mestieri più odiati
Society
di Simone Stefanini 17 Maggio 2016

I 10 mestieri più odiati dagli italiani

Chi preferite? Il dentista, il vigile, l’operatore di call center o il notaio? O magari, l’animatore…

mestieri più odiati ilrestodelcarlino.it - Il temibile vigile troll

 

Hey, non vi arrabbiate subito, ogni lavoro è nobile a modo suo, che sia il netturbino o l’imperatore. L’importante, di questi tempi, è trovarlo e non farsi licenziare, ma questa è un’altra storia.

Oggi vorremmo parlare invece di quei lavori che, per un motivo o per un altro, risultano fastidiosi all’italiano medio. Si parla di professioni utili (be’ dai, alcune più di altre), quindi niente preti pedofili o ciclisti che girano in branco sulle strade per soli autoveicoli. Si parla di mestieri più odiati da parte di alcune fasce della popolazione.

Chi fa il lavoro elencato qui sotto, sa già che romperà le scatole a qualcuno, e in qualche modo, potrebbe aggiungere un po’ di sadismo alla sua professione, diventando così una sorta di cattivo dei fumetti, un potenziale antagonista di un qualunque film della Marvel, una creatura al servizio del Male.

Consigliamo ai professionisti di cui andremo a parlare, di fare un bel respirone e di essere empatici con le vittime, del resto non costa nulla e rende il mondo migliore.

Questa cosa non vale per chi lavora a Equitalia: nessuno vi prenderà mai in simpatia. D’altra parte, è un lavoro duro ma qualcuno deve pur farlo.

 

10) Il controllore sui mezzi pubblici

Figura professionale che intimorisce i passeggeri fin dalla prima trasferta in treno o sui mezzi. Anche se hai il biglietto e lo hai regolarmente timbrato, senti dietro la schiena il terrore atavico della megamulta con conseguente figuraccia davanti a tutti. Per non parlare del passo a due in stile finale di Amici che accade nel caso in cui tu non abbia il biglietto. Puoi tentare di uscire, ma lui vorrà fermarti. Puoi addurre motivazioni impassibili, tipo l’avevo in tasca ma poi l’umidità l’ha sciolto, ma non funzionano mai. Puoi fare la scena madre con tanto di pianto greco, ma in ogni caso tornerai a casa con 50 € in meno e un nome in più sulla lista nera, che ormai conta più persone di quella di Arya Stark.

 

9) Il dentista in vena di scherzi

Dai che non fa niente su. E intanto ti senti di morire. Già solo il rumore del trapano ti fa svenire e la puzza chimica di otturazione ti toglie il fiato. Poi arriva lui, il grande incubo che si mette anche a fare battute. Ora vediamo com’è messo qui sotto, altrimenti va tolto, eh! Dice ridendo all’assistente. Tu, tranquillo e in piena ascesi, oltre che in pieno ascesso, fantastichi sui mille modi di ucciderlo e di seppellire il cadavere, e così facendo ti astrai completamente dall’orribile dolore che stai provando.

 

8) Il tassista razzista

“Oggi non si gira, maledetti rumeni che non sanno guidare. I neghèr? Quelli sono i peggiori, abituati a rincorrere i leoni. Ci vorrebbe chi dico io, ci vorrebbe”. Poi ti guarda, come per capire se sei dalla sua parte oppure se sei una persona normale. Tu, già in imbarazzo perché stai in macchina con un estraneo razzista e (con tutta probabilità) maschilista, misogino, omofobo e antituttoquellochetipiace, devi pure partecipare alla sua delirante conversazione da bar sugli stranieri che rubano il lavoro e su Salvini, che secondo lui si è troppo ammorbidito. Arrivi a pagare e non accetta la carta, vuole solo i contanti. Grr. Appunto mentale: prossima volta uscire in bici anche se c’è la Bora.

