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Le 17 caratteristiche fondamentali di un fricchettone

Ci sono mode che durano meno di una stagione, altre che vanno avanti per qualche anno e altre ancora che, ci siamo ormai rassegnati, non passeranno mai. Una di queste è quella fricchettona, che ogni anno attrae a sé giovani uomini e donne come nemmeno la leva militare dei tempi che furono.

Il problema vero, però, è che di solito una persona crescendo abbandona uno stile. I fricchettoni no, tendono a continuare sulla stessa strada anche quando il buon senso consiglierebbe loro di gettare i sandali ai rovi.

Per capire meglio questo fenomeno immutabile come lo scorrere del tempo, abbiamo messo in fila le 17 caratteristiche che rendono fricchettone un fricchettone. Se ne abbiamo lasciata indietro qualcuna, segnalatecela nei commenti, grazie.

E un NAMASTÈ grosso così.

 

1. I sandali Birkenstock o similia da portare a piedi nudi per i DIECI mesi estivi (l’estate del fricchettone inizia a metà febbraio e termina a metà novembre) e coi calzini per i due mesi invernali. Igienicamente, non proprio a tenuta stagna ecco.

 

2. Gli incensi e le candele profumate, che accendono in onore di déi random coi nomi strani dei quali sanno ben poco. Qualche fricchettone ha anche un’abitazione che non chiude a chiave, tanto se ci entri e non sei un amico, svieni dal tanfo di fumo misto a incenso e vieni mangiato dal cane (peloso).

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3. I dread, (più genericamente chiamati “i rasta”) cioè il marchio distintivo del fricchettone. Non c’è bisogno di ulteriore spiegazione. Dentro ci trovi chiavi di casa, anticorpi, vaccini, libri. Uno, una volta, ci ha parcheggiato la Panda. Quando il fricchettone invecchia, se li tiene lo stesso, con l’alopecia davanti e un colore sempre più simile al piccione. Ed è subito sera.

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4. Il tatuaggio sulla mano fatto da sé, oppure da un amico, cartina di tornasole della lunga militanza al SERT. O di un viaggio in India, che è un po’ la stessa cosa.

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5. La Giamaica sta ai fricchettoni come l’America a Ligabue. I più non ci sono mai stati, però ne hanno intuito il valore nei campeggi del Rototom Sun Splash oppure al Pistoia Blues. Non è la stessa cosa, però.

 

6. I capelli rasati col ciuffo dietro la nuca sono l’alternativa ai dread, qualora i capelli lunghi dessero fastidio, ma non ci si volesse comunque omologare al sistema che ti fotte.

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7. Il berretto peruviano da pubblicità del Nescafé, baluardo dell’equo solidale, che poi tiene caldo alle orecchie e può essere usato anche come borsa. L’importante è portarlo anche d’estate, per preservare e far prosperare i microclimi creati in inverno.

 

8. Orecchino di legno di cocco o roba simile, oppure il dilatatore di 3 centimetri con sopra il simbolo dell’ohm.

 

9. Il Poncho perché sì Giamaica, ma anche Sud America e Macondo. Basta non vestirsi alla occidentale e continuare a vivere dei soldi dei genitori, mentre si tenta di vendere le proprie creazioni artigianali al Mercatino della Montagnola a Bologna.

 

10. La canotta o l’abitino hippie senza reggiseno è un must della fricchettona. Tette al vento all day long e se provieni dal mondo civile e non sei abituato, capita che ti ci soffermi un attimo e e ti prendi un “cazzoguardi” e il ringhio del cane (peloso). Ma di questo, sinceramente, non possiamo lamentarci.

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11. I pantaloni shocking, larghissimi, di colori sgargianti e di tessuti indefinibili, spesso col cavallo al ginocchio. I soggetti maschi, quando camminano con questi cosi, si schiacciano le palle per ore, ma sono convinti che serva ad avvicinarsi al dolore della Madre Terra violentata dall’uomo.

 

12. I pantaloni a zampa d’elefante, di vellutone a coste, la cui campana serve principalmente come mocio ed è mangiata sul retro dai chilometri percorsi a piedi su terreni scoscesi, durante la ricerca del cane (peloso) perso durante quello stage di teatro-terapia nel bosco.

 

13. Il diablo è quel gioco col quale i fricchettoni si riconoscono a chilometri di distanza, lanciando in alto un legnetto tutto festante con una altri due legni. In assenza di smartphone (figli del sistema), è il loro modo per comunicare con gli altri della compagnia: “siamo qui, porta il fumo”.

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14. I Cilum di ogni foggia, colore e materiale possibile, volti ad incrementare l’apertura delle porte della percezione mediante l’utilizzo di ettate di fumo plasticone.

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15. I bonghi perché siamo tutti figli dello stesso ritmo a cui girano i pianeti e i coglioni dei passanti.

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16. Le sigarette per farsi le canne: no, quelle devi offrirle te.

 

17. Il lavoro: LOL

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Raffaele Portofino

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