di atroci imbarazzi. Non deludetevi e non deludeteli: visualizzate, ma non rispondete.

I parenti che commentano i tuoi post, mettendoti in imbarazzo
Conseguenza indiretta dell’allargamento di Facebook a fasce d’età avanzate, i commenti dei parenti, soprattutto dei parenti più avanti con gli anni in certe conversazioni producono un effetto cut-up burroughsiano dove al posto di Tangeri e dell’Interzona ci sono sgrammaticati peana grillini, CIAO DA ZIA!, UN BACIONE MAMMA, e amenità riservate normalmente ad altre sfere della comunicazione.

Facebook ad usum Agenzia Matrimoniale
Siete accoppiate o accoppiati? Bravi, tenetevi stretta quella persona, sul serio, senza sarcasmo. Se però siete soli – o sole – Facebook può diventare terrificante, terrificante. Un catalogo di potenziali fidanzate e fidanzati in grado di generare ossessioni, speranze, desiderio, ma soprattutto dolorose, fragili illusioni. Nel dubbio, prima di cancellarsi: like acritico alle nuove foto profilo delle donne.

Lasciarsi su Facebook
Le relazioni di coppia a volte funzionano, a volte non funzionano, qualche volta – spesso – finiscono, qualche volta finiscono proprio male. Facebook in questo caso è un incubo, che ci ricorda tutto quello che vorremmo dimenticare per passare oltre. E passare oltre diventa impossibile. Risolvere il problema alla radice, cancellandosi, è un’opzione che ci sentiamo in definitiva di consigliare: “Eternal sunshine of the spotless mind / Each pray’r accepted, and each wish resign’d”.

Tutto il tempo perso
Facebook vive della nostra distrazione, e ci costruisce un fatturato che nel 2016 valeva di più della manovra finanziaria in Italia. Pensiamo a quanto cose potremmo fare in più se non fossimo su Facebook: probabilmente molte. Molti dei creativi che conosco – soprattutto giornalisti/autori/scrittori – senza Facebook oggi sarebbero prolifici quanto Georges Simenon. Invece non lo sono, ma vuoi mettere con quello status arguto e ficcante?

Il digital labor
Stavo iniziando questo periodo con “In fondo lavoriamo per Facebook“, ma è meglio togliere “In fondo“: noi lavoriamo per Facebook, passando del tempo sulla sua piattaforma, donandogli in buona sostanza la cosa più preziosa che possediamo, il tempo. Il digital labor, indagato da studiosi autorevoli come Antonio Casilli, non è una sciocchezza, anzi, ma potrebbe essere un buon motivo per dire ciao ciao a Mark. Almeno finché non inizia a pagarci per stare su Facebook, s’intende.

Le fake news e il clickbait
Basta, basta, basta.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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