Society
di Simone Stefanini 25 Settembre 2019

Le offese a Greta Thunberg: il bullismo social degli adulti uccide ogni causa

Il cinismo social non si ferma davanti a niente e seppellisce anche la più nobile delle cause

Greta Thunberg è nata nel 2003 e al momento è l’attivista più famosa per lo sviluppo sostenibile contro il cambiamento climatico. In seguito alle ondate di calore e agli incendi boschivi nella sua Svezia, il 20 agosto 2018 ha iniziato a scioperare per attirare l’attenzione del governo svedese sul tema. È rimasta seduta davanti al Parlamento del suo Paese per obbligare i politici a varare provvedimenti che riducessero le emissioni di anidride carbonica. Lo slogan era Skolstrejk för klimatet (Sciopero della scuola per il clima).

La notizia della protesta è diventata virale e Greta è diventata famosa in tutto il mondo. Ha lanciato il movimento studentesco internazionale Fridays for Future, ha partecipato a molte manifestazioni e forum internazionali sul tema e, a bordo dello yatch Malizia II ha raggiunto gli Stati Uniti, dove ha parlato il 23 settembre scorso all’apertura del Climate Action Summit. Un discorso accorato e commosso, già entrato nella storia.

Essere un simbolo al tempo dei social è cosa pericolosa, specie se un argomento trasversale, intergenerazionale e apolitico come il cambiamento climatico diventa il soggetto dello scontro politico tra le diverse fazioni sempre più polarizzate su posizioni totalmente divergenti, ma spesso solo sulla carta. L’opinione pubblica sui social, al contrario, fa le veci della curva ultras allo stadio e, una volta trovato l’obiettivo, inizia la gara a chi colpisce più duro.

È capitato quindi che Greta diventasse per alcuni una specie di Santa laica, una creatura Celeste paragonabile solo a Martin Luther King o Gandhi, mentre per gli altri una ragazzina viziata che non sa quel che dice, comandata a bacchetta dai poteri forti, antipatica e tutti il resto. Offese irripetibili, ben più pesanti di quelle dedicate al presidente brasiliano Bolsonaro quando dice che la foresta amazzonica non è patrimonio dell’umanità.

Senza santificare eccessivamente la sua figura, stiamo parlando di una ragazza che sta lottando per la salute del pianeta e per il futuro, cosa c’è di tanto sbagliato in tutto questo? Perché un argomento così importante non riesce a unire le persone anziché dividerle in fronti opposti? Ma soprattutto: perché le persone sui social hanno tolto ogni freno inibitorio e si sentono in diritto di offendere una ragazza di 16 anni, prendendola in giro anche per la sindrome di Asperger da cui è affetta?

Il cinismo social sta seppellendo ogni causa, dalla più futile alla più nobile e i commentatori seriali non si accorgono più di stare parlando di persone, hanno bisogno di riversare la bile sull’argomento del giorno, per poi prendere posizione su quello successivo, che sia X Factor, un barcone o la partita.

Greta sta antipatica, le augurano di morire, la prendono in giro per l’aspetto e per l’Asperger, diventa il soggetto per migliaia di meme e pure giornali e tg, nel parlare di lei sono di due cuori, spesso scadendo nel caciarone. Di sicuro c’è che Greta Thunberg ha attirato su di sé l’attenzione di milioni di persone e ha convogliato questo potere per veicolare un messaggio, ha influenzato migliaia di giovani a rispettare di più l’ambiente, lo sta facendo diventare un trend e non c’è niente di sbagliato; la generazione digitale ha bisogno di influencer e Greta lo sta facendo bene, non a caso i commenti più velenosi non vengono quasi mai dai ragazzi ma dagli adulti, che magari hanno figli dell’età di Greta a cui non rivolgerebbero mai appellativi tanto disgustosi.

È un nostro diritto tentare di salvare il Pianeta, ma è un compito impossibile se prima non ci riconciliamo con la nostra umanità, non ritroviamo l’empatia nei confronti degli altri e non la smettiamo di sfogare le nostre frustrazioni giornaliere su persone che neanche conosciamo. Torniamo a essere adulti, che non è necessariamente  il sinonimo di stronzi, piuttosto il contrario.

 

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