Society
di Simone Stefanini 10 settembre 2018

La nostalgia preventiva delle domeniche al centro commerciale

Il racconto drammatico di una domenica senza il centro commerciale

“Ti ricordi, andavamo a passeggiare nei ricordi”
Calcutta, 2018

Quelle domeniche mano nella mano quando pioveva e al parco non si poteva andare, quando al cinema non c’era niente di speciale, quando avevamo lavorato tutta la settimana e, stanchi ma felici, preparavamo la playlist perfetta per affrontare il viaggio che ci portava al centro commerciale. In quel luogo pieno di promesse, trovavamo refrigerio a costo zero dalla canicola estiva o riparo dal rigore invernale, guardavamo le vetrine fingendo di fare quel viaggio o di comprare quel televisore a rate, poi ci mettevamo in fila per pagare la cena e tornavamo a casa felici di essere una famiglia.

La prima volta che siamo andati all’Ikea insieme era di domenica. Eravamo emozionati perché dai nostri acquisti dipendeva l’arredamento della prima casa insieme. È stato tutto un mediare, poi ci siamo fatti una foto mentre facevamo finta di dormire su un letto in esposizione. Abbiamo riso e abbiamo discusso, proprio come si fa in famiglia. Alla sera, un bicchiere di rosso, la musica che ci piace e gli abiti da lavoro per montare insieme tutti i nostri acquisti da cui avanzavano sempre dei pezzi.

Quei sabati sera in cui tornavamo a casa tardi da lavoro e nel frigo c’era il vuoto, ma non avevamo voglia di fare la spesa e allora rimandavamo tutto al giorno dopo mentre ci cucinavamo l’ennesima pasta di mille fattezze con l’ortolina. La domenica, mentre sceglievamo cibi, bevande e tutto il resto, con la mente volavamo già a quando avremmo cucinato, mangiato, installato, goduto.

L’altro giorno siamo andati come facciamo spesso al centro commerciale di domenica, ma era chiuso. Al posto delle luci, la saracinesca abbassata con un foglio appiccicato sopra. Ci siamo avvicinati per capire quanto sarebbe stato in ferie ma quel foglio diceva un’altra cosa: per legge, il centro commerciale sarebbe rimasto chiuso ogni domenica e ogni festivo, per sempre. Ci siamo guardati impauriti e ci siamo letti i pensieri, che dicevano la stessa cosa: quando la facciamo la spesona?

Mogi mogi siamo andati al parco, ma ogni tentativo di relax è finito sempre allo stesso modo: quando la facciamo la spesona? Tu lavori dalle 8.30 alle 18, per tornare a casa ci metti minimo 50 minuti, io torno prima ma mi alzo prima e la sera non ho proprio testa di ricordarmi tutto quello che manca in casa.  Poi farla insieme era proprio bello, no? Per gioco abbiamo pensato a tutti quei mestieri che non sono stati tutelati dalla legge salva domenica: camerieri, barman, attori, maestranze, musicisti, saltimbanchi, baristi, ristoratori, influencer, cuochi, organizzatori di sagre di paese, ballerini, presentatori, mimi, dj, fotografi, militari, giornalisti, operai specializzati, montatori, registi, editori, pizzaioli, sognatori e persino i preti.

Lì abbiamo riso forte e abbiamo pensato che sarebbe bello fare una petizione per spostare la Messa domenicale al sabato, con la motivazione che la sua frequentazione sta distruggendo le famiglie italiane. Quando anche le risate sono finite siamo tornati a casa distrutti e quella notte abbiamo pianto, abbracciati, proprio come una famiglia.

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