È ora di smettere di cercare la realtà su Facebook

La percezione della realtà su Facebook e la realtà nella vita vera oggettiva sono due cose molto diverse

È ora di smettere di cercare la realtà su Facebook

foto © Jordan McQueen unsplash.com - foto © Jordan McQueen

 

Questa estate, dovremmo concentrarci sulla scoperta dell’acqua calda: Facebook non è la realtà. Un concetto molto chiaro, che ogni giorno si rinnova nella sua semplicità. Certo, Facebook è a suo modo una realtà parallela, che però ha davvero poco a che vedere con l’altra realtà, quella originale di quando finisce la batteria del cellulare.

Dentro Facebook, siamo gli avatar di noi stessi, ci creiamo un personaggio con una propria fisicità, che volente o nolente agisce al nostro posto e ci porta a degli obblighi morali che nella vita vera proprio non esistono: gli auguri di compleanno agli sconosciuti, il like alla battuta dell’amico, il post per farsi notare, la foto in cui ci divertiamo per forza, la polemica sollevata più per noia che per convinzione e  tutti quei fattori nevrotici che abbiamo iniziato a conoscere di noi stessi e degli altri, da quando viviamo metà della nostra vita sul social.

 

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In giro, capita di ascoltare discussioni di fidanzati basate sul mancato like di uno dei due a una foto che si sono fatti insieme, e sembra di vivere dentro un film di Buñuel, surrealismo puro.

Facebook negli anni ha accresciuto il proprio potere illusorio di farci credere che ciò che avviene lì sia in qualche modo rilevante nella vita vera. Qualche esempio giusto per: in questi giorni si parla tanto di Ed Sheeran su Game of Thrones: ha ricevuto una shitstorm che lo ha portato a chiudere Twitter per la sua performance. Jodie Whittaker sarà il nuovo Dr. Who, ma è una donna, e giù offese social. Idris Elba interpreta Roland Deschain nel film La Torre Nera, solo che il cavaliere era bianco e lui è nero: Facebook impazzito e pioggia di ingiurie. Nella vita vera, il più delle volte va così:

– Visto c’è Ed Sheeran in Game of Thrones?
– Sì.

 

 

Solo nella mia filter bubble, che sarebbe quell’insieme di persone con cui ho scelto di comunicare attraverso i social, mi son reso conto del contrasto tra l’hype per il ritorno di Twin Peaks su Facebook e poi gli ascolti miseri nella vita vera, oppure la percezione che tutti stessero vendendo quel fantomatico biglietto dei Radiohead, quando le due date italiane sono andate sold out con 50.000 persone a concerto. La stessa percezione, ribaltata: le due date degli Arcade Fire sembravano il raduno definitivo per tutti gli amanti della musica dal 2000 in poi, mentre si sono rivelate davvero poco affollate (seppur bellissime n.d.r.).

Qualche tempo fa, tutto Facebook parlava di GLOW come una delle migliori serie tv dell’estate, ma quando domando ai miei amici veri se l’hanno vista, quasi tutti mi dicono di no. Alla radio sento passare Riccione dei Thegiornalisti e la conosce anche mio padre, ma se andate a guardare i commenti sulla loro pagina, sembra che abbiano sparato a un pellegrino in chiesa, da quanto duro ci sono andati i supposti fan.

Negli ultimi mesi, il mio Facebook parlava solo degli argomenti qui sopra. Se anche il vostro è così, sapete poi come sono andate le cose nella realtà. Se invece nel vostro non si è parlato mai di token, beh, capite da soli qual è il punto di quello che sto scrivendo.

La realtà delle cose e la realtà nell’universo social, sono due cose diverse e dopo quasi 10 anni di Facebook (la grande migrazione c’è stata nel 2008), dovremmo prendere consapevolezza di questo dogma: se se ne parla su Facebook, non è detto che significhi qualcosa nella vita vera. I fatti ci dicono che il più delle volte, non è proprio così.

 

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