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Diciamo no al baby culturismo

Scrollando a caso profili Instagram mi sono imbattuta in un video che mi ha davvero lasciata perplessa. Generalmente, quando vedo postate sui social immagini di bambini inconsapevoli, passo oltre per evitare di arrabbiarmi. Questa volta, però, non ci sono riuscita. Non si trattava di una comune foto o di un video di un tenero e paffutello minorenne, bensì di un ragazzino di forse sei anni con la faccia imbruttita che sollevava con tutta la preparazione, il tempo, la respirazione necessari, un bilanciere da terra da chissà quanti kg. Terminata l’eroica impresa, una voce adulta fuori campo ricompensava il bambino dicendogli: “You’re the best one”, mentre lui annuiva disciplinato.

Il fenomeno del culturismo ha coinvolto anche i bambini e il web è testimone di questa tendenza. Basta cercare su qualsiasi motore di ricerca parole come “baby building”, “culturismo per bambini”, “bambini più forti del mondo” per rendersi conto che il web pullula di video, foto, forum, profili Instagram di bambini che si allenano in palestra quotidianamente. Profili Instagram per lo più gestiti da genitori che vivono a loro volta, naturalmente, nel mondo del bodybuilding.

Il quotidiano svizzero 20 Minuten è uno dei primi a rendere nota l’ossessione per il corpo perfetto entrata anche nell’immaginario dei più piccoli e denuncia, in un paio di articoli (1, 2) , la preoccupazione che questi piccoli culturisti comincino ad assumere anabolizzanti per pompare i loro muscoli. Altrove si legge che lo sforzo muscolare da giovanissimi può danneggiare le strutture ossee e delle cartilagini, influendo negativamente sulla crescita e la postura del bambino.

Nonostante il parere incerto o negativo degli esperti, il fenomeno del baby culturismo esiste. Nonostante si leggano commenti arrabbiati e indignati sotto articoli, video, foto che testimoniano questa realtà, i profili Instagram di questi bambini culturisti hanno un seguito pazzesco di mille mila followers e, ripeto, la cosa più angosciante è che il fenomeno sia supportato e incitato dai genitori.

Senza entrare troppo nel merito del culturismo in genere e a prescindere dalle conseguenze negative o meno che un allenamento intensivo può provocare sul fisico di bambini piccolissimi, di una cosa sono sicura: incoraggiare i propri figli quando sono così piccoli a chiudersi in una stanza per sollevare pesi esagerati con lo scopo di farsi venire gli addominali credo sia profondamente sbagliato proprio dal punto di vista educativo.

La dimensione dello sport per la crescita e l’educazione di un bambino è fondamentale per tutto quello che riguarda i valori che esso trasmette quali lo spirito di gruppo, la collaborazione, la condivisione, la tolleranza, l’inclusione, la lealtà. Fare sport significa imparare anche e soprattutto a stare insieme e, si sa, certe cose prima le si imparano meglio è. Fare sport significa vincere ma anche perdere, con sé stessi e con gli altri. Non significa solo migliorare il proprio corpo e le proprie prestazioni fisiche. Fare sport non significa ossessione per la perfezione del proprio corpo e il baby culturismo è l’ennesima prova apocalittica dell’importanza che la bellezza e la perfezione estetica hanno nella nostra società.

Claudia Mazziotta

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