Society
di Simone Stefanini 13 Luglio 2017

Ho più di 40 anni ma non ditemi che sono troppo vecchio per fare serata

Uno studio dice che passati i 37 anni siamo troppo vecchi per fare serata, ma non è proprio così.

 digitaldjtips

 

È uscito un articolo rilanciato da ogni webzine del mondo, in cui viene svelata una cruda e triste verità: secondo il Currys PC World, se hai 37 anni sei troppo vecchio per andare in giro a ballare nei club, vedere un concerto o socializzare in mezzo a un torrente di cocktail.

La ricerca scientifica (una serie di interviste) ha dichiarato che già a 31 anni, i ragazzi iniziano a passare le serate in casa: il 14% ama guardare i profili delle altre persone su Facebook, il 37% sta comunque appresso ai social media. Tutti gli altri, indistintamente, svengono sul divano davanti alle maratone di serie tv.  C’è anche un 29% che non ce la fa a sopportare l’hangover del giorno dopo, e lasciatemi dire che solidarizzo solo con questi fratelli e sorelle.

 

 

Sono un rappresentante della categoria over 40 e secondo queste impietose sentenze, durante il weekend dovrei state attaccato a una macchina per la ginnastica passiva mentre guardo le repliche delle interviste del povero Paolo Limiti alle cantanti centoduenni. La realtà è sensibilmente diversa.

Esco e vado in giro per locali, concerti, eventi eccetera proprio perché durante la settimana lavoro, ho una vita sentimentale e non ho bisogno di vestirmi a festa per fare colpo. Esco perché mi piace scendere dal piedistallo del facile brontolare “ai miei tempi”, iniziando a tirare fuori centomila luoghi comuni sugli ’80-’90 e, se riesco, confrontarmi con chi ha una vita diversa dalla mia. Esco perché, tolte quelle 7-8 serie tv assolutamente imperdibili, tutto il resto è noia, una colossale perdita di tempo plasmata sui bisogni di chi non ha più voglia di uscire.

Quando esco, faccio tutto quello che farebbe un giovane senza esserlo più, quindi con un rinnovato senso del limite che mi fa smettere di bere un minuto prima e non un minuto dopo la perdita della dignità e il conseguente raggiungimento del patetismo (questo è ciò che mi piace pensare, perlomeno).

 

 

Ecco, se proprio devo fare un appunto, sorpassati i 40 la capacità di ripiglio il mattino dopo aver fatto serata è minimo dimezzata rispetto alla beata gioventù. Vive della proporzione 1 a 2: a una serata alcolica passata a ballare e far tardi, ne consegue un’intera giornata a trangugiare Aulin e Polase, a lamentare dolori in stile avente diritto delle cure palliative, a succhiare brodino con la cannuccia e ad assopirsi alle 21.30. Se per puro caso andassi a un festival con campeggio della durata di tre giorni, passerebbero sei giorni di depurazione totale, di tisane al finocchio, yoga, docce emozionali e best of di Banana Yoshimoto.

Detto questo esco lo stesso perché, e ora vi toccherete, sorpassati i 40 mi ronza in testa quella poco simpatica consapevolezza di aver già superato la metà del percorso e di avere meno tempo da perdere. Allora le soluzioni sono due: ascoltare in loop Noi non ci saremo e altri classici della jella di Guccini-Nomadi oppure fregarmene delle ricerche scientifiche e muovere il culo, che c’è ancora un bel po’ di tempo prima che diventi troppo pesante per dover essere sollevato con la gru.

 

 

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