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Coronavirus: la razzia ai supermercati come nei film con gli Zombie di Romero

Dal sito del Ministero della Salute si legge che: “La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata)”.

Il nuovo Coronavirus è arrivato anche in Italia e ad oggi si contano 152 contagiati di cui 3 decessi: un numero che fa salire l’Italia al terzo posto nella classifica mondiale per numero di casi, dopo Cina e Sud Corea, e che impone il divieto di allontanamento degli individui dalle aree ritenute di focolaio, il lodigiano con 10 comuni interessati e quella di Vo’ Euganeo.

“Sono misure di contenimento degli spostamenti che riteniamo adeguate”, ha detto Conte (fonte: La Stampa) e subito c’è chi si scaglia contro la superficialità adottata in precedenza dal Governo.

Torniamo, infatti, di poco indietro nel tempo al 21 gennaio, quando Conte diceva: «Il virus in Italia non c’è, abbiamo bloccato i voli da e per la Cina, siamo gli unici» (fonte: La Stampa) e nel mentre tornava dalla Cina a casa sua, nel lodigiano, lo scagionato “paziente zero”. Nessun governo parlava di “quarantena obbligatoria” per coloro rientrati dalla Cina. Era tutto tranquillo, tutto sotto controllo, il Coronavirus era una preoccupazione lontana che non sembrava mettere in pericolo gli italiani.

Poi, di colpo, la cronaca cambia radicalmente e, a testimonianza di quanto e come questo virus sia stato male interpretato sia dalla politica prima e dall’informazione dopo, i titoli che si leggono ovunque diventano allarmistici e scatenano il panico: Lodigiano isolato, Lombardia, Piemonte, Veneto in allerta contenimento.

Si chiudono le scuole, le Università, gli studenti si impanicano perché pensano di non potersi laureare a causa del Coronavirus; c’è chi prende il treno per tornare a casa e scappare lontano da Milano e dintorni. Anche perché Milano è deserta, non c’è più nulla da fare: niente più concerti, niente più teatri, niente più palestra, persino il Duomo è chiuso.

Sui social sembra di vivere in un film apocalittico americano o nel libro di Stephen King L’ombra dello scorpione. C’è la paura e il terrore di uscire di casa per il timore di essere contagiato. Fantascienza pura. I più simpatici commentano ironicamente la psicosi Coronavirus, altri lanciano post sulla fine del mondo e nel mezzo ci sono le mamme che teneramente ci scrivono: “lavati bene le mani appena torni a casa”.

E, ancora: c’è la celebre corsa alle mascherine nelle farmacie, le 4 boccette di Amuchina a 100 euro su Amazon, i supermercati presi d’assalto. C’è la paura e il terrore che il nuovo Coronavirus abbia portato con sé un’improvvisa carestia nel Nord Italia e un po’ fa sorridere leggere che Conte debba rassicurarci anche su questo.

Fatto sta che la prima preoccupazione degli italiani è stata il cibo. Gli scaffali dei supermercati ieri sera erano vuoti, a partire da quelli della pasta, delle conserve di pomodoro (pasta al pomodoro irrinunciabile per gli italiani, e non è uno scherzo). Tutti a fare provviste e scorte di beni di prima necessità, dalla carta igienica ai surgelati, passando per la carne e i reparti di frutta e verdura e, precisiamo: quella della razzia ai supermercati è una roba tipicamente cittadina, in provincia o nei paesi sono abituati alla quarantena, quindi cambia poco. Eppure vedere valigie aperte piene di derrate alimentari per fronteggiare qualche giorno di isolamento, ricorda da vicino le orde di zombie al supermercato nei film di George Romero.

È evidente che la situazione sembra essere sfuggita di mano a molti ma la verità è che quando andiamo nel panico siamo tutti scemi, non importa quale sia la provenienza geografica, il ceto sociale o la differenza culturale. Non importa quanto crediamo nella nostra capacità di discernere il vero dal falso o quanta lucidità riusciamo a mantenere anche nelle situazioni limite perché vi confesso una cosa: la prima cosa che ho pensato, ieri, mentre assistevo da dietro lo schermo del mio telefono all’assalto ai supermercati è stata che io, per fortuna, la spesa l’avevo fatta sabato.

Claudia Mazziotta

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