 

7) Il Testimone di Geova / venditore del Giornale Comunista di domenica mattina

La sacralità della dormita domenicale, quella che dura fino a che il corpo, di sua sponte, non si leva dal letto per raggiunte piaghe da decubito. La sogni dal lunedì mattina, quando devi andare a lavorare e hai di fronte una settimana di levatacce. Solo che alle 8.15 suona il campanello. Ti alzi col fiatone, in paranoia piena col pensiero fisso che sia morto qualcuno o che siano i carabinieri per qualcosa che hai fatto la sera precedente, quando senti la voce: Giornale Comunista. Maledici Stalin e tutte le occupazioni che hai fatto in gioventù, lo mandi a quel paese bestemmiando e torni a dormire. Coi Testimoni di Geova non è così semplice. Quelli sono in due e vogliono chiacchierare di Gesù e della morte, due argomenti che “Ok affascinanti, ma stavo dormendo”. Fate come me, io spesso mi dichiaro satanista.

 

6) Il telefonista dei call center a orari inumani

“Salve, la chiamo da” – “Nograziemitrovobeneconquellocheho” CLICKDi solito le telefonate degli operatori di call center a casa mia durano come un gatto in autostrada, tranne per rari casi in cui arriva la telefonata da numero sconosciuto alle 23.45, te credi di aver fatto colpo la sera prima e ti ritrovi piuttosto brillo a parlare per quarti d’ora con una signora moldava assunta  a voucher dalla Vodafone. Purtroppo, la mia esperienza personale rivela anche escandescenze e offese personali piuttosto gravi ai telefonisti che mi fanno alzare mentre sto cenando. Per propormi cosa, poi? Nemmeno loro lo sanno, perché per contratto, imparano solo il discorso iniziale della durata di 1 minuto e poi vengono offesi più degli arbitri a un derby. Effettivamente, che lavoro di merda.

 

 

5) L’agente immobiliare, nella perfida combo col notaio

Hai messo qualche soldo da parte? Vuoi comprarti un appartamento? Bene: fai un calcolo mentale dei soldi di cui avrai bisogno e poi moltiplicalo per due, a causa delle figure professionali più spregevoli dell’ecosistema domestico: l’affabulante agente immobiliare, che ti venderebbe anche la grotta dove è nato Gesù come un ampio bilocale con riscaldamento animale autonomo e splendido panorama, e poi il notaio, per le firme e firmette che costano quando la ristrutturazione dell’intero palazzo. Quest’ultimo sarà il tuo nemico numero uno in caso di successione, matrimonio, testamento, lutto, razzia, saccheggio, vincita al superenalotto. Le sue firme costano spesso più di un autografo di Elvis.

 

4) Il barista / cassiere distratto, che si mette a smessaggiare quando tocca a te

Dopo 10 minuti di coda, riesci ad approdare alla cassa, felice come se tu non dovessi spendere dai 50 ai 60 € di spesa settimanale. Il cassiere, proprio quando tocca a te, decide di rispondere a tutti i gruppi WhatsApp, anche quelli di cui aveva silenziato le notifiche per giorni, lasciandoti come un coglione ad aspettare i suoi  comodi e a fantasticare quell’epoca meravigliosa in cui vigevano lo schiavismo e le frustate. Come lui, ma peggio: il barista che ti inizia il cocktail e poi si mette a salutare tutti i suoi amici dalle elementari a oggi, che si sono improvvisamente materializzati al banco, lasciandoti ad attendere la bevuta mentre dietro tutti si divertono tranne te, tranne te, tranne te.

 

3) L’addetto alla pulizia della strada alle 5 del mattino

Vi ricordate quella storia edificante sulla domenica mattina e sulla voglia di dormire fino al raggiungimento dello stadio vegetativo? Che accade quando in piena notte senti il rumore della Rivoluzione Industriale, che ti costringe a raggiungere le finestre temendo l’invasione dei cosacchi, per poi realizzare che è solo il mezzo per la pulizia delle strade, alle 5. Certo, il suo guidatore fa una vita di merda, ma anche la tua non è così rosea se ci metti che ti eri pure dimenticato la macchina parcheggiata e che è stata rimossa dal personale autorizzato. Lì sono bestemmie che fanno chiudere per lutto il Vaticano.

