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di Simone Stefanini 2 Luglio 2018

Il Raduno di Pontida non ha alcun senso

Prima il Nord si è tramutato in Prima gli italiani e i leghisti di tutta Italia sono accorsi a Pontida, dimenticando che qualche anno prima i migranti da scacciare erano loro

Il Raduno di Pontida non ha alcun senso. Occorre ribadire il concetto ancora prima di parlarne, perché è talmente lampante da farci rimanere di stucco di fronte alla miopia dei suoi partecipanti. È successo di nuovo, un po’ come la liquefazione del sangue di San Gennaro (tanto cara a Di Maio): una folla oceanica si è riunita a Pontida per il 32° raduno dei sostenitori della Lega. Lo slogan di quest’anno è quanto di più orwelliano si possa pensare: “Il Buonsenso al Governo”, Matteo Salvini saluta il suo popolo con una maglietta raffigurante Matteo Salvini, che ricorda un po’ il tatuaggio di Steve-O di Jackass, ma non siamo qui per fare facili battute.

Come saprete, il Raduno viene fatto a Pontida, vicino Bergamo, per ricordare la nascita della Lega Lombarda che potesse lottare con le armi contro il Sacro Romano Impero di Federico Barbarossa nel 1167.

 

Da Pontida a Lucca Comics è un secondo youtube - Da Pontida a Lucca Comics è un secondo

Assurdità numero uno: nel 1990 la Lega Nord è un partito autonomista guidato da Umberto Bossi che organizza il primo raduno medievale a Pontida. Su un prato lungo la statale 342 chiamato dai leghisti “sacro suolo” viene issata la bandiera della Padania e viene suonato il Va Pensiero di Verdi come inno nazionale della Padania, uno stato immaginario che comprende il Nord Italia, senza che nessuno di quelle parti abbia acconsentito al cambio di nazione, tantomeno lo Stato Italiano che ritiene l’idea grottesca. Bossi però dell‘indipendenza della Padania dall’Italia ci credeva un sacco e disse: “Il nostro popolo è pronto ad attaccare. Si dice che il Paese stia andando a fondo, ma io conosco un solo paese, che è la Padania. Della Repubblica Italiana non me ne frega niente.” Come saprete, lo stesso partito adesso è al Governo della Repubblica Italiana.

 

Prima qualcuno o qualcosa, sempre wikipedia - Prima qualcuno o qualcosa, sempre

 

Assurdità numero due: oggi la Lega non è più nord e al raduno di Pontida ci sono gli stand di tutte le regioni italiane. Da “Prima la Padania” sono passati a “Prima gli italiani” e quelli li hanno votati in massa. Molti anche nel sud, dimentichi di una lunga video-social-bibliografia he vede esponenti leghisti sostenere che i terroni maleodorino e che necessitino di essere lavati col fuoco del Vesuvio/Etna. Lo slogan Roma Ladrona oggi non si addice più ai leghisti di Salvini che a Roma governano tutta la penisola, isole comprese e pare abbiano preso anche i vizi ascritti precedentemente alla Capitale, con quei 50 milioni di euro presuntamente rubati che pare siano stati investiti in banche e multinazionali, alla faccia del prima quelli e dopo gli altri, alla faccia dell’Europa delle banche e di tutti gli altri slogan.

 

L’amico immaginario di tutti i leghisti wikipedia - L’amico immaginario di tutti i leghisti

 

Assurdità numero tre: come si sta da calabresi persi tra i vichinghi verdi padani, con l’elmo con le corna e magari in tasca l’ampolla con l’acqua del Po, a rivendicare uno Stato sovrano senza ingerenze da parte dell’Europa continentale della quale hanno importato tradizioni farlocche tipo appunto questa cosa della barba verde e del cosplay vichingo. A questo proposito, è sempre bello ricordare una lettera al Corriere del 2010 da parte di Franco Liberati, direttamente da Stoccolma, che scrive: “Sarà perché vivo da 27 anni in Svezia, ma vedere alcuni leghisti vestiti da vichinghi mi fa sorridere. In un’ottica europea quale è quella in cui viviamo oggi, tutta l’Italia è Sud, dell’Europa appunto, e tale, del resto, è considerata in tutta la Scandinavia.”  Prima il Nord si è tramutato in Prima gli italiani e i leghisti di tutta Italia sono accorsi a Pontida, dimenticando che qualche anno prima i migranti da scacciare con la ruspa erano loro.

 

Calabria. YouTube - Calabria.

 

Assurdità numero mille: Matteo Salvini ama giurare sui sacri simboli del cattolicesimo, quali il Vangelo, la Bibbia e il Rosario. Sue sono le battaglie per il crocifisso nelle scuole e a chi non gli sta bene torni al suo paese, destabilizzando gli atei italiani che non sanno più a che paese tornare. Il problema della religione all’interno della Lega è reale, perché nonostante la Lega Lombarda medievale godesse dell’appoggio di Papa Alessandro III, la Lega di Bossi era solita festeggiare la sua esistenza con un accrocchio di riti pagani, tradizioni celtiche, miti longobardi, esoterismo e divinità mitologiche. Aveva da ridire contro la Chiesa di Roma, per poi piegarsi alla sua croce proprio come fecero i barbari. Oggi, durante il raduno di Pontida, le mille anime della Lega si incontrano e come fanno a non prendersi a ceffoni proprio non lo sappiamo. Vichinghi e partenopei, Odino e Dio, tutti riuniti contro l’oscuro saraceno, il deturpatore della nostra bella penisola che non va aiutato neanche in condizione di necessità, in mezzo al mare, prima di morire scaricato in acqua da un gommone.

 

Quale, che sono ateo italiano? youtube - Quale, che sono ateo italiano?

 

Tantissima gente ha applaudito Matteo Salvini che ha detto di voler governare per 30 anni. Il Governo del Buonsenso ricorda il Ministero della Pace che in realtà faceva la guerra in 1984 del già citato Orwell, al quale fischieranno le orecchie di questi tempi, ma in realtà per non essere turbati dai fan di Salvini e dal loro disprezzo per la vita umana (Peccato sono morti solo 100, sarebbero diventati assassini e stupratori in Italia – il sunto del commentatore social leghista alla notizia dei recenti drammi del mediterraneo, che accadono senza che le imbarcazioni delle ONG possano salvare i disperati), per non rimanere inorriditi e convincersi che un’etnia sia migliore di un’altra basta non leggere, come dice vantandosi la sottosegretaria ai beni e attività culturali leghista Lucia Borgonzoni. Da tre anni, neanche un libro, per la precisione. Ci vuole passione da vendere per intraprendere un percorso di barbarie del genere.

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