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Da Napoli al Senato, l’Italia è un paese che ama il bullismo

Quattordici giorni. È questa la distanza che ci separa dall’aggressione subita a Napoli da un ragazzino. Un quattordicenne seviziato da un ragazzo di dieci anni più grande, che l’ha spogliato e ha usato il compressore di un autolavaggio per “gonfiarlo”, provocandogli danni gravissimi all’intestino e mandandolo in ospedale in fin di vita.

Il motivo dell’aggressione? Il ragazzino è sovrappeso e il 24enne voleva “gonfiarlo come una palla”. Se il fatto in sé era già gravissimo, ancora più gravi sono state le parole della madre dell’aggressore, che ha definito una ragazzata e una cosa di poco conto quanto fatto dal figlio.

Abbiamo parlato qui di come questo fosse un tentato omicidio nato da un atto di bullismo e di come difendere il bullismo fosse la peggiore cosa che si potesse fare, perché di fatto si permetteva l’esistenza di un substrato di intimidazione, violenza e terrore in grado di esplodere in atti ben più gravi in qualsiasi momento.

È evidente che un problema come quello del bullismo non si risolve da un momento all’altro: serve attenzione e serve un cambiamento culturale profondo. Quello che invece non serve è che l’elemento alla base dell’aggressione del ragazzino di Napoli venga non solo difeso, ma addirittura replicato a livelli impensabili.

È di ieri la notizia che il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri ha preso in giro su Twitter una ragazza sovrappeso. Il motivo? La ragazza si era schierata al fianco di Fedez, rapper con cui Gasparri sta avendo da giorni un botta&risposta sul tema del tatuaggio come indicatore di una cattiva esistenza. Tema modernissimo, se fossimo nel diciannovesimo secolo. Nello screenshot qui sotto (tratto dalla pagina Facebook di Fedez), si può vedere come, in poche parole, Gasparri inviti la ragazza a mettersi a dieta e a smettere con le droghe, perché “messa male”.

Non si tratta di un attacco violento di per sé, né si può paragonare a quanto accaduto a Napoli, ma è evidente che il punto di partenza sia lo stesso: l’arroganza di sapersi più forti e di poter dire (o fare) quello che si vuole, solo perché l’altro è in una posizione di debolezza.

E in questo caso il forte di turno è addirittura una della cariche più alte dello Stato. Il commento di Gasparri? È stato insultato e ha risposto. Una giustificazione che di solito si sente alle elementari, ma che evidentemente va bene a tutti i livelli, visto che il messaggio finale è molto chiaro: l’Italia è un paese che ama il bullismo. O almeno un paese che non sa farne a meno.

 

Marco Villa

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