Society
di Simone Stefanini 26 Febbraio 2015

La marijuana fa meglio dell’alcol, secondo un nuovo studio scientifico

La marijuana è 114 volte meno letale dell’alcol. Però è illegale. Perché? Leggete qui

Certe cose, se siete uomini e donne di mondo, già le sapete, ma quando vengono anche supportate da uno studio scientifico comparativo accurato, allora è il caso di condividerle e di farsi anche qualche domanda.

Prima, la notizia riguardante lo stato americano del Colorado, che ha legalizzato la marijuana e solo a gennaio 2015 ha incassato 2 milioni di dollari in più di tasse, mentre le 14 società che hanno iniziato a produrre marijuana a scopo ricreativo per lo stato, hanno fatturato 14 milioni di dollari.

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Ora, a sponsorizzare l’uso della ganja, ci si mette anche uno studio governativo americano, che paragona alcol, marijuana e tabacco ed altre droghe, per poi trarre le conseguenze che ci immaginiamo. La marijuana è 114 volte meno letale dell’alcol. Cioè? Ogni 114 persone che morirebbero per motivi legati all’alcolismo, tipo cirrosi, fegato da buttare via, rissa, incidente stradale e così via, uno morirebbe per cause legate indirettamente alla ganja, tipo quando vi mettete in macchina dopo aver fumato l’impossibile e vi sembra di andare a 140 km/h, invece state viaggiando ad una media oraria di 23 km/h e il tipo dietro di voi, un filino spazientito, vi sperona e vi fa fuori, oppure quando ridete in faccia ad un buttafuori e lui la prende male?

No, in realtà lo studio è ben più serio: in ordine di letalità, le sostanze più mortali sono: alcol, eroina, cocaina, tabacco, ecstasy, metanfetamina e all’ultimo posto la marijuana, con una differenza gigantesca. I ricercatori hanno determinato il rischio di mortalità confrontando dosi letali delle droghe di cui abbiamo parlato prima con le dosi che normalmente uno assume per godersela. La marijuana è risultata essere una droga a rischio di mortalità basso, mentre le altre, tutte medio o alto.

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Questi studi contraddicono alla grande gli sforzi fatti dagli Stati per mantenere la marijuana illegale, per contrastare la depenalizzazione e soprattutto sputtanano tutta una serie di comportamenti della polizia che tratta il ragazzo che si è fatto una cannetta alla stessa stregua di un tossico. Per non parlare del fatto che lo Stato guadagna dalle sigarette e dall’alcol, clamorosamente più pericolosi.

Questi studi comparativi sono sempre stati pochi, nel tempo. Fino al decennio scorso, non c’erano vere e proprie classificazioni tra sostanze stupefacenti. Prima degli studi scientifici in materia, la valutazione del rischio di abuso di droga era basata su prove aneddotiche e spesso, alcune decisioni politiche importanti in materia, sono state prese un po’ a caso, basandosi su congetture abbastanza telecomandate.

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A proposito dell’alcol, i ricercatori hanno specificato, manco ce ne fosse il bisogno, che non è che se uno beve un amaro la sera è più a rischio di uno che si fa di roba in vena, dato che al pericolo implicito dell’eroina si aggiunge quello degli aghi sporchi, delle condizioni ambientali ecc. L’alcol, affrontato con reale moderazione, è meno pericoloso anche della cocaina e del meth, fortunatamente. Moderazione significa non aver mai sfiorato il coma etilico, non tornare tutti i weekend privo di sensi, non pasteggiare col Negroni (come ho visto fare lo scorso sabato in un pub a dei ragazzini di 18 anni, allibito). Come, quando si parla di marijuana, non si usa il termine generico per definire anche le canne di hashish plasticone, di ceretta, di pongo, che quando lo respiri vedi i mostri e ti senti male. Si parla della possibilità di trovare marijuana buona, che rilassa dopo due tiri senza il bisogno di fumarne 40 e di intossicarsi coi polimeri o con i diserbanti.

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In ogni caso, ambasciator non porta pena, noi vi abbiamo solo detto le cose come stanno, ma vi ricordiamo anche che la marijuana è sempre illegale in Italia, quindi spegnete le lampade tropicali che usate nella stanza degli ospiti per far crescere le piantine, per ora, se vi sgamano,  son sempre dolori.

[tutte le foto © i rispettivi autori]

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