 

2) Quelli che ti chiedono se hai qualcosa contro i drogati

“Dai amico, posso farti una domanda? Hai niente contro i tossicodipendenti? Noi siamo di una comunità ci stiamo disintossicando ecco una penna mi dai 3 euro e 50?”. Nel mentre in faccia ti si legge lapalissiana la risposta “Ma col cazzo” lui ribatte “Eddai, tu sei fortunato, quella è la tua ragazza? Si vede che siete belli insieme. Noi stiamo tentando di uscire fuori eddai 3 euro e 50 per voi non sono niente ma per noi” ma tu ormai non li ascolti nemmeno più e decidi che li preferivi quando si facevano di roba e poi ti venivano a chiedere i soldi per un panino, almeno lo sapevi che andavano nell’eroina e stavi più tranquillo. Erano anche meno invadenti, bei tempi quelli.

 

1) Il vigile urbano, sempre

La multa. Arrivi alla tua autovettura e trovi la multa. 60 – 70 – 90 euro che ti servivano più dell’ossigeno e che invece vanno nelle tasche della maledetta polizia municipale. Che ci fa con tutti quei soldi? Vi risulta qualche miglioria del manto stradale o della situazione parcheggi con tutti quei soldi? C’è una variante che è ancora peggiore: quando ce li trovi. “Oi guardi che sono fuori di 10 minuti col disco orario, dai. Me la può togliere, vado via subito?” e la risposta è sempre “Mi dispiace, ormai ho fatto il verbale”. Quanto puoi odiare un persona in divisa? Dentro diventi i vicini diabolici di Erba, zio Michele e tutti gli altri assassini del paese reale, diventi più populista di Beppe Grillo al bar, più coraggioso di Sandro Mayer in prima serata col parrucchino e ti sfoghi di tutti i soprusi che hai dovuto subire durante il corso della tua vita. O semplicemente vai a casa, paghi e bestemmi piano, con la faccia di chi non vince mai.

 

BONUS dell’estate: L’animatore turistico

Arriva l’estate, che equivale al relax. Sdraiarsi al sole e crogiolarsi nel fancazzismo fino alla fine delle ferie, irrorato di cocktail e di musica tropical, ma piano, senza troppo casino. Poi arriva Tony, l’animatore che prima mette una mezz’ora di babydance, tipo Il coccodrillo come fa e Le tagliatelle di nonna Pina a volumi assordanti, poi parte coi balli di gruppo: Lambada, Asereje, Macarena, Qua qua, YMCA, Hey meo amigo Charlie Brown, A E I O U Y, Bailando, poi ti prende per mano e ti porta in pista e ti dice RIDI, DIVERTITI! e te vorresti stordirlo e trascinarlo per i capelli in mezzo al pogo in un concerto dei Rammstein, per fargli capire che il divertimento è un concetto soggettivo.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Ester Grossi Nata ad Avezzano (AQ) nel 1981. Diplomata in Moda, Design e Arredamento presso l’Istituto d’Arte Vincenzo Bellisario, nel 2008 ha conseguito la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso il DAMS di Bologna. Si dedica da anni alla pittura e ha all’attivo diverse mostre in Italia e all’estero; è vincitrice del Premio Italian Factory 2010 e finalista del Premio Cairo 2012. Nel 2011 è stata invitata alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Abruzzo). Come illustratrice ha realizzato manifesti per festival di cinema e musica (Imaginaria Film Festival, MIAMI, Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto) e cover per album di band musicali (A Classic Education, LIFE&LIMB). Collabora frequentemente con musicisti per la realizzazione di mostre e installazioni pittoriche-sonore. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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