Society
di Lorenzo Mannella 23 Novembre 2015

Perché abbiamo paura di rifugiati e musulmani?

Gli attacchi terroristici di Parigi hanno mandato in corto circuito il nostro cervello

Not afraid imgur - Una manifestazione dopo gli attentati a Parigi di gennaio 2015

 

Se i terroristi dell’ISIS sono musulmani, allora tutti i musulmani sono potenziali terroristi.” Una frase del genere la potreste sentire al bar, in fila al supermercato o in diretta TV. Gli attacchi terroristici di Parigi hanno hanno lasciato una ferita profonda, ma la parte peggiore di tutta questa vicenda è la paura. Come se a essere in pericolo fossimo solo ‘noi’, e a minacciarci fossero solo ‘loro’. No: in quella strage sarebbe potuto morire chiunque, anche un rifugiato o un musulmano.

È difficile uscire dal vicolo cieco della paura, soprattutto perché questa sensazione di insicurezza è impiantata nel nostro cervello. Quando succede qualcosa di terribile tendiamo a ignorare le statistiche e rispondiamo in modo istintivo. In un attimo, i rifugiati siriani che arrivano in Europa diventano tutti terroristi.

Quando si verifica un attacco, c’è un alto costo [percepito] nel confondere tra loro gruppi di appartenenza con gruppi di non appartenenza,” ha detto a Vox Mina Cikara del laboratorio di neuroscienza di Harvard. “Così quando vedi un attacco come quello di Beirut o Parigi, i confini tra ‘noi’ e ‘loro’ si evidenziano. Significa che questi confini diventano più circoscritti; il concetto di ‘loro’ diventa più sottile.

Alcuni studi di psicologia dimostrerebbero che le persone percepiscono le minacce esterne più vicine del solito. Per ‘vicine’ significa proprio che sbagliamo a dare una stima in chilometri della distanza di potenziali nemici. Di conseguenza, quando i governi decidono di costruire nuovi muri per bloccare i flussi migratori, ci sentiamo più sicuri.

Tuttavia, i numeri riportati da Amnesty International ridimensionano la situazione: l’Europa non è sotto assedio. L’anno scorso contava 1.1 milioni di rifugiati, mentre la sola Turchia, che ha un settimo del numero di abitanti della UE, oggi ospita più di 2.2 milioni di siriani.

Ma cosa succede quando percepiamo una minaccia per le strade della nostra città? In situazioni di incertezza, sostengono altri studi, saremmo meno tolleranti e più portati a dubitare degli altri. Dobbiamo imparare a fronteggiare la paura, e il modo più facile per farlo è fidarsi di ‘loro’, le persone che percepiamo come minacce.

https://youtu.be/lRbbEQkraYg

Arriva un momento in cui ti rendi conto che ‘loro’ in realtà siamo ‘noi’. Le persone che tu pensi essere dei potenziali terroristi in realtà hanno più paura di te. Ma reagiscono. Un ragazzo di religione musulmana che vive a Parigi si è bendato al centro di Place de la République, invitando gli sconosciuti ad abbracciarlo. Dopo aver stretto fra le braccia decine di persone, si è tolto la benda e ha detto a tutti che era lì per lanciare un messaggio: “sono musulmano, ma ciò non fa di me un terrorista.

C’è un’ultima questione in sospeso. Fare distinzione tra immigrati e rifugiati – ve lo ricordate il video di The Jackal? – non porta a niente di buono. La guerra ha causato un’ondata di fuga che nel 2015 ha portato 800mila persone sulle coste europee, il 90 per cento delle quali in modo irregolare. C’è chi scappa dalle guerre e chi, invece, cerca di costruirsi una vita migliore. Come suggerisce un articolo su Internazionale, dovremmo chiamarli semplicemente “viaggiatori”.

FONTE | Vox.com

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