Society
di Simone Stefanini 22 Giugno 2016

Basta con gli articoli “Ho lasciato il lavoro per girare il mondo”, la vita vera è un’altra cosa

È davvero possibile vivere senza lavorare? Non scherziamo, su

ho lasciato il lavoro per girare il mondo Huffington Post - I titoli dell’Huffington Post

 

Pochi giorni fa, l’Huffington Post Italia pubblicava un articolo di quelli che poi vengono condivisi dai migliaia di sognatori di cui questo paese è pieno (insieme ai marinai e ai santi). Il titolo era inequivocabile: “Ho 28 anni, mi licenzio e non voglio lavorare mai più”

Alla prima lettura veloce, più che curiosità per sapere come avrebbe fatto il blogger anonimo a pagare le bollette, perdonate la mia scurrilità ma ho pensato istantaneamente grazie-al-cazzo. È un po’ come dire “Sono basso, ora mi sveglio e sono uno e ottanta” oppure “Devo lavare i piatti, ora chiudo gli occhi e quando li riapro sono già lavati”.

Insomma, un amo niente male per pesci che sono stufi della propria vita, composto dalle parole “ho lasciato il lavoro per girare il mondo”.

A chi non capita infatti di non aver voglia di lavorare ogni tanto? Su, potete alzare la mano, il vostro capo è distratto. Ecco, se esistesse la ricetta della felicità, quella in cui si può sul serio licenziarsi, smettere di lavorare e vivere felici, beh, ci sarebbe già la fila sotto casa dell’inventore.

Io però ho una memoria abbastanza allenata e qualcosa di questo articolo mi fa strano, mi ricorda un articolo simile. Allora controllo nel modo meno 007 possibile, cioè digitando su Google la keyword huffington seguita da “lascio il lavoro”.  Ecco lo screen solamente della prima pagina:

 

ho lasciato il lavoro per girare il mondo google - La ricerca su Google

 

Hmm, ben strano, sembra quasi che l’Huffington, sui sogni dei prolet, ci marci un po’ su: niente di male, è l’internet, va così, c’è da far traffico e lo si fa in tanti modi.

Vediamo cosa succede alle storie di questi giramondo nullafacenti che riescono comunque a vivere senza lavorare. Partiamo al nostro eroe, il 28enne che ha scritto sul suo blog che non lavorare è più figo che lavorare.

L’Huffington spiega che “Fortunatamente a fargli da “cuscinetto” ha trovato alcuni vecchi progetti da rispolverare e da far fruttare” e subito la mente va al pensiero che coi soldi in tasca siamo buoni tutti. C’è anche un esempio italiano, quello di Monica Lasaponara, che ha lasciato il lavoro e ora insegna agli altri come fare. Si parte con un inciso fondamentale: “Ha lasciato il suo lavoro e il suo ottimo stipendio, ma anche la sua vita stressante. Monica Lasaponara, 40 anni, di Cava de’ Tirreni, ex dirigente del marketing in un canale televisivo, ha mollato tutto, ed ora insegna agli altri come fare per intraprendere la sua stessa scelta”. Ok, è sempre una questione di soldi in tasca, pare.

Difficile capire se valga lo stesso per la ex manager Cristina Di Canio, che a 26 anni ha lasciato il lavoro a tempo indeterminato in azienda per aprire una libreria e vivere felice: ma visto da lontano il caso ci sembra diverso. Al di là dello sforzo economico, aprire una libreria e portarla avanti è una fatica, non è proprio “mollare il lavoro e girare il mondo a caso grattando soldi dai muri”. In ogni caso al di là dei percorsi individuali anche lì l’Huffington ci marcia alla grande.

C’è poi una genia che ha lasciato il lavoro – ex giornalista – per girare il mondo e poi pentirsene, perché, testuali parole,“Mi sono resa conto che, nonostante avessi abbandonato il mio lavoro stressante, avevo trovato ancora più stress e ansia nei miei viaggi” un pensiero che di solito ti si forma in testa in terza media/prima superiore, quello dell’ansia che viaggia sempre con te.

E poi, scusate l’odio del tutto personale ma… minchia quelli coi soldi che fanno gli asceti viaggiatori, mi crepano i nervi.

 

La tipa che s’è pentita di aver lasciato il lavoro, in posa mentre medita sull’ansia di vivere Facebook - La tipa che s’è pentita di aver lasciato il lavoro, in posa mentre medita sull’ansia di vivere

 

In nessuno di questi articoli però c’è un disclaimer fondamentale: DO NOT TRY THIS AT HOME. Se avete avuto la fortuna di trovare un lavoro a tempo indeterminato e vi annoia, usate gli scampoli di tempo che vi rimane per fare quello che davvero vi piace con un minimo di soldi in tasca, oppure pagate le bollette arretrate.

Negli articoli si parla di americani, di inglesi, quindi di persone che in media si emancipano 10-15 anni prima di noi italiani, oppure di connazionali che possono permettersi di mollare il lavoro per farne uno più bello.

Io ne so quanto voi, e mi pare che esistano pochi modi per vivere senza lavorare: far fruttare il vostro genio finché siete in vita, avere i genitori coi soldi, oppure l’extrema ratio: prendere un cane, farsi i dread e vivere d’elemosina davanti al Conad.

Semplificazioni come quelle dell’Huffington, fanno montare solo la rabbia di chi non può permettersi di essere un genio né ricco di famiglia. Di chi paga l’affitto, le tasse e ci legge in pausa pranzo, giusto per svagarsi un po’.

Intanto, il nostro pensiero vola al Nanni Moretti di Ecce Bombo e al suo dialogo con la ragazza che nella vita fa cose e vede gente, ed è subito sera.

 

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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